Come già accaduto a luglio e dicembre, il dossier Ilva torna da oggi all'attenzione del Governo con l'incontro tra il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e l'amministratore delegato (dimissionario) dell'Ilva, Enrico Bondi. E un confronto tra lo stesso Zanonato e il premier Enrico Letta è previsto per domani. Come nei mesi scorsi, anche stavolta l'esecutivo deve cercare di evitare che la più grande acciaieria europea si avvii alla chiusura dopo che il gip di Taranto, tre giorni fa, ha disposto il sequestro dei beni per 8 miliardi e 100 milioni della capogruppo Riva Fire e dopo che sabato a Milano l'intero cda dell'Ilva (oltre a Bondi, anche il consigliere Giuseppe De Iure e il presidente Bruno Ferrante) si è dimesso. Se l'Ilva infatti chiudesse, l'impatto sull'economia nazionale sarebbe pesante visto che Taranto alimenta gli stabilimenti Ilva di Novi Ligure e Racconigi, gran parte della filiera dell'acciaio italiana e tutte le aziende che utilizzano l'acciaio per le loro attività manifatturiere. I numeri danno l'ampiezza del fenomeno: 24mila posti diretti, 40mila con l'indotto, che ora sono a rischio. Il ministro dello Sviluppo Economico Zanonato ha detto che «bisogna fare di tutto per mantenerla italiana. Se si ferma un'azienda di questo tipo possiamo dire addio all'industria siderurgica e avremmo una situazione difficilissima per l'industria meccanica». Il governo sotto la guida di Mario Monti era già intervenuto tra fine luglio e agosto, cioè all'indomani del provvedimento del gip Patrizia Todisco che metteva sotto sequestro, senza facoltà d'uso, gli impianti dell'area a caldo, e poi, di nuovo, ai primi di dicembre con la legge «Salva Ilva». Intanto Cgil, Cisl e Uil si stanno muovendo per arrivare a un confronto col Governo. «Una situazione così complicata - spiega Antonio Talò, segretario Uilm Taranto - richiede il coinvolgimento del governo. Un commissariamento che tenga insieme ambientalizzazione, continuità produttiva e tutela del lavoro è probabilmente possibile. Per la Fiom Cgil di Taranto, «lo Stato, più che mai ora, deve svolgere la sua funzione di garanzia adottando quei provvedimenti necessari per l'utilizzo delle risorse sequestrate finalizzandole al risanamento ambientale e garantire così la salute e l'occupazione, evitando che ai ritardi già accumulati sinora se ne aggiungano altri». Infine, stamane gli avvocati dell'Ilva presenteranno al Tribunale del Riesame a Taranto ricorso contro l'atto del gip che dispone, ai fini della confisca, il sequestro preventivo dei beni di Riva Fire per 8 miliardi e 100 milioni di euro, l'equivalente della somma che i periti della Procura ritengono sia il costo da sostenere per effettuare tutte le opere di bonifica dall'inquinamento che l'Ilva non ha effettuato in questi anni.
Il dossier Ilva arriva a Palazzo Chigi
Oggi l’incontro tra Zanonato e il commissario dimissionario Bondi
