Il governo, partito con le migliori intenzioni, continua a muoversi al rallentatore e nel frattempo gli spread tornano a farsi minacciosi. Che sta succedendo? E che succederà? Finora l'esecutivo ha, come si dice, comprato tempo: per arrivare al 29 maggio, all'ok di Bruxelles alla fine della procedura d'infrazione per deficit, e in attesa del consiglio europeo di fine giugno dal quale si attendono piani e miliardi per l'occupazione. Ma un mese è un'eternità con l'aria che tira sui mercati, né è affatto detto che Angela Merkel allarghi i cordoni. Dunque? Dunque nei cassetti governativi c'è molto più delle manovrine "col cacciavite" annunciate finora. Vi ha accennato sul Foglio Antonio Pilati, ed in sostanza si tratta di un'alternativa tra una patrimoniale sui beni privati, e una sui beni pubblici. Tra una maxi-tassa ed un maxi-taglio. Ma andiamo con ordine. La Bce ha effettuato una ricognizione sulle ricchezze - case e risparmi - dei cittadini europei, e la Bundesbank le ha paragonate a quelle dei tedeschi: concludendo che noi italiani, ma anche francesi e spagnoli, siamo più ricchi di loro. Il motivo è stranoto: le nostre famiglie vivono all'80 per cento in case di proprietà, e nonostante tutto continuiamo ad essere tra i maggiori risparmiatori del mondo. Un patrimonio che la Banca d'Italia ha da tempo valutato in oltre 8.600 miliardi, 5.500 dei quali in immobili. Il tutto al netto di prestiti e mutui: le famiglie italiane sono infatti relativamente poco indebitate rispetto al reddito; il 71 per cento contro il 100 per cento in Francia e Germania, il 125 in Usa e Giappone, il 150 in Canada, il 165 per cento in Gran Bretagna. Ovviamente la prospettiva cambierebbe se anziché la ricchezza patrimoniale, si confrontassero i redditi reali, le retribuzioni e le pensioni nette italiane e tedesche. O la pressione fiscale, a cominciare proprio da quella sulla casa. O la liquidità disponibile per i consumi. In questi casi i poveri siamo noi, ed i ricchi loro. Ma difficilmente la Buba si muove a caso. E infatti le conclusioni sono state così sintetizzate in prima pagina di Der Spiegel: un contadino (noi) con borse imbottite di soldi su un somaro, al riparo di un ombrello con le stelline europee. Titolo "Tessera di povertà: come i paesi in crisi nascondono i loro patrimoni". Dunque ora si mettono nel mirino case e beni privati, non bastano i vincoli di finanza pubblica? Il punto è proprio qui. La Germania sa che non potrà insistere ancora a lungo con politiche statali restrittive; sa anche che se davvero vorrà procedere verso l'unione politica - sulla quale Francois Hollande è appena andato a "vedere le carte" - le cessioni di sovranità dovranno essere bilanciate dalla messa in comune di parte dei debiti pubblici. Circola anche l'entità della quota: il 60 per cento del Pil fissato dai parametri di Maastricht. Da qui l'idea, lanciata per esempio dalla Commerzbank, di una patrimoniale del 15 per cento sulle ricchezze private degli italiani. Varrebbe 900 miliardi con i quali il debito quasi si dimezzerebbe, scendendo appunto al 60 per cento del prodotto lordo. Un piccolo precedente è già stato fissato, quando la Merkel ha subordinato gli aiuti a Cipro ad un prelievo forzoso sui depositi. Ed anche la super-Imu del governo Monti per sanare "un'anomalia" sgradita ai tedeschi, altro non è che una patrimoniale permanente. Fin qui le tentazioni di Berlino. Ma occorre un governo italiano che le assecondi, provocando un terremoto sociale e politico. Però puntare l'indice sulla Germania non basta quando si ha un debito che supera il 130 per cento, si chiedono aiuti all'Europa e si va avanti con 800 miliardi di spesa pubblica, la metà del Pil. Ben cinque punti più dei tedeschi. È possibile ridurre questa spesa, a cominciare dagli attuali 480 sconti fiscali, la giungla che prima Giulio Tremonti poi Monti hanno tentato invano di disboscare? Possibile che tutti questi benefici siano irrinunciabili? Se se ne tagliassero il 5 per cento avremmo 40 miliardi l'anno da destinare alla produzione e al lavoro. Se poi si desse forma giuridica privata e si quotasse sul mercato un fondo garantito dal patrimonio immobiliare pubblico, si invertirebbe la dinamica del debito. L'alternativa, almeno allo studio, è tutta qui. Non si tratta solo di due diverse forme di patrimoniale - privata o pubblica - ma anche di opposte concezioni del governo di un paese: con la prima si amplia il perimetro dello Stato togliendo ai privati, con la seconda si riduce il perimetro a vantaggio della libera iniziativa. Poi c'è come sempre la terza via: pensare di fare le riforme col cacciavite. Ma si rivelerà un'illusione.
Le mani tedesche sulle nostre case
di...