Politica

La Destra sa come unire un Paese

di Benedetto...

di Benedetto Ippolito Nel clima caotico che domina il nostro tempo, è importante soffermarsi a considerare il futuro politico della destra. C'è indubbiamente, dietro di noi, una tradizione che dal Movimento Sociale, attraverso Alleanza Nazionale, è giunta a coincidere, almeno in parte, col Popolo della Libertà. E oggi è più che mai indispensabile recuperare uno specifico modo di pensare che possa spiegare almeno quanto contrappone così profondamente chi si riconosce, nel bene e nel male, in Berlusconi da chi si riconosce, nel bene e nel male, in Prodi o Epifani. Se, infatti, c'è stata in questi ultimi vent'anni una spaccatura tanto grande nel Paese da somigliare a una guerra civile senza armi, è stata generata da un duello frontale tra l'identità della sinistra e quella della destra. Quest'ultima è, in buona sintesi, l'anima culturale vera che tiene insieme in modo compatto l'attuale centrodestra, un'area che negli anni '70 si sarebbe dichiarata ostile al compromesso storico e oggi altrettanto convintamente si definisce alternativa al Pd e a Sel. Non si tratta, dunque, né di un escamotage né di una finzione di comodo, ma di una frattura ideologica. Sentirsi parte di una visione politica opposta alla sinistra, vuol dire, infatti, qualcosa di molto più importante che lasciarsi rappresentare da una classe politica o da una leadership personale. Significa avere un'idea dell'Italia, di democrazia e, alla fin fine, anche di persona umana, precisa e profondamente dissimile da quella che ispira e muove alla politica gli elettori e i militanti progressisti. Questa identità politica contro la sinistra può essere raccolta attorno a tre riferimenti essenziali. Il primo riguarda i valori di fondo che definiscono la vita umana. Essere di destra vuol dire pensare all'esistenza personale come a un fine ultimo sacro e inviolabile, considerare la differenza sessuale come un dato di natura, e soprattutto valorizzare tutti quegli aspetti della vita familiare e comunitaria che corrispondono originariamente a una dimensione spirituale della società. Molti potrebbero essere i nessi culturali rintracciabili. Basti soltanto considerare la tradizione cristiana popolare e la comune idea religiosa della vita per trovare il segno di una differenza non confessionale ma politica con la sinistra materialista, relativista e libertaria. C'è poi un secondo livello in cui l'identità della destra trova un suo punto di forza e di spiccata attualità. Mi riferisco all'idea di democrazia concepita come valore volontario e attivo. Parafrasando il diplomatico spagnolo Juan Donoso Cortes, la democrazia è primato della società sulla legalità, ed è convinzione che quanto tiene unito un Paese come l'Italia è l'unità concreta di un popolo che si esprime attraverso una determinazione e un interesse comuni, oltre le singole particolarità. Se non esiste quest'unità sostanziale profonda, questa consapevolezza e coscienza popolare, non può esistere neanche una vera democrazia. Il grande errore della sinistra è pensare la democrazia come un combinato legale d'individualità, limitando la sovranità del popolo alla mera dimensione della formalità costituzionale. In realtà la Costituzione Repubblicana, che oggi si celebra, ha valore solo in funzione della nazione, ossia dell'esistenza reale di un popolo, il quale con la propria volontà rende legittimo lo Stato e il suo sentirsi protagonista di un contesto europeo. Veniamo così al terzo valore della destra, in qualche modo derivato dagli altri due. Un sistema democratico inteso come espressione politica della volontà popolare attribuisce al consenso, e non alla procedura rappresentativa, il valore primo e ultimo della legittimità. In questo senso, al contrario dell'ideologizzazione del Parlamentarismo, una visione di destra concepisce la partecipazione come elemento fondativo dello Stato, prima dello Stato. Laddove, cioè, per la sinistra l'eguaglianza è il fine materiale che produce l'emancipazione delle minoranze e la loro egemonia politica, per la destra il vero perno sono i principi democratici originari che, attraverso il consenso, avvicinano sempre più e sempre meglio lo Stato e il Governo alla comunità nazionale, permettendo alla comunità nazionale stessa di esprimere i suoi valori sociali, familiari e personali di vera umanità nel mondo. La destra è, in breve, una concezione spirituale della politica nella quale giustizia e ordine democratico coincidono sempre con libertà e autogoverno comunitario.

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