Lo ha giurato: «Mai più in politica». Dopo aver ascoltato la sentenza di condanna per peculato ha dichiarato senza mezzi termini il contrario di ciò che aveva invece detto quando gli concessero gli arresti domiciliari. Franco Fiorito, ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, ha ascoltato ieri mattina un verdetto di condanna pari a 3 anni e 4 mesi e l’interdizione per cinque anni dai pubblici ufficili. Appena è uscito dall’aula gup, dove il giudice Rosalba Liso ha letto la sentenza, l’ex sindaco di Anagni non ha esistato a dichiarare che «si metterà a fare il filantropo» e non avrebbe più intenzione di occuparsi di politica, che lo ha fatto finire in carcere, ai domiciliari e a incassare una condanna. «Io non ho rubato nulla - ha affermato nel palazzo di Giustizia di Roma - quei soldi li ho ricevuti tramite delibera, per questa vicenda ho fatto fin troppo carcere. Durante il proceso abbiamo dimostrato, documenti alla mano, di non aver commesso alcun peculato». La difesa dell’ex politico, il professor Carlo Taormina, ha sempre sostenuto che il suo cliente, semmai, doveva essere processato per il reato di appropriazione indebita e non per peculato. Anche per questo motivo presenterà appello contro la sentenza di primo grado. «Il carcere è un’esperienza che non auguro a nessuno - ha continuato Fiorito - è sicuramente un passaggio che avrei evitato. I soldi non li ho spesi per viaggi, auto e acquisto di immobili, tutto quello che era stato scritto prima è stato ora definitivamente cancellato, io continuo a ricevere attestati di solidarietà da ex consiglieri regionali e da sindaci, ma non dai grandi dirigenti del Pdl». Fin dal giorno in cui è finito nel mirino della procura di Roma, Fiorito ha sempre dichiarato che era necessario indagare su tutto il sistema e non solo sul suo comportamento. Gli inquirenti, infatti, hanno avviato accertamenti anche su altri consiglieri regionali. «Non ho mai accusato nessuno, ma ho solo raccontato di un sistema, spetta ai pm fare chiarezza: avendo già restituito i soldi oggetto dell’accusa in questo momento sono l’unico politico che non ha preso soldi dalla Regione Lazio». Franco Fiorito è stato condannato perché considerato dal gup colpevole di essersi messo in tasca un milione e 400 mila euro. Lo scorso 18 aprile l’imputato ha raggiunto un’intesa con la Corte dei conti per la restituzione di un milione e 90 mila euro, denaro che corrisponderebbe a quanto Fiorito avrebbe versato sui suoi conti correnti. I soldi versati dall’ex capogruppo Pdl, in base a quanto riferito dai legali, farebbe riferimento a 550 mila euro già sbloccati dal gup, 200 mila in contanti e il resto in immobili dati in garanzia. Il giudice dell’udienza preliminare ha inoltre accolto le richieste di patteggiamento avanzate dagli ex collaboratori di Fiorito, Bruno Galassi e Pierluigi Boschi: un anno e cinque mesi di reclusione al primo, un anno e due mesi al secondo. Il pubblico ministero Alberto Pioletti aveva sollecitato in sede di requisitoria per Fiorito una condanna a cinque anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. «Un primo obiettivo l’abbiamo raggiunto, quello di trattare questa vicenda come qualsiasi altra. Obiettivo della pubblica accusa era quello di fare di Fiorito un capro espiatorio mentre per quanto riguarda tutti gli altri che si trovano in condizioni ben peggiori nulla si vede all’orizzonte», ha affermato l’avvocato Taormina che assiste l’ex capogruppo insieme con il collega Enrico Pavia. «Ritengo per altro - ha aggiunto Taormina - che questo silenzio non sia tecnicamente corretto perché sulla base della giurisprudenza in Italia come dimostrato dal caso Lusi, i fatti contestati a Fiorito non sono peculato. Chiederemo alla Corte d’appello di valutare più approfonditamente questa tesi». La sentenza è stata giudicata dall’avvocato Agostino Mazzeo, costituito parte civile nel processo per conto del gruppo regionale del Pdl, «soddisfacente soltanto dal punto di vista puramente tecnico e giuridico». «Fiorito - ha detto il penalista - ha dapprima vertiginosamente sottratto al gruppo risorse per il suo fabbisogno e poi, non pago, una volta destituito dagli stessi colleghi ha inscenato l’inverosimile cercando di far passare le colpe proprie come colpe altrui». Fiorito, comunque, avendo già scontato sei mesi di misura detentiva, non andrà in carcere di nuovo: se la sentenza dovesse diventare definitiva, potrebbbe essere affidato ai servizi sociali.
Fiorito condannato: «Basta politica»
Tre anni e quattro mesi all’’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio L’imputato: «Non ho mai rubato nulla, non auguro il carcere a nessuno»
