L’accordo raggiunto solo ieri al vertice governo-maggioranza a Palazzo Chigi sulla clausola di salvaguardia per mettere in sicurezza il Porcellum rischia di non reggere davanti ai subbugli interni del Pd e alla netta presa di posizione del Pdl. Un'intesa sul merito delle modifiche è ancora lungi dall'essere raggiunta ed è per questo che il governo è al lavoro per tentare di disinnescare le micce. Di fronte ai veti incrociati, l'esecutivo punta a riaffermare e valorizzare la sostanza della decisione presa l’altroieri: la messa in sicurezza della legge elettorale va fatta entro il 31 luglio. Compito affidato ai ministri «pompieri» Dario Franceschini e Gaetano Quagliariello. Saranno loro nei prossimi giorni a incontrare le forze politiche, anche di opposizione, per capire come muoversi sulla mozione con cui le Camere, il 29 maggio, daranno il via all’iter delle riforme. È possibile che il testo contenga anche un passaggio all’impegno di superare il Porcellum con una data certa. E resta in campo l'ipotesi che sia proprio l'esecutivo a dare l'input, con un ddl ad hoc, sui ritocchi al Porcellum. Quagliariello, pur non nascondendo le «diverse posizioni», garantisce che alla fine si arriverà a un punto d'incontro. «Troveremo la sintesi», ha detto, stigmatizzando quei «commentatori che enfatizzano» e che in realtà «non credono che il governo duri e faccia le riforme». Le trattative sul merito inizieranno giovedì, dopo il voto della mozione, ma a ieri le distanze sembravano ancora incolmabili. Sul piede di guerra è soprattutto il Pd, dove si allarga il fronte dei contrari al solo innalzamento della soglia del premio di maggioranza, che produrrebbe un sistema proporzionale e dopo le critiche espresse da diversi esponenti democratici e l'avvertimento del «rischio palude» lanciato dal segretario Guglielmo Epifani, è arrivata ieri la sonora bocciatura di Matteo Renzi alle modifiche light della legge «porcata». «Il Porcellum non si può correggere, modificare, emendare se è una porcata, così come l'ha definito quello statista in camicia verde che è Calderoli. Se il Porcellum lo cambi un pochino diventa un Maialinum», sostiene il sindaco di Firenze. Della riforma sarà investita la direzione del Pd, che dovrebbe essere fissata alla fine della prossima settimana, dopo l'incontro di Epifani con i segretari regionali giovedì. Il fronte più governativo, vale a dire l'area dei lettiani e dei franceschiniani, lavora per trovare un'intesa che non metta a rischio il governo. Da Renzi ad Anna Finocchiaro, da Walter Veltroni ai prodiani e allo stesso Epifani, si punta a un sistema che garantisca governabilità e ripristini, per quanto possibile, un rapporto tra eletti ed elettori. Come nel vecchio Mattarellum. Ma il Pdl di Mattarellum, sebbene opportunamente ritoccato, non ne vuole sapere e rilancia il semipresidenzialismo alla francese con un sistema a doppio turno di collegio, ribadendo una netta chiusura nei confronti del vecchio sistema elettorale: «Sarebbe un non senso tornare al passato proprio quando stiamo lavorando per modificare la Costituzione», ha spiegato Renato Brunetta. In prospettiva, una volta completate le riforme, il Pdl punta a un semipresidenzialismo a doppio turno. Ipotesi su cui il Pd, o almeno una parte, è disponibile a ragionare. «Non è un tabù», ha assicurato uno dei parlamentari in prima linea sul dossier riforme, ma certo «non è che possono pensare che vi sia un'unica posizione». In via dell'Umiltà la guardia resta alta: il timore dei «falchi» è che con la scusa delle modifiche al Porcellum il Pd - ma anche il governo - prenda tempo per superare la finestra di ottobre e impedire così un ritorno anticipato al voto. Una sorta di «clausola di salvaguardia», viene spiegato, non della legge elettorale ma «del governo stesso». C’è poi chi ritiene che le riforme costituzionali non si faranno affatto (Quagliariello ripete e garantisce che «le faremo») e che dopo i ritocchi al Porcellum, si tornerà a votare con un sistema che non soddisfa per nulla le «esigenze» del Cavaliere. Non che il Pdl sia unito nell'intenzione di far saltare il banco e tornare alle urne. Ma c’è chi si interroga sui prossimi passaggi e, soprattutto, sulle scadenze processuali di Berlusconi che, di qui a poco, potrebbe vedersi confermata in via definitiva la sentenza Mediaset, con tanto di interdizione dai pubblici uffici. In quel caso, è il ragionamento, che si fa se non si può andare a votare con una legge a rischio incostituzionalità? «Avremmo le mani legate e rischiamo di ritrovarci anche senza leader», è la riflessione. Insomma, la questione ritocchi del Porcellum investe il futuro stesso del partito. Silvio Berlusconi non si interessa direttamente della vicenda, di sistemi e modelli elettorali fa discutere i suoi esperti, ma una cosa è certa: il Porcellum, è la convinzione dell'ex premier, conviene al Pdl. Tanto più se si dovesse andare a un sistema molto più proporzionale e con una soglia per l'attribuzione del premio alta, il 40%. Con un accordo con i montiani quasi già in tasca, ha rivelato ai suoi a più riprese il Cavaliere, e con i sondaggi che danno il Pdl sempre più in salita, il gioco è fatto. Se si aggiunge, è ancora il ragionamento, che il Pd difficilmente uscirà fuori dal pantano in cui si trova, per Berlusconi non ci saranno avversari. Da qui la linea dettata ai suoi: vanno bene i ritocchi al Porcellum purché siano minimi. E no alle preferenze. Il Cavaliere vuole l'ultima parola sulle liste e il Porcellum gliela garantisce appieno.
Sì al Porcellinum. Ma senza preferenze
Il Pdl studia le modifiche della legge elettorale. E il Cav «tenta» Monti Renzi boccia la revisione del testo Calderoli: «Resta una porcata»