Politica

E «re» Giorgio promuove Pansa

Il prefetto di Eboli capo della Polizia «Lavorerò per combattere la paura»

La Polizia di Stato ricomincia da Eboli. È la cittadina del Salernitano dove 62 anni fa è nato il nuovo capo del Corpo, Alessandro Pansa. Ieri lo ha nominato il Consiglio dei ministri, su proposta del responsabile del Viminale Angelino Alfano. Ma soprattutto, pare, su approvazione del Quirinale, del presidente Giorgio Napolitano che ancora una volta si confermerebbe gran regista di governo, anche di quello Letta. Così 73 giorni dopo è stato colmato il vuoto lasciato dalla scomparsa del predecessore Antonio Manganelli, sostituito ad interim dal vicario Alessandro Marangoni, ringraziato da tutti. «Abbiamo compiuto la scelta migliore - spiega Alfano - Il suo è un curriculum ampio e completo, è un uomo di trincea contro la criminalità organizzata. Ha guidato una delle Prefetture più delicata, quella di Napoli», per poi completare la sua esperienza al ministero dell’Interno, capo del Dipartimento affari interni e territoriali. Quali saranno le sue priorità? «Combattere la criminalità e assicurare la sicurezza delle nostre città», dice il ministro. Il resto dell’agenda lo sciorina il nuovo capo della Polizia con parole di maniera: «Lavorerò affinché la percezione della sicurezza migliori e migliori la sicurezza reale», perché si superi «la paura che attanaglia la vita del nostro Paese condizionata anche da fattori esterni». Ringrazia il governo e il ministro dell’Interno Angelino Alfano per la fiducia e per l’incarico che mi è stato affidato, sono consapevole della responsabilità che abbiamo di fronte. Le linee guida che il ministro darà saranno seguite con grande impegno: lavoreremo per fare un’analisi il più approfondita possibile dei problemi e per assicurare alla giustizia i criminali». Per andare oltre le frasi di circostanza della prima ora il prefetto Alessandro Pansa si è preso tempo. Di certo la sua nomina ha messo d’accordo tutti. Dalla a alla zeta, i sindacati di polizia hanno espresso soddisfazione per l’incarico. Di lui hanno parlato bene Associazione dei funzionari, Consap, Sap, Siulp, Siap, Ugl. Tutti apprezzano il fatto che il governo abbia scelto un nome che ha fatto la sua carriera all’interno della polizia. Pansa si è laureato in giurisprudenza all’Università degli studi di Napoli. Nel ’75 è entrato nel Corpo. Dall’82 a Roma ha continuato l’attività investigativa contro traffico di stupefacenti e mafie. Nel 2000 è diventato prefetto. Un anno dopo gli è stato conferito l’incarico di direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere. Nel 2005 è stato direttore centrale della polizia criminale. Dal gennaio 2007 è stato prefetto di Napoli. E poi, dal 2010, capo del dipartimento per gli affari interni e territoriali del Viminale. L’incarico però che forse ha segnato il suo destino è stato quello di capo del Servizio centrale operativo, punta di diamante investigativa nella lotta alle mafie. Pansa ha messo le manette ai polsi di boss del calibro di Nitto Santapaola. Lo Sco ha fatto scintille. Fino all’arrivo di Giorgio Napolitano all’Interno, lo stesso che oggi avrebbe fatto da grande saggio nella nomina di Pansa al Viminale. Poi sono cominciati i tagli, e il brillante della polizia ha cominciato a offuscarsi. Il prefetto di Eboli non è stato l’unica scelta. Prima di lui si sono fatti altri nomi: il vicecapo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza Pasquale Piscitelli, il capo gabinetto Giuseppe Procaccini, il responsabile della Protezione civile Franco Gabrielli. E anche il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Compreso, chiaramente, il vicario Alessandro Marangoni. Chi più chi meno, ciascuno ha goduto di convinti sostegni. Sono state diverse le maggioranze. Per esempio, per una certa parte della corsa al Viminale è stato in quota Giuseppe Pecoraro. Piaceva molto ai "prefettizi", a chi aveva scalato i vertici del ministero non avendo mai indossato la divisa da poliziotto. E come lui Piscitelli e Procaccini. Ma non Marangoni e Gabrielli. Anche se non tutti piacevano ai politici. Come il capo della Protezione civile bocciato da Silvio Berlusconi. Ci ha pensato il Colle più alto.

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