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Tutti i rischi delle modifiche al Porcellum

Con le elezioni il cittadino - diceva un arguto scrittore, Gesualdo Bufalino - opera una difficile scelta fra "imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non...

Con le elezioni il cittadino - diceva un arguto scrittore, Gesualdo Bufalino - opera una difficile scelta fra "imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente". Il sistema elettorale rende possibile la scelta: non è uno strumento asettico perché ha una "logica interna", è congegnato in modo da influire sulle caratteristiche strutturali del sistema politico. Il che chiarisce il motivo della conflittualità (e dei minuetti) fra i partiti.

L’accordo (forse raggiunto) per introdurre modifiche "minime" al porcellum contestualmente all’avvio di un percorso di revisione costituzionale è una riprova della diversità di vedute sul tema ma anche una spia dell’incertezza che accompagna la vita del governo sottoposto a fibrillazioni continue. È un tentativo di "mettere in sicurezza" la legge elettorale da una possibile pronuncia di incostituzionalità che creerebbe un vuoto legislativo. In altre parole, è un modo per non escludere (o minacciare) la possibilità di un ritorno anticipato alle urne.

Dei motivi di incostituzionalità del porcellum indicati dalla Cassazione, il più significativo è quello relativo al premio di maggioranza. È giusto intervenire stabilendo una soglia minima, attorno al 40%, dei suffragi ottenuti dalla coalizione vincitrice perché possa scattare un premio in grado di assicurare la governabilità. Persino la legge Acerbo, studiata per stabilizzare il fascismo, prevedeva una soglia, molto bassa, insieme all’ipotesi di una ripartizione proporzionale dei seggi ove la circostanza non si fosse verificata. Ciò detto, va sottolineato che un intervento "minimale" sui premi di maggioranza per l’elezione dei senatori non è altrettanto semplice: la scelta, infatti, di attribuire premi su base regionale fu adottata a seguito di pressioni che prefiguravano un possibile vizio di costituzionalità del premio nazionale. D’altro canto, non vi sarebbero garanzie di omogeneità fra i risultati di Camera e Senato. Tutto questo conferma la necessità che la revisione della legge elettorale sia non fine a se stessa, ma collegata alla riforma delle istituzioni, a cominciare dal bicameralismo. Una cosa è da evitare: che gli interventi "minimali" reintroducano surrettiziamente il proporzionale puro. Sarebbe un passo indietro che porterebbe alla alleanza degli "imbecilli" e dei "mascalzoni" di Bufalino. A danno dell’Italia e della suo ammodernamento democratico.

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