Tre omicidi in poche ore. La corsa al ballottaggio si apre in uno dei giorni più neri per Roma e il tema non può restare fuori dalla contesa. Lo aveva cavalcato Gianni Alemanno cinque anni fa con lo stupro alla stazione La Storta, lo fa stavolta lo sfidante Ignazio Marino. Il chirurgo genovese arriva al teatro Capranica per festeggiare l’affermazione del primo turno e attacca subito il sindaco: «Alemanno si era presentato come il sindaco sceriffo, invece dopo cinque anni quello che resta è uno sceriffo tutto chiacchiere e distintivo». Il candidato del centrosinistra torna sui numeri dei reati a Roma, più volte contestati da Alemanno. «In questi cinque anni - spiega - un reato odioso come la violenza sulle donne è aumentato del 20%, mentre gli omicidi sono cresciuti del 12%. Il sindaco la smetta di raccontare favole, ogni volta che gli rinfacciamo questa realtà si fa scuro in volto e lascia le trasmissioni tv, prima di farsi riportare in studio»... La lotta alla criminalità è destinata a diventare il punto focale di uno scontro che, in vista del ballottaggio, sarà sempre più polarizzato. «Alemanno ha interpretato la sicurezza in chiave repressiva - attacca ancora il candidato del Pd - mentre noi abbiamo intenzione di fare un lavoro sulla comunità». Poi Marino ribadisce le sue iniziative per rendere Roma una città più sicura: «Ancora una volta - spiega - ci baseremo sulle risorse di cui la città già dispone. I 29 commissariati del nostro territorio si trovano tutti in sedi in affitto. Il ministero dell’Interno paga per questo motivo 70 milioni in cinque anni. Noi invece proporremo di spostare i commissariati in altrettante strutture comunali a titolo completamente gratuito. I soldi che il Viminale risparmierà, però, dovranno essere investiti per raddoppiare il numero delle volanti e degli agenti in strada. Attualmente a Ostia gira solo una volante durante la notte. Com’è pensabile di garantire la sicurezza in questo modo?». Poco dopo Marino sale sul palco del Capranica e l’atmosfera è molto più distesa. Il successo al primo turno ha ricompattato un Pd che, nelle ultime settimane, era sembrato abbastanza lontano dall’uomo scelto alle primarie per la corsa al Campidoglio. Stavolta, invece, in platea ci sono praticamente tutti. Seduto in prima fila c’è il renziano Paolo Gentiloni, rivale alle primarie. Tra la folla in piedi, ai lati della sala, il padrino della candidatura Goffredo Bettini, il segretario regionale Enrico Gasbarra e il presidente del Lazio Nicola Zingaretti. E non è un caso se Marino, nell’aprire il suo discorso, si sofferma proprio sul governatore: «Con Nicola non siamo amici - spiega - ma c’è qualcosa di più, il rispetto. Ora, però, credo che diventeremo anche amici, perché non mi ha fatto mai sentire solo». Potere di un successo. Tanto che anche Enrico Gasbarra, in mattinata, decide di levarsi qualche sassolino dalla scarpa: «I risultati di domenica e lunedì spazzano via dal voto i professionisti della zizzania - scrive il segretario regionale in una lettera a militanti e iscritti - i profeti di un Pd romano lontano da Marino che invece è stato sostenuto con forza». Ma la partita non è stata ancora vinta. Lo sa bene Ignazio Marino che cita la sua professione di chirurgo per dire che «a volte sembra che l’operazione sia andata bene, e invece ci sono delle crisi di rigetto, per questo non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia». È anche per questo che il candidato del centrosinistra rinnova l’appello agli elettori di De Vito e Marchini. Ribadisce che le istanze del MoVimento 5 Stelle sono le stesse del Pd. Rinnova i complimenti al candidato centrista per «la straordinaria campagna elettorale che ha condotto». Da lì Marino snocciola tutti i punti forti della sua campagna. Dal buono di 500 euro per finanziare la formazione di diecimila giovani, a quello di 700 euro mensili per le famiglie in difficoltà. Infilando appena possibile i nomi di strade e luoghi romani, da via Marsala a via Marmolada, da Piramide al Tuscolano, quasi a voler dimostrare di non essere quel «marziano a Roma» descritto dal centrodestra. Il finale è suggellato dal solito «Daje». La folla saluta con un applauso. Scalfarotto prova a frenare: «Aspettiamo il ballottaggio prima di parlare». I militanti lo ignorano: «Ce l’abbiamo fatta».
Marino contro il sindaco «È chiacchiere e distintivo»
PolemicaIl candidato del centrosinistra attacca sulla sicurezza «Omicidi e stupri in aumento, lo "sceriffo" Alemanno ha fallito»
