Politica

Politici e tecnici per buone riforme

Il Governo Letta si avvia a dare inizio a quella che è la parte sicuramente più significativa, e impegnativa, del suo programma di governo, la riforma costituzionale. Lo fa attraverso un percorso

Il Governo Letta si avvia a dare inizio a quella che è la parte sicuramente più significativa, e impegnativa, del suo programma di governo, la riforma costituzionale. Lo fa attraverso un percorso articolato che, per stessa puntualizzazione del Presidente del Consiglio, ha davanti a sé un orizzonte temporale di 18 mesi. E lo fa con modalità procedurali parzialmente diverse rispetto a quelle cui si è assistito negli ormai oltre sessant'anni di storia repubblicana. Non occorre, infatti, ricordare, che dall'entrata in vigore della Carta costituzionale più volte si è sentita l'esigenza di porre mano alla seconda parte del testo, relativa all'ordinamento della Repubblica. Tre le commissioni bicamerali che hanno lavorato a progetti di riforma, sulla base di apposite norme e parzialmente in deroga alla procedura prevista dall'art. 138 Cost.: la prima, presieduta da Aldo Bozzi, era composta da 20 deputati e 20 senatori ed ha lavorato tra novembre 1983 e gennaio 1985; la seconda, presieduta da De Mita prima e dalla Iotti poi, era composta da 30 deputati e 30 senatori e si è riunita dal settembre 1992 all'inizio del 1994; la terza, infine, la Commissione D'Alema, con 35 deputati e 35 senatori, lavorò tra il 1996 ed il 1997. In tutti e tre i casi i lavori non sono andati a un buon fine. Nel 2004, un nuovo tentativo è passato attraverso la procedura aggravata di cui all'art. 138 Cost., incappando nella bocciatura referendaria. Questi trent'anni di mancate riforme non possono che portare ad almeno due considerazioni. La prima è che rimane valido il giudizio di Bobbio secondo il quale "per una Costituzione che sembrava già senescente nel 1953 è sorprendente la vitalità di cui ha dato prova". Certamente dagli anni '70 ad oggi gli scricchiolii nell'impianto costituzionale si sono fatti più evidenti, ma resta la considerazione di un compromesso di alto livello che ha risposto efficacemente alle sollecitazioni almeno fino a quando sono rimaste invariate le condizioni da cui quel compromesso scaturiva. Quando, agli inizi degli anni Novanta, quelle condizioni, l'impianto sociale e partitico, sono venuti meno, l'esigenza di modifica si è fatta più pressante. E qui la seconda riflessione: la sede parlamentare "pura" si è dimostrata poco idonea, perché troppo forti sono le pressioni elettorali e i tatticismi. Ha scritto Sartori che per produrre buoni sistemi costituzionali occorrono due condizioni: la prima è che si crei una situazione di tabula rasa, come quella in cui si trovava l'Italia nel 1946; la seconda è che gli artefici siano dei costituzionalisti e non delle assemblee. È dal lavoro di soggetti competenti, padroni della materia e avulsi - per quanto possibile - dalle dinamiche strettamente partitiche, che si otterrebbe un buon lavoro. Illuminante, in questo senso, l'esperienza di elaborazione dei codici civile, penale, amministrativo, affidata a commissioni di giuristi, sul presupposto di una apposita delega legislativa. Nel caso della riforma costituzionale, più che in altri settori, è ancora più necessario che la politica e la competenza tecnica si affianchino, l'una per dare l'inevitabile indirizzo, indicare la direzione verso cui si intende andare, l'altra per trovare le soluzioni idonee per raggiungere l'obiettivo dato. Ora il gruppo di esperti è costituito; e basta scorrere l'elenco dei nomi per scorgervi segnali positivi: sono rappresentate le Università pubbliche di quasi tutte le regioni italiane, da Nord a Sud; l'età media dei saggi è bassa, segno che la maturità scientifica è riconosciuta a prescindere dal dato anagrafico; 10 sono le donne, giuriste preparate e competenti; gli orientamenti culturali sono ampiamente rappresentati. A loro il compito di offrire al Parlamento - al quale comunque spetterà, come è giusto che sia, l'ultima parola - un prodotto che risponda effettivamente alle esigenze del Paese secondo le indicazioni che la politica saprà fornire. Il felice precedente della Commissione Forti istituita in seno al Ministero per la Costituente e l'alto profilo della Commissione appena nominata non può che spingere verso un cauto ottimismo.

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