Politica

Legge elettorale ecco il Porcellinum

Accordo per cambiamenti minimi entro l’estate Il Pdl teme «incroci pericolosi» con i processi del Cav

La legge elettorale si cambierà. Ma le modifiche saranno minime, solo per scongiurare una sentenza di incostituzionalità da parte della Consulta. Il vertice di maggioranza di ieri mattina ha infatti stabilito che entro l’estate il Porcellum dovrà essere ritoccato. Ma la riforma vera e propria arriverà più tardi, come ha ribadito nel pomeriggio Enrico Letta a Bruxelles per il consiglio europeo: «Questi eventuali piccoli cambiamenti non sono la legge elettorale con la quale voteremo». Quella definitiva uscirà «al termine del processo di riforma costituzionale, quindi spero a cavallo della fine dell'anno, e sarà una legge elettorale di riforma complessiva, che terrà conto della nuova forma di governo che dalla riforma costituzionale sarà uscita». Dunque per fine agosto ci troveremo davanti un «Porcellinum» come è già stato ribattezzato. Probabilmente con una solo modifica, quella che consente appunto di evitare la «mannaia» della Consulta: l’innalzamento del premio di maggioranza al partito o alla coalizione che raggiunge, alla Camera e al Senato, almeno il 40 per cento. Una soluzione che, in questo momento, non garantirebbe la governabilità perché nessuno è in grado di raggiungere quella percentuale. E per di più le posizioni di Pd e Pdl sugli aggiustamenti restano ancora distanti. Proprio i Democratici temono che si si arrivi ad avere una legge elettorale puramente proporzionale. «Vedo solo un rischio – ha avvertito il segretario Guglielmo Epifani – se si andasse al voto con Porcellum modificato si avrebbe un parlamento proporzionale e quindi ingovernabile». Il Pdl, invece, avrebbe gradito non intervenire affatto sul Porcellum e rimandare il tutto a una volta che sarà definito il quadro dell'architettura costituzionale. L'ipotesi considerata più fattibile è che dopo aver sondato i partiti - giro di orizzonte che dovrebbe iniziare già questa settimana - il ministro per le riforme Gaetano Quagliariello riferirà al premier e al governo il ventaglio di possibilità. Tra, ad esempio, una soglia per ottenere il premio del 40% come vuole il Pdl e il ritorno al Mattarellum su cui insiste gran parte del Pd, si dovrà trovare «il giusto compromesso». Intanto un passo importante, sostengono i due ministri Franceschini e Quagliariello, è stato compiuto: le riforme costituzionali avranno come motore e punto centrale il Parlamento. Tramontata definitivamente la Convenzione – troppo rischiosa la polemica su chi l'avrebbe dovuta presiedere, con l'autocandidatura, poi negata, di Berlusconi – si procederà con un «comitato dei 40» composto da membri delle prime commissioni di Camera e Senato. Altro «scoglio» superato, l'ok a sgombrare il campo dalla presenza, ritenuta a rischio veti incrociati, degli esperti o saggi, che interverranno solo come supporto al governo e comunque con compiti esclusivamente consultivi. Ma nel Pdl c’è un altro timore: che la modifica della legge elettorale si vada ad incrociare pericolosamente con i processi a Silvio Berlusconi. Il rischio è che a ottobre, nonostante le sollecitazioni, il Porcellum non sia stato ancora modificato e a quel punto ci sarà la pronuncia di incostituzionalità della Consulta. Se il Cavaliere nel frattempo venisse condannato dalla Cassazione il Pdl si ritroverebbe con il suo leader fuori dal Parlamento e senza la possibilità di tornare a votare subito.

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