Per ora sono linee guida ma i ministri assicurano che la prossima settimana ci sarà il testo di legge che abolirà il finanziamento pubblico ai partiti. Anzi, i «rimborsi», visto che per aggirare il referendum del 1993 il Parlamento ha cambiato nome ai contributi. Il premier Enrico Letta l’ha annunciato su twitter: «Nel Cdm oggi trovato l’accordo su abrogazione finanziamento pubblico dei partiti. Ora la ragioneria deve preparare le norme fiscali del ddl». Il disegno di legge prevederà «l’abrogazione delle vigenti norme sul finanziamento pubblico dei partiti; la definizione di procedure rigorose in materia di trasparenza di statuti e bilanci dei partiti; la semplificazione delle procedure per le erogazioni liberali dei privati in favore dei partiti, ferma l’esigenza di assicurare la tracciabilità e l’identificabilità delle contribuzioni; l’introduzione dei meccanismi di natura fiscale, fondati sulla libera scelta dei contribuenti, a favore dei partiti; la disciplina di modalità di sostegno non monetario al funzionamento dei partiti in termini di strutture e servizi» ha annunciato il governo in una nota. Del resto due giorni fa, all’assemblea di Confindustria, il premier aveva ammesso: «La politica ha capito troppo tardi la lezione». Il consiglio dei ministri è corso ai ripari. Anche se c’è chi, come Beppe Grillo e Antonio Di Pietro, resta scettico. Contento invece il leader della Lega Roberto Maroni: «Sul finanziamento ai partiti, noi siamo favorevoli all’abolizione. Nel bilancio della Lega - ha proseguito - abbiamo messo zero finanziamenti pubblici, a partire dal 2014, quindi siamo assolutamente favorevoli». Il segretario della Lega ha spiegato che «se il governo deciderà di seguire questa linea», la Lega sarà al suo fianco per «sostenere l’iniziativa e azzerare i finanziamenti ai partiti». Poteva fare altrimenti dopo lo scandalo del tesoriere Belsito e dei diamanti? Ha una posizione diversa Fabrizio Cicchitto (Pdl): «Nutro dei forti dubbi sull’abrogazione totale del finanziamento pubblico ai partiti. Come al solito in Italia si passa da un estremo all’altro. Il risultato finale, a regime, sarà che quattro o cinque lobbies, quale che sia la loro regolamentazione, spadroneggeranno in Parlamento, negli Enti Locali e nel Paese». Resta perplesso anche il MoVimento 5 Stelle, ma per altre ragioni. Sul suo blog Beppe Grillo non usa, come al solito, mezzi termini: «Hanno trovato un accordo per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti... Beh dopo vent’anni dal referendum va bene!!!! Ah è solo una proposta, deve prima esprimersi la ragioneria, trovare coperture, regolamentare statuti, regolare donazioni private, trasparenza, regole, regolamenti, commi, articoli. Capito!». Poi il comico genovese ricorda che il M5S «ha rifiutato 42 milioni di euro di finanziamenti semplicemente non richiedendoli, non ci vuole un accordo per farlo, basta la volontà. L’ennesima presa per il culo pre-elettorale del pdmenoelle)». Per Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani (nel 1993 i promotori del referendum), «l’annuncio del presidente Letta di una iniziativa governativa per abolire il finanziamento dei partiti è di certo un fatto nuovo, perché rompe il tabù che per quarant’anni ha visto la partitocrazia unita contro i referendum Radicali del 1978, del 1993 e del 2000. Aspettiamo, però, di vedere il contenuto del disegno di legge e come verrà accolto in Parlamento».
Addio ai finanziamenti ai partiti. Forse
Il Consiglio dei ministri approva le linee guida. Tra pochi giorni il testo Letta: «Abbiamo trovato l’intesa». Grillo: «Solo una presa in giro»
