Sul filo dell’Europa. Malgrado gli schiaffi. Ieri il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, nella sua relazione all’assemblea annuale, ha detto chiaramente che è «in Europa che troviamo le leve della crescita, nella sua capacità di rilancio degli investimenti e di dotarsi di una politica industriale innovativa». Il premier Letta incalza: «Siamo dalla stessa parte: la politica forse troppo tardi ha capito la lezione, ma ora deve applicare quello che ha capito». Proprio per questo vuole costruire per l’Italia una nuova «leadership europea» in campo industriale da raggiungere entro il 2020, con il 20% del pil prodotto dall’industria e dalla manifattura. Sarà stata la sberla di Fiat, non solo al governo ma all’Italia tutta, a far riconsiderare l’Europa come l’unico futuro possibile? E sì perché dopo le solite critiche (la Fiat dopo aver preso gli aiuti scappa, Marchionne è cattivo, l’Italia ci rimette), bisognerebbe farsi un paio di domande, retoriche, e darsi, onestamente, una risposta: perché Fiat (e non solo) sceglie Londra come sede fiscale? Perché nessuna azienda si sogna di venire in Italia a delocalizzare e investire? Semplice, in Gran Bretagna si pagano meno tasse mentre in Italia la pressione fiscale lascia le imprese senza fiato. Non si può parlare di Europa solo per la libertà di traffico e concorrenza di merci e parlare di tradimento se un industriale sceglie Paesi più competitivi. Proviamo ad abbassare le tasse e a fare anche in Italia concorrenza fiscale, proviamo ad essere economicamente «appetibili» e nessuno scapperà. Del resto se un imprenditore come Flavio Briatore dice che «lo straniero vede l’Italia come un Paese pericoloso proprio perché è senza regole» si capisce il grido d’allarme di Squinzi che usa parole come «sofferenza» e «baratro». Per gli industriali le riforme non sono più rinviabili, dalla riduzione del cuneo fiscale alla soluzione della disoccupazione. Ne vale la sopravvivenza delle industrie e del Paese. Il presidente di via dell’Astronomia è stato chiaro: l’Italia esiste perché è una potenza industriale che però stiamo distruggendo. Nell’assemblea del 2014 Squinzi dovrà parlare delle soluzioni adottate dal governo. Oppure non parlerà. Perché sarà troppo tardi.
Una potenza industriale da difendere
di Sarina BiraghiSul filo dell’Europa. Malgrado gli schiaffi. Ieri il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, nella sua relazione all’assemblea annuale, ha detto chiaramente che è «in Europa...