Politica

La condanna del teatrino

di Francesco PerfettiParole forti e chiare, quelle pronunciate dal presidente della Repubblica. Parole che mettono in mora la politica richiamando l’attenzione sull’urgenza dei problemi: la...

Parole forti e chiare, quelle pronunciate dal presidente della Repubblica. Parole che mettono in mora la politica richiamando l’attenzione sull’urgenza dei problemi: la crescita, l’occupazione, il risanamento finanziario, le riforme istituzionali. Ma, anche, parole che suonano come condanna di un teatrino della politica impegnato a mettere in scena rappresentazioni grottesche che ignorano gli interessi del Paese. L’intervento del capo dello Stato ha finito per essere, quasi, una risposta, alta e precisa, ai tentativi dilatori, alle furbizie demagogiche, ai giuochi oscuri e destabilizzanti di partiti e correnti di partito. Accanto alla condanna c’è nelle parole di Napolitano un monito laddove si manifesta l’intenzione di voler vigilare sui partiti perché, con la loro "inconcludenza", non mettano a rischio "la stabilità politica e istituzionale". L’analisi severa è giunta, forse non a caso, all’indomani di una decisione del Cdm che ha l’aspetto di una farsa: quella relativa alla "abolizione" del finanziamento pubblico dei partiti. Che, a ben vedere, tutto è meno che una abolizione perché rinvia a un disegno di legge (di incerto avvenire) l’individuazione di un nuovo meccanismo di finanziamento della politica che, dalle prime indicazioni, non appare esente da criticità di natura costituzionale. È significativo che Emma Bonino abbia paventato la possibilità che i radicali promuovano una nuova campagna referendaria per abolire il finanziamento pubblico, sul quale gli italiani già si pronunciarono negativamente con una votazione plebiscitaria. Un sistema politico difficilmente riesce ad "autoriformarsi" e tende ad autoconservarsi. La vicenda dell’"abolizione" del finanziamento pubblico, sotto questo profilo, è un pessimo segnale. Fa intendere che anche il cammino delle riforme istituzionali, affidato a un organismo nato dalla Casta, rischia di essere accidentato e di finire in un vicolo cieco. Come altre volte. Non basta l’auspicio di Letta che il prossimo capo dello Stato sarà eletto con regole nuove a tranquillizzare sull’esito del percorso riformatore. La lontananza dei cittadini dalla politica, la distanza fra "paese reale" e "paese legale", è sempre più grande, come dimostra l’astensionismo. Solo Napolitano, in questo quadro, continua a essere un punto fermo. E le sue parole un messaggio di speranza.

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