Politica

Comunismo in forma di avanzi

di Ruggero...

di Ruggero Guarini Il comunismo è morto, su questo non ci piove, ma da vivo non osava certo fare le infami fesserie che si permette adesso che non c’è più. Da vivo, per esempio, non avrebbe mai pensato di allestire sceneggiate indegne, insieme ridicole e sinistre, come i funerali, svoltisi a Milano venerdì, dell’attrice Franca Rame: uno spettacolino a base di bandiere rosse e canti di "Bella ciao", culminato nelle parole con cui Jacopo Fo, il figlio di Dario e Franca, ha dichiarato che "Dio è comunista", e coronato dal lungo, urlatissimo "Ciao" rivolto da Fo alla povera defunta, e col quale egli ha fra l’altro confermato la natura squisitamente istrionesca della su arte attoriale. Ma che razza di uomo e di artista può essere mai un attore che ha voluto trasformare anche la morte della persona che dice di avere più amato in un’occasione per fare ancora una volta "teatro" pronunciando sulla sua bara un’orazione funebre condita dal suo solito sfoggio di lazzi e di smrfie per ottenere i soliti applausi dei suoi soliti fans? Roba – ha scritto ieri Gianni Pardo nel suo blog – da fare "accapponare la pelle". Non per il contenuto ma per la forma: della morte non si può e non si deve fare spettacolo. Anche questo show inverecondo dimostra che il comunismo da morto è forse anche moralmente peggio che da vivo. Un arcano che non può spiegarsi soltanto dal punto di vista politologico, bensì soprattutto da quello psicopolitico. Nonché da quello demonologico. Giacché si sa che le storie dei morti che parlano appartengono di diritto alla sfera dei fenomeni governati dall’astuzia del Principe di questo mondo, detto anche Belzebù. Per comprendere il fenomeno converrebbe inoltre parlare dell’eterna tresca degli avanzi del comunismo con una sinistra che comunista non è, né tale si professa, ma di cui loro, gli avanzi, non possono fare a meno. Così come lei non può fare a meno di loro. Ma che cosa li tiene, quei due, il comunismo in forma di avanzi e la sinistra non comunista, avvinghiati l’uno all’altra? Certo è che oggi forse soprattutto nel nostro felice paese il caro estinto riesce a parlare con tanta soave facondia. Di solito si dice che la vera causa di questo prodigio è la grande nostalgia con cui il vecchio popolo comunista non cessa di rimpiangere il bel partitone burocratico di massa che fu la sua vera casa fin quasi alle soglie di questo secolo. Io sospetto, invece, che la vera causa sia appunto la passione con cui la sinistra non comunista, non cessando di trescare col defunto, lo aiuta, chissà perché, a credersi e fingersi ancora a vivo. Ma non sarà che ciò che li spinge continuamente a gettarsi l’uno nelle braccia dell’altra è la comune coscienza di essere entrambi due morti che possono credersi e fingersi vivi solo trescando ininterrottamente fino al giorno del giudizio universale? A far sembrare vivo il caro estinto non provvede comunque soltanto la sua tresca con la sinistra non comunista. Provvede anche la passione con cui tutte le massime forze, profane e sacre, del nostro Paese (grande industria, grandi banche, grande finanza, grandi sindacati, grande magistratura, grande stampa, grande editoria, grandi università, grande letteratura, grandi cinema e teatro, grandi porzioni di Chiesa eccetera eccetera) hanno deciso di tenere in vita il defunto, propinandogli incessantemente ogni possibile cura, dalla respirazione bocca a bocca al trapianto di qualche organo essenziale. Perché questo caparbio accanimento terapeutico, in cui lo zelo della sinistra non comunista risulta a sua volta superato da quello delle sopra elencate grandi forze? Tutto lascia supporre che anche quelle grandi forze abbiamo un disperato bisogno del morto che parla perché sanno che solo tenendolo in vita potranno contare sulle sue chiacchiere per nascondere agli italiani che sono anche loro un po’ morte. Sarebbe dunque un classico esempio di reciproca assistenza fra morti parlanti e non parlanti? La parola al demonologo, che in questa occasione potrebbe comunque osservare che la tresca – come dimostra la quasi unanime rinuncia dei grandi media alla minima critica dell’indecente show dei Fo – che il massimo riguardo nei confronti dei morti parlanti si estenda persino alle loro peggiori pacchianerie.

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