Politica

Napolitano: «Al Paese serve la modifica della Carta»

L’incontro Il capo dello Stato riceve i 35 saggi con Letta Malumore tra i parlamentari: «Cambiare spetta a noi»

«Se in periodi e contesti politici così diversi, il tema delle riforme istituzionali e delle modifiche costituzionali è riemerso, si è riproposto, è divenuto oggetto di confronto è perché in ultima istanza riforme, modifiche, adeguamenti, ripensamenti dell'ordinamento della Repubblica rappresentano un inconfutabile e ineludibile bisogno». Con queste parole il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale i componenti la Commissione per le Riforme Costituzionali. Ma anche il premier Enrico Letta ha insistito, durante l’incontro, all’obbligo per il Parlamento, stavolta, di non fallire. Ma l’accelerazione del governo non è piaciuta a buona parte dei parlamentari. «Le riforme non le fanno i saggi, ma la politica, il Parlamento, gli eletti dal popolo. Se i saggi si riveleranno tali, il che è tutto da dimostrare, aiuteranno il governo, che poi interloquirà con il Parlamento – ha attaccato il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta intervenendo a TgCom24 – Non dobbiamo pensare che i saggi scriveranno la riforma della Costituzione, non se ne deve neanche parlare. È necessario spiegare ai cittadini che è il Parlamento a fare le leggi, comprese le riforme costituzionali. Il governo fa bene a farsi consigliare, ma troppi saggi, a mio parere, producono caos, conoscendo i miei colleghi, parlo da professore. Non diamo troppo peso alla salita al Colle dei 35 esperti: non sono costituenti, ma semplicemente consulenti del governo». Particolarmente critica anche la presidente del Partito Democratico Rosy Bindi: «Esamineremo con grande attenzione il testo del ddl costituzionale approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Nel frattempo non convincono alcune spiegazioni del ministro Quagliariello. Non si vede per quale motivo il Parlamento debba aspettare alcuni mesi, quando le Commissioni Affari costituzionali sono pienamente in funzione e legittimate a farlo. Né appare chiaro il ruolo del comitato degli esperti: forse il governo vuole farci risparmiare le audizioni parlamentari?». «Nessuno si illuda di precostituire con il lavoro degli esperti quello del Parlamento – continua la Bindi – Appaiono più che fondati i dubbi e le preoccupazioni sulla mozione di maggioranza, raccolti nel documento sottoscritto da oltre quaranta parlamenti Pd. Non staremo certo con le mani in mano in attesa della formazione della Commissione dei 40, c’è da fare la nuova legge elettorale e proporrò di affrontare, fin d'ora, la questione del conflitto d'interesse». Attacca a testa bassa Antonio Di Pietro. Sostenendo che la scelta del governo è di fatto una espropriazione del governo. «Poiché non bastava il comitato dei quaranta, a questo si sono aggiunti i trentacinque saggi. Anzi, per la precisione, quarantadue, visto che ci saranno sette relatori con il compito di scrivere materialmente quei testi che dovrebbero cambiare le sorti dell'Italia e modificare il nostro assetto costituzionale. Difatti, con queste nomine, il Parlamento è stato esautorato dal suo ruolo, alla faccia della volontà degli elettori e delle regole della democrazia». «Non solo questa legge elettorale ha portato in Parlamento i prescelti dalle segreterie di partito - prosegue Di Pietro - ma, adesso, quelle stesse segreterie hanno aumentato il numero dei fortunati protetti, messi anche in conto ai contribuenti. E per fare cosa? Per stravolgere le regole del gioco, dare il patentino A al Cavaliere e poi, magari, farne pure il Presidente di una Repubblica presidenziale».

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