Una sfida «Capitale» quella che si apre oggi nelle oltre duemila sezioni di Roma. I romani chiamati a votare per il sindaco, i consiglieri comunali, i presidenti di municipio e i consiglieri municipali sono 2 milioni 347 mila 502. Ardua l’impresa con 19 candidati sindaci e 1.667 candidati consiglieri in una scheda elettorale record di un metro e venti. A contendersi le 15 presidenze di municipio invece sono 136 candidati e un esercito di 7.090 candidati consiglieri. Una sfida non solo numerica però. Il voto di Roma, oggi più che mai, è atteso come un importante banco di prova per la politica nazionale. Occhi puntati dunque lunedì sera sullo spoglio delle schede. In un ballottaggio che, salvo clamorosi colpi di scena, sembra già inevitabile tra il sindaco uscente di centrodestra, Gianni Alemanno e il candidato del Pd per il centrosinistra Ignazio Marino, saranno decisivi i risultati che otterranno i due veri outsider della corsa alla guida del Campidoglio. L’imprenditore Alfio Marchini, che si presenta con una sua lista civica e il candidato del Movimento 5 Stelle, Marcello De Vito. Risultati decisivi soprattutto per la composizione dell’Assemblea capitolina e dunque per l’equilibrio politico che si definirà oggi e domani. E come in ogni tornata che si rispetti tutto può succedere. A guardare l’ultimo mese di campagna elettorale il confronto tra i maggiori contendenti è stato a tratti acceso su singoli argomenti, come quello della sicurezza ad esempio, ma comunque con un unico filo conduttore. Al di là delle singole proposte per governare una metropoli complessa come Roma è il modello di città e di sviluppo che ha reso più nette le differenze. Un modello politico che mette alla prova soprattutto i due maggiori schieramenti, il centrodestra e il centrosinistra. Una sfida delicatissima per entrambi. Il Pdl, che nelle elezioni del 2008 passò alla storia non solo per il fatto di aver eletto il primo sindaco di centrodestra della storia politica capitolina ma di averlo fatto sostanzialmente da solo. A cinque anni di distanza l’esigenza di tornare in coalizione per avere una più ampia visione di governo della Capitale ha fatto sì che il sindaco Alemanno si ripresenti ora al giudizio degli elettori con uno schieramento solido a suo sostegno. Il Pdl, La Destra, Fratelli d’Italia, la lista civica Cittadini x Roma, il Movimento Unione italiano e il Movimento Azzurri italiani. Liste civiche di natura cattolica e moderata. Una sfida che corre dunque sul doppio binario, quello amministrativo e quello più squisitamente politico. Su quest’ultimo in molti puntano per un nuovo laboratorio nazionale che preveda da una parte una nuova comunione politica con gli ex Udc, dall’altra l’affermazione di una destra che ha intrapreso la strada del rinnovamento. Anche in casa del centrosinistra il risultato elettorale detiene diverse aspettative. Soprattutto in casa Pd. Il partito che alle regionali è risultato primo nella Capitale, si misurerà con l’effetto choc del dopo Bersani e del governo Letta. Non solo politica nazionale però. Il voto amministrativo, seppure quello romano, non può e non deve rispecchiare il sentimento più generale di Parlamento e Governo. Alla fine conta anche la squadra in campo e il modello di sviluppo che s’intende proseguire. Ignazio Marino può contare sull’appoggio del Pd, di Sinistra Ecologia e Libertà, dei Verdi, del Centro democratico, della Lista civica Marino e del Psi. Uno schieramento che verrebbe da definire di sinistra democratica e dal quale il Pd potrà trarre suggerimenti importanti sulla strada da seguire nel prossimo futuro. Non va sottovalutato poi l’effetto Grillo che, nonostante una lieve flessione registrata negli ultimi sondaggi nazionali, può ancora cogliere quel moto di protesta cittadino nei confronti della politica "tradizionale". In questo contesto però s’inserisce anche il "civico" Marchini. Il candidato che da mesi raffigura Roma con il cuore spezzato è forse il vero outsider delle elezioni capitoline. Al punto tale che sono in molti a "fargli la corte" per l’eventuale ballottaggio. Un ballottaggio che, alla luce di una prevedibile frammentazione del voto, è molto prevedibile. A quel punto la sfida Capitale sarà a due. Un duello serrato di 15 giorni per convincere i romani. Ma chissà, forse è bastato quest’ultimo mese di campagna elettorale per convincere gli oltre due milioni di elettori capitolini e domani sera la Capitale avrà il suo sindaco.
Alemanno, Marino e altri 17 La sfida Capitale è servita
Centrodestra e centrosinistra al duello finale. Occhio agli outsider
