Politica

«L’Italia non imiti Parigi Ci si sposa per procreare»

Carlantonio Solimenec.solimene@iltempo.it «La stampa francese ne sta parlando come di un nuovo Sessantotto. Un movimento spontaneo che porta in piazza centinaia di migliaia di persone senza una...

«La stampa francese ne sta parlando come di un nuovo Sessantotto. Un movimento spontaneo che porta in piazza centinaia di migliaia di persone senza una regìa che coordini la mobilitazione. Ma la cosa più sorprendente è la presenza di tantissimi giovani. Sa qual è il loro slogan? "Un père, une mère. C’est complémentaire". Un padre, una madre. È complementare. Questi ragazzi hanno capito qual è il punto. Non si tratta di negare diritti, di dire no alle unioni gay. Si tratta di difendere i figli, la storia, la biologia». Eugenia Roccella, deputato del Pdl, a Parigi c’è stata, proprio nei giorni più caldi. Quando migliaia di francesi sono scesi in piazza per protestare contro la legge di Hollande che introduce nozze e adozioni gay. Lei è stata l’unica italiana a salire sul palco. «Noi non siamo omofobi né reazionari, ma il matrimonio non si tocca» ha detto. Qualche centinaio di metri più in là, però, esplodevano gli scontri tra polizia e manifestanti di estrema destra. E pochi giorni dopo il sindaco di Parigi, Hélèn Mandroux, ha unito in matrimonio Vincent e Bruno, prima coppia omosessuale ufficialmente riconosciuta. Onorevole Roccella, che idea si è fatta di quanto sta accadendo in Francia? «C’è un movimento nato spontaneamente, dal basso, con la partecipazione di tantissimi giovani. Ho visto un corteo pacifico e colorato, qualcosa che va molto oltre la semplice opposizione governativa». In realtà ci sono stati anche gli scontri... «Innanzitutto c’è stata la repressione voluta da Hollande. Chi indossava una semplice felpa col logo della manifestazione ( Manif pour tous , ndr) veniva fermato e multato, è successo persino un padre che faceva un picnic coi figli». E le scene degli scontri che hanno fatto il giro del mondo? «Non sono avvenuti durante i cortei, ma dopo e lontano. Io ho visto solo un’enorme folla pacifica. Le autorità hanno parlato di 150mila persone, mentre erano moltissime in più. Non è anche questa una provocazione?». Di nozze gay si riparla anche in Italia. Proprio grazie alle aperture di Bondi e Galan. «Il mio partito ha una struttura molto "composita". Ci sono ex socialisti, ex dc, ex liberali, ex radicali come me. È giusto che ci si confronti, che ci sia un dibattito. Ma ricordo che la posizione del segretario su questo punto è molto chiara, così come quella di Berlusconi». In realtà il Cavaliere in campagna elettorale ha aperto alle unioni civili. «Il suo pensiero era stato frainteso. Poi ha chiarito che si riferiva alla bozza Giovanardi. Al semplice riconoscimento, cioè, dei diritti dei singoli». Se le nozze gay arrivassero teme che si crei una maggioranza trasversale favorevole? «Condivido la proposta di Sacconi, quella di una "moratoria" sui temi etici. Il governo è nato per affrontare la crisi economica, meglio non gettare nel calderone argomenti che sarebbero divisivi non solo per l’esecutivo ma per il Paese. Ricordo che tra i ministri ci sono persone come Lupi, Alfano o Quagliariello. Perché mettere altre bombe sotto il governo?». Eppure in Inghilterra sono proprio i conservatori a voler introdurre le nozze gay. Per Cameron in questo modo si rafforza l’istituzione del matrimonio, mentre con le unioni civili la si indebolisce. «La situazione in cui si è trovato Cameron è ridicola. Perché lì le unioni civili esistevano per i gay ma non per gli eterosessuali, erano loro i veri discriminati. Se anche gli etero che convivevano avessero cominciato a chiedere la reversibilità delle pensioni le casse dello Stato sarebbero collassate. La stessa cosa potrebbe accadere in Italia. Pensi alle eventuali unioni fittizie che nascerebbero solo per "truffare" lo Stato». E un vincolo forte come il matrimonio non sarebbe l’arma migliore per combattere le «finzioni»? «Il matrimonio non è un diritto, è un’istituzione. Serve a garantire la procreazione. Allo Stato non interessa la vita sessuale delle persone, interessa solo garantire i diritti dei figli». In Italia però non si parla di adozioni gay, ma solo di unioni civili. «Io mi baso sui fatti: dovunque c’erano le unioni civili, poi sono stati introdotti matrimoni e adozioni gay. In Francia, ad esempio, c’erano già i Pacs. Qui non si tratta più di un riconoscimento dei diritti, sul quale si potrebbe anche discutere, ma di una svolta antropologica, di uno sgarbo alla biologia, di cambiare il principio della procreazione. Un bambino ha diritto di avere un padre e una madre. Non un "genitore-1" e un "genitore-2"». Meglio orfano che cresciuto da genitori omosessuali? «In realtà quello dell’adozione gay è un finto problema. Perché ad adottare, ormai, sono sempre meno. In parte per le difficoltà dell’iter, ma soprattutto perché c’è un’alternativa, quella della fecondazione artificiale, che è molto più semplice. Voglio un figlio? Me lo fabbrico come preferisco. Prendo l’ovocito da una donna, l’utero da un’altra, il seme da un uomo. I bambini ormai sono figli di 5-6 genitori. Si è spezzato completamente il legame madre-figlio. Tutte queste implicazioni sono molto sottovalutate dalla sinistra». Le coppie gay continueranno quindi a essere figlie di un dio minore? «Guardi, molti diritti sono già garantiti. Non è vero che non si può andare a trovare il compagno in ospedale. Vogliamo metterli meglio per iscritto? Va bene. Ma non andiamo contro la natura, contro la storia, contro la biologia».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.