Di simboli del Pd nemmeno l’ombra. Al teatro Ambra di Garbatella l’unica bandiera è quella che con la scritta «Marino sindaco» che viene appesa (male visto che ad un certo punto si stacca) sul pannello alle spalle dei due protagonisti della giornata: Ignazio Marino e Matteo Renzi. In sala, piena nonostante l’evento non sia stato pubblicizzato granché, niente. Solo un cartello, evidentemente realizzato da un militante democratico di provata fede renziana, con scritto: «Daje Marino! Nun fa’ parla’ Bersani, la Bindi, la Finocchiaro, Fassina & Co. .... e vinciamo a Roma! Open Pd Adesso!» Il sindaco di Firenze, appena finito l’incontro, lo vede, sorride e, indicandolo, batte le mani. È l’unica «polemica» che si consente nei confronti del partito. Per il resto del tempo mantiene un rigoroso silenzio stampa. «Del governo non parlo - spiega - perché succede un casino. E non parlo nemmeno del partito perché altrimenti succede un casino e mezzo... Insomma, sto cercando di smettere. Come si fa con le sigarette...». La platea sottolinea la battuta con risate e applausi. E lui, pronto, aggiunge: «Questo applauso ha un significato sociologico interessante...». Ma subito, si alza una voce: «È per la battuta!». Guai, infatti, a far passare l’idea che si tratti di un iniziativa anti-Pd. Il cuore della Garbatella batte saldamente a sinistra. E questo non si discute. Anche per questo, forse, i presenti si sarebbero aspettati un po’ di orgoglio democratico in più. Renzi, invece, preferisce guardare oltre: «Non ho mai conosciuto un politico che non dicesse che queste sono le elezioni più importanti. Sicuramente si tratta di un voto importante per il centrosinistra, ma lo è molto di più per voi. Perché potete scegliere il vostro sindaco, il custode dei vostri sogni, dell’anima della città». Quindi, posto che quello del primo cittadino è il «mestiere più bello del mondo», e posto che Marino dovrà cercare di riposarsi domenica perché dopo sarà l’Inferno, la sfida ora è tutta nelle mani degli elettori: «Il punto non è la battaglia politica. Da Treviso a Molfetta i ballottaggi sono importanti anche politicamente. Ma quello che vi chiedo è di vivere questi 8 giorni per voi, non per il centrosinistra, per il Pd o per Marino. Una certa cultura politica vorrebbe trasformarci in carne da Auditel, in utenti. Prendetevi questi 8 giorni per voi, vi state giocando la possibilità di riprendervi il governo di Roma». Per farlo, però, c’è bisogno di convincere «chi ha votato Beppe Grillo (lo hanno votato ancora in tanti) e chi ha scelto Marchini mostrando un segnale serio di attenzione alla città». Insomma, Renzi ha studiato perfettamente la parte. L’obiettivo è presentare Marino come un candidato «indipendente». Capace di parlare a tutti e rappresentare tutti. Detto questo la polemica con Gianni Alemanno non può mancare. Anche perché Matteo arriva nella Capitale con il sindaco che lo accusa di aver sbagliato perché i sindaci non vanno a fare campagna elettorale in città diverse dalla propria. Renzi estrae il telefonino dalla tasca e legge: «Ricordo che nel 2009 Alemanno venne a Firenze, a fare campagna per Giovanni Galli. In quell’occasione promise che se in caso di vittoria del candidato del Pdl, ci sarebbe stato un patto tra le due città d’arte. Non se n’è fatto nulla ma quando uno ha una buona idea, come era quella, e non la realizza, allora è giusto che se la prenda qualcun’altro. La prenderemo noi. Ignazio quando diventerai sindaco verrò da te in Campidoglio e faremo quello che Alemanno non ha fatto». È l’inizio di una polemica a distanza. Qualche ora dopo il sindaco di Roma replica: «Renzi non conosce la nostra città. Sta facendo un grande lavoro come leader nazionale, ma non ha mai vissuto la vita dell’Anci». «Ma a prescindere da Renzi - aggiunge -, tutti i sindaci che sono stati invitati da Marino alla chiusura della campagna elettorale di piazza Farnese sono tutti sindaci del fallimento: Pisapia ha fallito a Milano, Zedda ha grosse difficoltà a Cagliari. Insomma, tutte queste persone vengono a portare il fallimento di quella speranza di cambiamento che era stata indotta da sindaci radicali». Pronta la risposta del primo cittadino milanese Giuliano Pisapia: «Alemanno è stato bocciato dai romani al primo turno delle elezioni ed è terrorizzato dal voto di domenica prossima perché non ha nessuna proposta seria di governo per contrastare Ignazio Marino. L’unico flop è il suo». Insomma la sfida Capitale comincia ad assumere carattere nazionale. E forse non è un caso che Marino, indicando Renzi, lo descriva orgogliosamente come «un leader nazionale» che viene a Roma per gli ultimi giorni di campagna elettorale. Da tempo Matteo non è più solo il sindaco di Firenze. Lui è un leader. «Il» leader. Di quel Pd che preferisce non nominare.
Renzi «nasconde» il Pd per far vincere Marino
Di simboli del Pd nemmeno l’ombra. Al teatro Ambra di Garbatella l’unica bandiera è quella che con la scritta «Marino sindaco»
