Il Pdl fa quadrato attorno al proprio leader, ancora colpito da una sentenza sfavorevole. Per lo stato maggiore di via dell’Umiltà è chiaro da anni che Silvio Berlusconi è una vittima della magistratura. Le motivazioni della sentenza Unipol ne sono solo un’ulteriore dimostrazione. E anche nel governo non si nasconde la preoccupazione sull’eventualità che la situazione possa degenerare. I timori di Enrico Letta e dei ministri non riguardano solo la giustizia ma anche il tasso di litigiosità tra Pdl e Pd che non accenna a diminuire. Anche Mario Monti ha lanciato l’allarme con alcuni deputati di Scelta Civica e i falchi del Pdl tornano a evocare il voto in autunno. Mentre la Santanché ipotizza uno sciopero fiscale se Berlusconi venisse condannato a Milano. Il Cavaliere ieri sera ha riunito i big del partito, cercando di compattare le due aree che si fronteggiano sulla linea da tenere. Berlusconi per ora assicura lealtà, deciso a incalzare il governo sull’economia e a non far pesare la questione giustizia. Intanto il Pdl insorge contro i giudici. «Motivazioni immotivate, fondate su un fantomatico concorso morale - tuona il presidente dei senatori Pdl Renato Schifani - L’uomo condannato in primo grado per un’inesistente rivelazione di segreto d’ufficio è lo stesso contro il quale sono state pubblicate centinaia di intercettazioni senza che nessuno ne abbia mai pagato alcuna conseguenza. Una vicenda paradossale, mentre resta ancora nell’ombra quella ben più grave e inquietante della scalata Unipol a Bnl». Duro anche il commento di Fabrizio Cicchitto. «La condanna di Berlusconi ha un alto valore sul terreno della paradossalità e dell’autoironia da parte di chi l’ha stilata - dice il deputato - Che Berlusconi sia l’unico condannato per violazione del segreto d’ufficio in merito a intercettazioni, dopo tutto quello che è successo in Italia in questi anni su questo piano da esattamente la misura dell’attacco unilaterale che gli è rivolto da soggetti che hanno perso anche il senso della misura». «Siamo al grottesco, all’incredibile ma vero. Stavolta sono i giudici stessi a spiegare che hanno condannato Berlusconi per ragioni politiche - afferma Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl - Il presidente del Pdl è stato ritenuto colpevole perché la telefonata di Fassino pubblicata da Il Giornale era di grande interesse sociale. Mostrava il tradimento della sinistra rispetto ai suoi ideali. Dunque pubblicarla danneggiava la sinistra e aiutava la destra, in più faceva vendere più copie a Il Giornale , perciò, secondo lo sgangherato sillogisma dei giudici, non andava pubblicata e Berlusconi va condannato, perché ci guadagnava politicamente. Siccome la sinistra fa affari, occorre condannare chi li svela. Logica perfetta di una magistratura politicizzata». Ancora più dura la reazione degli avvocati del Cavaleire, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che tornano ad accusare il Tribunale di Milano. «Le motivazioni dimostrano ancora una volta la impossibilità di celebrare dei processi a Silvio Berlusconi a Milano - dicono - Tale decisione appare ancor più straordinaria visto che a un incensurato si negano non solo le attenuanti generiche ma anche la sospensione condizionale, confermando vieppiù il pregiudizio». Per i due legali «le osservazioni contenute in sentenza, totalmente smentite dai testi in dibattimento per la posizione di Paolo Berlusconi sulla sua effettiva partecipazione alla pubblicazione dell’intercettazione e per cui non v’è il benché minimo indizio, divengono prive di ogni logica giuridica per il presidente Berlusconi, che - proseguono - viene condannato per concorso morale e quindi non già per aver posto in essere qualche condotta specifica ma per aver rafforzato il proposito del fratello Paolo proprietario ed editore de Il Giornale ». La pasionaria Daniela Santanchè parla di «motivazioni davvero strabilianti». Mentre Luca D’Alessandro, segretario della commissione Giustizia della Camera, osserva: «Affinché la magistratura riacquisti uno straccio di credibilità sarebbe sufficiente sostituire il nome di Silvio Berlusconi con quello di tutti quei magistrati che, da vent’anni a questa parte, si sono scientemente e impunemente resi protagonisti di decine di incredibili e inaccettabili fughe di notizie relative a inchieste, intercettazioni, verbali d’interrogatorio, provvedimenti e documenti vari che lo riguardavano, senza mai pagare dazio». Per Maria Stella Gelmini «Berlusconi passa da vittima a responsabile, anche agli occhi di un profano, di chi non esercita la professione dell’avvocato, si palesa l’assurdità delle argomentazioni contenute nelle motivazioni della sentenza Unipo».
Il Pdl reagisce all’attacco «Ormai siamo al grottesco»
Reazioni Brunetta, Schifani, Cicchitto e i legali Ghedini e Longo «I magistrati non pagano mai per la divulgazione degli atti»