C’è l’ironia perfida di Renato Brunetta: «Il presidente dell'Anm fa l'avvocato e il sindacalista d'ufficio dei pm di Milano, gareggiando in fantasia con loro. Dire come fa Sabelli che nei processi in corso è all'opera una "giurisdizione serena e indipendente" significa pretendere di far credere agli italiani che gli asini volano». E c’è l’attacco frontale, duro, di Daniela Santanché: «Se è vero che la magistratura - per stessa ammissione di Sabelli - solo alla legge è soggetta, che bisogno ha di organizzarsi in correnti? Come mai solo in Italia parte della magistratura si comporta come un soggetto politico vero e proprio?». Le frasi che hanno fatto andare su tutto le furie gli esponenti del Pdl sono state pronunciate ieri mattina dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati durante la riunione Frasi, a loro volta innescate dai commenti, durissimi dei parlamentari di Berlusconi alla requisitoria del pm di Milano sulla parte del processo Ruby che riguarda Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora. «Sono attacchi del tutto infondati e che vanno respinti con fermezza – ha replicato stizzito Rodolfo Sabelli». «Si rinnova il campionario di attacchi scomposti – ha rincarato – e l'Anm ribadisce il proprio sostegno e la propria fiducia in una giurisdizione serena e indipendente che non si lascia condizionare né intimidire ma che conserva serenità nel rispetto rigoroso della legge perché solo alla legge la magistratura è soggetta e la rispetta profondamente. Di fronte a questi attacchi la magistratura milanese ha sempre mantenuto un atteggiamento composto senza mai assumere atteggiamenti che potessero suggerire la ben che minima mancanza di serenità o di rispetto per le regole». «In una requisitoria – ha concluso – il pm fa quello che gli impone la legge e formula le sue richieste». Insomma parole che hanno infiammato di nuovo lo scontro tra la magistratura e il centrodestra. Nonostante Silvio Berlusconi, dalla villa in Sardegna dove ha passato tutta la settimana, continui a predicare ai suoi di non esasperare il clima politico per non mettere in difficoltà il governo di Enrico Letta. Il Cavaliere continua a voler tenere distinti i due piani, quello delle sue vicende giudiziarie e quello del sostegno all’esecutivo. Ieri ha avuto ospiti a Villa La Certosa Daniela Santanchè, Denis Verdini e Daniele Capezzone. E anche a loro ha ribadito la necessità di tenere unito il partito e di appoggiare l’esecutivo per portare a casa le riforma economiche. Anche Angelino Alfano – che in Sardegna era stato il giorno prima – ha ripetuto che il Pdl non farà dipendere la durata del governo di larghe intese dagli esiti dei processi del Cavaliere. Proprio per «avvertire» l’ala più dura del partito. «Da una parte ci sono i processi, dall'altra il governo – ha spiegato in un lungo colloquio su "Il Foglio" – Due ambiti e due destini separati e distinti. Il destino del governo è legato soltanto ai risultati che sapremo ottenere. Abbiamo un programma ambizioso e cadenzato in diciotto mesi. La nostra urgenza è l'economia, sono il crollo dei consumi e la disoccupazione». Raccomandazioni che non hanno comunque spento l’ardore delle repliche del Pdl. Un attacco che il capogruppo al Senato Renato Schifani ha provato a giustificare così: «Quella del Popolo della Libertà è soltanto legittima difesa. Cosa dovremmo fare di fronte all'attacco continuo di una certa magistratura che vuole eliminare il nostro leader dalla scena politica: stare zitti e subire passivamente? L'Anm non ci può chiedere tanto. È nostro diritto-dovere dare voce ai 10 milioni di elettori che si riconoscono nel presidente Berlusconi e che anche per questo ci hanno votato». Fabrizio Cicchitto, invece, affonda la lama contro i magistrati: «L'Anm, rispondendo alle critiche alla requisitoria svolta ieri dal pm Antonio Sangermano, squalificate tutte come scomposte, si trasforma in una sorta di partito politico dei giudici e conseguentemente mette in essere una situazione nella quale c'è un blocco unitario dei magistrati, specie per quello che riguarda Milano, facendo quindi venir meno ogni distinzione fra magistratura inquirente e magistratura giudicante, tutte unitariamente legate dallo stesso vincolo associativo che si tramuta in solidarietà politica e in omogeneità di orientamento dal punto di vista processuale giudiziario». Dal Pd l’unica replica è arrivata da Francesco Laforgia: «Agli esponenti del Pdl che continuano a mettere sotto accusa i magistrati chiederei una cosa: perché alla base delle vostre critiche ci sono sempre supposizioni e mai fatti? Perché non entrate mai nel merito dei processi a carico di Silvio Berlusconi, e vi limitate invece a urlare che sono troppi?».
Magistrati-Pdl, è ancora guerra totale
L’Anm difende i pm di Milano: «Si rinnova il campionario di attacchi scomposti» La replica di Brunetta: «Ricostruzioni vere come gli asini che volano»
