Ieri sera, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi, le prime dichiarazioni. A cominciare dal ministro dell’Amnbiente, Andrea Orlando: «Stiamo lavorando a una norma primaria che riparta dall'elemento del commissariamento evocato dalla legge 231 in cui non è ben definito. Non è un intervento semplice, ci sono elementi di incompiutezza nella normativa attuale. È fondamentale raggiungere gli obiettivi di ambientalizzazione che fino ad oggi non sono stati raggiunti». Per il sottosegretario alla presidenza, Filippo Patroni Griffi, è una possibilità che trova appunto spazio nella legge già varata lo scorso anno con la quale «coniugare risanamento ambientale e continuità produttiva» e su cui dal tavolo di oggi a palazzo Chigi si è registrata «una unità di intenti». Il problema è e resta, ancora, individuare l'orientamento e lo strumento più efficace per farlo perché, come spiega al tavolo con i sindacati e Confindustria il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, «non abbiamo alcuna intenzione di contrapporci alla magistratura». Ma non è affare semplice. Infatti, se dai sindacati arriva un «sì» all'ipotesi di un commissario che, però, garantisca la bonifica dell'impianto e la continuità produttiva, è Confindustria a fare muro. «La gestione dell'Ilva di Taranto deve restare in mano agli imprenditori o ai loro rappresentanti adottando tutti i provvedimento necessari per l'applicazione dell'Aia», ha detto al governo il dg di viale dell'Astronomia, Marcella Panucci, che spiega come la continuità produttiva dell'impianto sia fondamentale «per dare un segnale di certezza a chiunque voglia fare impresa in Italia. Siamo molto preoccupati per le ripercussioni sull'occupazione e sul tessuto sociale che la chiusura dell'Ilva potrebbe causare». Senza contare «l'impatto negativo dirompente sul settore siderurgico e sul manufatturiero generale che la chiusura dell'Ilva potrebbe generare». Comunque, la decisione finale dovrà arrivare entro il 5 giugno, data di convocazione dell'assemblea dell'Ilva. I sindacati confidano e sollecitano una soluzione in tempi rapidissimi anche se il Cdm di oggi non dovrebbe occuparsene nemmeno «fuori sacco». C'è un gruppo ancora al lavoro che sta approfondendo la questione e anche alla luce delle indicazioni che darà il Garante per l'Aia - spiega il segretario confederale Uil, Paolo Carcassi, al termine dell'incontro a Palazzo Chigi -. Siamo ai limiti della scomparsa dell'azienda e bisogna assolutamente mettere in atto tutti i provvedimenti decisivi che non ci facciano ritornare qui tra un mese. La situazione è solo di calma apparente e da un momento all'altro potrebbe esplodere». Ad appoggiare in pieno l'idea di un commissariamento e di un intervento diretto dello Stato è la Fiom di Maurizio Landini. «C'è una legge fatta a suo tempo, che si chiama Salva Ilva, che prevede che in caso di inadempienza si arrivi alla nomina di un commissario e di un intervento diretto dello Stato per garantire che gli investimenti vengano fatti. E la famiglia Riva si deve assumere tutte le proprie responsabilità, compreso l'utilizzo dei soldi per fare questo investimento perché non si può scaricare sullo stato quel che i Riva non hanno fatto», dice il leader delle tute blu della Cgil.
Ilva, fumata nera fino al 5 giugno
Entro quella data il governo emanerà un decreto ad hoc Riunione ieri a Palazzo Chigi: in arrivo un commissario
