Il sospiro di sollievo arriva poco prima delle 16, quando l’Istituto Piepoli svela le prime proiezioni e Ignazio Marino si ritrova vicino al 40%, 6-7 punti più su del suo principale rivale, Gianni Alemanno. Fino a qualche minuto prima, complice una percentuale di astensione mai così alta, l’incertezza aveva regnato sovrana. Così il tipico riserbo che accompagna le fasi immediatamente successive al voto era molto più che di maniera. Nascondeva, piuttosto, il timore che tutto quanto successo tra le fila del Pd negli ultimi mesi avesse lasciato ferite profonde nell’elettorato democratico: dall’improvviso «abbandono» di Zingaretti alle primarie con sei candidati per arrivare a una campagna elettorale, quella di Marino, che anche all’interno del partito era apparsa troppo di rimessa e sottotono. Ma quando alle proiezioni si aggiungono i primi dati reali, con il chirurgo genovese capace di sfiorare il 43% dei consensi espressi, la prudenza si trasforma a poco a poco in piena soddisfazione. Era difficile immaginare un risultato simile, assai vicino in termini percentuali a quello ottenuto cinque anni fa al primo turno da Francesco Rutelli. Il Pd in città resta di gran lunga il primo partito, e poco importa se in termini puramente numerici una parte dell’elettorato ha traslocato o ha preferito restare a casa. La soddisfazione appare evidentissima nelle prime parole che Marino pronuncia appena arrivato nel suo comitato elettorale, intorno alle 19.25. Sembra parlare già da sindaco, il candidato dei Democratici: «Il voto di oggi, al di là di un’astensione che spinge tutte le forze politiche alla riflessione, esprime soprattutto la necessità, il desiderio di voltare pagina». Il chirurgo ritorna sui temi accarezzati in campagna elettorale. Parla dei troppi disoccupati della Capitale, specialmente tra i giovani, cita gli imprenditori che vanno incoraggiati, mette in cima alla lista delle priorità l’emergenza casa e la valorizzazione del patrimonio culturale. Come se il suo fosse un discorso d’insediamento. Poi, però, si ricorda che la strada per il Campidoglio è ancora lunga. È il precedente di Rutelli a invitare alla prudenza. Cinque anni fa il candidato del centrosinistra arrivò al ballottaggio con 80mila voti di vantaggio, ma ne perse oltre centomila nei quindici giorni che precedettero il secondo turno. Stavolta il vantaggio è più cospicuo, probabilmente vicino alle 130mila preferenze, ma non bisogna abbassare la guardia. «Non è finita - ammonisce Ignazio Marino - da domani ritornerò a battere palmo a palmo la città, soprattutto nelle periferie, per ascoltare le persone, farmi raccontare le loro difficoltà». «C’è bisogno di far rinascere la città - continua - seguendo il progetto che abbiamo già tracciato in campagna elettorale. Noi vogliamo una rinascita basata su tutto quello che Roma già possiede ma deve valorizzare meglio: l’arte, la cultura, l’edilizia, l’agroalimentare». Ma la vittoria al secondo turno, Marino lo sa benissimo, passa soprattutto dalle alleanze. E non è un caso se il candidato del Pd, subito dopo aver festeggiato l’insperata affermazione, passa alla fase del corteggiamento. Nessuna preferenza tra i grillini e Marchini: Marino lancia segnali a entrambi. «Il MoVimento 5 Stelle - spiega - ha sottolineato in queste settimane dei temi che sono anche i nostri. Mi riferisco alla democrazia partecipata, alla riduzione dei costi della politica, alla richiesta di trasparenza di bilancio». Poi è il momento dell’ammiccamento a Marchini: «Va rispettato il risultato di un candidato come Alfio, che è molto radicato in questa città e ha fatto un’ottima campagna elettorale». L’idea di fondo è chiara: «Voglio ascoltare tutti e lavorare tutti insieme». Ora le prossime mosse spettano agli antagonisti. Con la consapevolezza, da parte del candidato Pd, che nonostante le prese di distanza del grillino De Vito («per me Marino e Alemanno sono uguali») una parte del popolo a 5 Stelle potrebbe essere molto sensibile al suo richiamo al secondo turno. La campagna elettorale ripartirà immediatamente, già stasera i due candidati ancora in gioco potrebbero confrontarsi a Ballarò . «Domani è un altro giorno» chiosa Marino. La serata di ieri, però, è stata vissuta quasi come una liberazione. L’immagine esemplare è stata quella dell’abbraccio impetuoso che Marino si è scambiato con il segretario Guglielmo Epifani appena quest’ultimo ha raggiunto il comitato elettorale. Ma la profonda soddisfazione era già trapelata dalle parole del presidente della Regione Nicola Zingaretti e dal segretario del partito nel Lazio Enrico Gasbarra. «I dati ci consegnano una grande affermazione di Ignazio Marino - ha commentato il governatore - e con 19 candidati non era scontato. Ma anche una grande bocciatura del sindaco uscente. Oltre il 70% dei romani ha espresso un giudizio negativo, un dato clamoroso trattandosi del sindaco uscente e guardando i dati dei primi mandati in tutta Italia. Ora ci rivolgiamo a tutta la città, sarebbe bello se tutti quelli che non hanno dato fiducia ad Alemanno nel nome del cambiamento si unissero intorno alla figura di Marino». Sulla stessa falsariga Gasbarra: «Alemanno ha stancato la città, come sindaco uscente ha avuto risultati peggiori persino della Moratti, mentre Marino si è dimostrato un candidato straordinario, capace di parlare oltre i confini della stessa coalizione di centrosinistra». Ma per il segretario regionale, che incassa l’affermazione del partito più o meno in tutto il Lazio, c’è un altro aspetto del voto che va analizzato: «C’è un consolidamento della coalizione Pd-Sel - spiega Gasbarra - con un Pd che cresce. Si tratta di una tendenza che dovrà essere discussa nella prossima Direzione nazionale».
Marino apre la campagna acquisti
CorteggiamentiIl candidato del Pd esprime soddisfazione e pensa alle alleanze «Molti temi dei grillini sono anche i nostri. Per Marchini un risultato eccezionale»
