Politica

Per Epifani vittoria a metà Nel segno di Renzi

Il segretario festeggia ma a Roma i Democratici perdono quasi 200mila voti. E il sindaco incassa i successi dei suoi

Debora Serracchiani, direbbe Silvio Berlusconi, lo ha spiegato in maniera un po’ rozza, ma efficace. «Io e Ignazio Marino - ha detto commentando a caldo i risultati delle elezioni amministrative - vinciamo nonostante il Pd». Guglielmo Epifani, ovviamente, la pensa diversamente. «Il voto è andato bene per noi - dice intervistato dal Tg3 -, non per altri. Le liste e i candidati del Pd ottengono un risultato importante, malgrado l’alto tasso di astensionismo». «A livello nazionale - prosegue - molti elettori hanno punito la scelta di Grillo che aveva la possibilità di cambiare il Paese, ma si è ritirato sull’Aventino. Il Pd con tutti i suoi problemi si è preso la responsabilità di un governo di servizio, e questa scelta è stata premiata. Tutti i dirigenti si sono impegnati sul territorio durante la campagna elettorale. Dobbiamo tornare nei territori questo vuole il nostro popolo». Legittimo festeggiare per quella che, nonostante l’alto tasso di astensionismo, ha tutto l’aspetto di una vittoria. Il Pd si conferma alla guida di 5 capoluoghi di provincia (Sondrio, Vicenza, Massa, Pisa, Isernia) e va al ballottaggio, in vantaggio, nei restanti 11. Risultato tutt’altro che scontato alla vigilia. Ma la legge dei numeri, l’unica che conta quando si parla di elezioni, è impietosa. Perché il «vittorioso» Pd di Epifani continua a perdere elettori. E se oggi può sorridere, deve ringraziare la crisi ormai irreversibile del centrodestra e il flop del MoVimento 5 Stelle. Un esempio su tutti. Roma. Lo scorso febbraio i Democratici avevano ottenuto 468.753 voti al Senato, 458.637 alla Camera, 426.234 alle Regionali. Di sicuro le Politiche hanno avuto un effetto traino ma, stante la premessa, le Comunali sono state un vero disastro: 267.605 voti. Quasi 200mila in meno. Per capire meglio basta sottolineare che il Pdl dell’inseguitore Gianni Alemanno, grande sconfitto di questo primo turno, è passato da quota 299.568 della Camera (284.626 Senato, 228.895 Regionali) a 195.749. Una forbice che oscilla da 30 a 100mila voti in meno. Anche altrove, pur parlando di dimensioni ridotte, l’emorragia Democratica c’è e si vede. 4.000 voti in meno a Vicenza, a Massa, a Treviso, 3.700 a Lodi, 1.900 a Sondrio, 12mila a Brescia, 5.000 a Siena. Nota positiva Barletta dove l’«effetto» Pasquale Cascella (l’ex portavoce di Giorgio Napolitano candidato sindaco di Pd, Sel e Scelta Civica) produce 2.000 voti in più rispetto alle Politiche. Insomma, trascorse 24 ore dalla chiusura dei seggi, con i dati definitivi in mano, il partito di Epifani può al massimo intestarsi una mezza vittoria. In cui, è inutile nasconderlo, ha avuto ruolo da protagonista Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, complice anche la recente uscita del suo libro, ha tenuto diverse iniziative elettorali in giro per l’Italia, soprattutto al Nord. E gli esiti sono sicuramente incoraggianti per chi viene spesso accusato di non avere radicamento territoriale fuori del «Gran Ducato di Toscana». Andiamo per ordine. Renzi ha concluso la campagna elettorale di Imola (conferma al primo turno per il sindaco uscente Daniele Manca), San Donà di Piave, Villafranca di Verona e Treviso (Pd al ballottaggio in tre comuni governati fino ad oggi dall’alleanza Lega-Pdl). I «suoi» candidati si sono confermati sindaci al primo turno a Vicenza (Achille Variati) e Pisa (Marco Filippeschi). Sono andati al ballottaggio a Lodi (Simone Uggetti) ma, soprattutto, a Siena (Bruno Valentini). Dove, nonostante i Democratici siano costretti ad affrontare il secondo turno dopo 20 anni di dominio incontrastato, non c’è stato il tanto temuto «effetto Mps» con i grillini fermi addirittura sotto il 9%. E se a Sarzana (La Spezia) in «renzianissimo» Alessio Cavarra cresce leggermente rispetto al suo predecessore Pd, in provincia di Firenze è un secco 3-0. Impruneta, Marradi e Campi Bisenzio: tre sindaci renziani al primo turno. Il tutto senza contare i numerosi consiglieri eletti qua e là. Quasi sempre tra i più votati (a Viterbo Francesco Serra primo assoluto con 882 preferenze, quasi il 15% dei voti ottenuti dal Pd). Insomma, sarà la voglia di cambiamento, saranno le qualità di Renzi. Fatto sta che Matteo «funziona». Domattina sarà a Roma per presentare il suo libro. Marino è in vantaggio, ma per vincere un aiutino non guasta.

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