Stavolta non c’è alcuna manifestazione convocata in tutta fretta. Nessuna chiamata alle armi a difesa di Silvio Berlusconi. Certo, il Pdl non rinuncia a parlare di «teoremi», «persecuzioni», «pregiudizi» e «accanimento» nei confronti del Cavaliere. Ma è il solito gioco delle parti. I magistrati attaccano, gli uomini di Silvio rispondono. Si va avanti così da 20 anni, perché dovrebbe cambiare. La novità, semmai, è che i toni sono molto più pacati di altre volte. Anche il Cavaliere rinuncia al solito affondo contro i «giudici comunisti». E si limita a diramare una nota molto misurata. Le motivazioni della sentenza della Corte di Appello di Milano sulla vicenda Mediaset - sottolinea - sono davvero surreali». «Come risulta indiscutibilmente dagli atti - precisa - non ho mai avuto conti all’estero. Mai neppure un centesimo delle asserite violazioni fiscali mi è pervenuto così come parimenti risulta dagli atti. Tutti i proventi dei diritti sono rimasti in capo alle aziende di terzi che li commercializzavano». «Vi è di contro - prosegue - la prova conclamata che alcuni dirigenti infedeli di Mediaset hanno ricevuto svariati milioni di euro per comperare tali diritti. È ovvio che mai un imprenditore avrebbe potuto tollerare che i suoi dirigenti fossero pagati da fornitori per agevolare gli acquisti nella propria azienda. Se vi è ancora un barlume di buonsenso sull’applicazione del diritto e sulla valutazione del fatto questa sentenza non potrà che essere posta nel nulla riconoscendosi la mia assoluta innocenza». È piuttosto evidente che il Cavaliere non vuole aprire lo scontro. E l’impressione è che lo faccia soprattutto per evitare fibrillazioni che possano mettere in crisi il governo. Lo spiega chiaramente il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta che, dopo aver dichiarato a caldo che «contro Silvio Berlusconi esiste una vera e propria persecuzione giudiziaria» e che «i giudici disegnano un quadro accusatorio basandosi sul nulla», aggiunge: «Il presidente ha detto con chiarezza che le sue vicende giudiziarie non hanno e non avranno nulla a che vedere con il governo. I governo possono cadere per vari motivi, possono anche cadere per Epifani, ma sicuramente questo governo non cadrà per colpa nostra». Insomma Enrico Letta può dormire sonni tranquilli. E con lui i ministri Pdl al governo che, stavolta, possono rimanere in silenzio senza l’imbarazzo di dover per forza scendere in campo, o in piazza, al fianco del loro leader. Al loro posto, da sottolineare, l’intervento del presidente dei senatori Pdl Renato Schifani: «L’unica prova che emerge dalle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Milano sui diritti Mediaset è quella dell’eterno pregiudizio di una certa magistratura nei confronti del presidente Berlusconi». «Ne siamo a conoscenza da tempo - prosegue -, ma continuiamo a stupirci di fronte ad un quadro accusatorio che si fonda sul nulla assoluto. Mi auguro prevalgano le ragioni del buonsenso da parte della Corte di Cassazione che ribalti un giudizio motivato in maniera così lacunosa da apparire viziato». Ma soprattutto quelle che l’ex ministro Paolo Romani rilascia in un’intervista all’ Huffington Post . L’esponente Pdl, infatti, parla del «patto» che ha portato alla nascita del governo e alla rielezione di Giorgio Napolitano. «Qualcuno - spiega - dice in questo governo c’è la volontà di costruire una nuova Dc senza Berlusconi, attraverso il processo che dice nel gioco. Io dico: chi è al governo è di provata fede berlusconiana, le procure purtroppo non fanno parte del patto di governo, nella misura in cui nessun esecutivo in questo paese è in grado di assicurare una giustizia equa e normale, e quando giudicherà esaurito il percorso di questo governo, lo deciderà Berlusconi e gli altri lo seguiranno. Voglio dire, il patto col Quirinale lo ha siglato Berlusconi, e non sanno i nostri al governo a dichiarare o meno esaurita questa esperienza». E la domanda nasce spontanea: fino a quando reggerà il Cavaliere?
Silvio: «Motivazioni surreali» Ma il governo non rischia
Il Cavaliere Una nota per rivendicare la propria innocenza Brunetta: «L’esecutivo non cadrà per colpa nostra»
