La sensazione che arriva a chi ha la fortuna di partecipare alle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia è quella di una sostanziale contrapposizione tra il dire e il fare. Tra le promesse e le cose concrete e realizzate. Se dalle parole di Ignazio Visco, e prima di lui quelle di Mario Draghi, traspare la necessità di un radicale rinnovamento delle energie al servizio del Paese, e dunque di un ricambio necessario nella classe dirigente, nella realtà le facce che escono puntualmente dalla sala di Palazzo Koch dove si tiene l’assemblea dei banchieri sono esattamente le stesse di dieci o quindici anni fa. Il potere, quello vero, resta sempre nelle mani delle stesse persone. Si parla di ricambio generazionale, di staffetta tra padri e figli, di largo ai più giovani che tali non sono ormai più, ma nei fatti non cambia nulla. O meglio cambia poco. La media dei partecipanti si alza di anno in anno. Gli innesti sono rari e spesso mosche bianche rispetto alla maggioranza. Che ogni anno si presenta con i capelli più bianchi, qualche incertezza ed esitazione nei movimenti, ma con in mano sempre lo stesso brillante scettro del comando. Va un po’ meglio dentro le mura di Bankitalia. Le uscite dei decani come Saccomanni e la Tarantola hanno abbassato la media di età dei vertici dell’istituzione centrale. Un piccolo passo ma comunque significativo. Chissà se sarà imitato anche dalle altre banche. Resta per ora sola una speranza quella di veder uscire dalla stessa sala qualche giovane e magari anche qualche donna con incarichi di vertice in più. Una speranza. Ma la modernizzazione chiesta da Visco passa anche da qui.
Voglia di cambiare e facce sempre uguali
La sensazione che arriva a chi ha la fortuna di partecipare alle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia è quella di una sostanziale contrapposizione tra il dire e il fare. Tra le...