di Beniamino Caravita Quattro "non-casi" che assediano la discussione pubblica in questi giorni dimostrano plasticamente come un diabolico intreccio tra incertezza politica, parossismo dell'informazione in cui tutto è diventato un talk-show, pressione incontrollata dei nuovi media rischino continuamente di minare i fragili equilibri politici che il debole sistema istituzionale italiano riesce faticosamente a produrre. Primo "non-caso": l'ineleggibilità di Berlusconi. Ma come è seriamente ipotizzabile che dopo 20 anni e cinque delibere della Camera dei deputati che accolgono una tesi restrittiva della legge del 1957 si possa mai tornare indietro, in assenza di fatti nuovi di particolare gravità? Certo, è arrivata una forza politica nuova in Parlamento, ma questioni che attengono alla vita democratica del Paese devono essere trattate con più prudenza dalla politica, dai mass media, dagli stessi commentatori. Secondo "non-caso": la legge sui partiti presentata dal Pd. Il tema è cruciale: senza partiti democraticamente organizzati il sistema politico si impantana; la soluzione è infelice: non si può imporre la registrazione per partecipare alle elezioni; ma la questione è sul tappeto da decenni, addirittura dall'entrata in vigore della Costituzione e attraversa da sempre il dibattito politico e costituzionale italiano e europeo (ne è un esempio la legge tedesca sui partiti); e soprattutto, per fortuna del sistema democratico italiano, la presentazione di un disegno di legge - spesso fatta per ragioni di bandiera politica o addirittura personale - è solo il primo passo di un processo decisionale che si svolge negli spazi aperti della discussione pubblica e parlamentare. Un discorso speculare si può fare sul terzo "non-caso": la presentazione di un disegno di legge sul concorso esterno in associazione mafioso, avente come obiettivo il suo inserimento nel codice penale e la determinazione (ridotta, si dice) della pena; il tema è da lungo tempo discusso, con opinioni contrastanti, ma la presentazione, da parte di un singolo senatore, è solo, eventualmente, l'inizio del processo decisionale. Il quarto "non-caso" è peculiare e, in qualche modo, più grave, giacché coinvolge non solo politica e mass-media, ma anche le istituzioni giuridiziarie: il dibattito sulla modifica della legge elettorale e sulla priorità tra questa riforma e la riforma del bicameralismo, invece di partire da una equilibrata discussione parlamentare, sta prendendo le mosse da una ordinanza della Cassazione che probabilmente la Corte costituzionale dichiarerà inammissibile. È l'informazione, bellezza, si potrebbe dire, che tutto trasforma in show biz; e nessuno vuole mettere il bavaglio all'informazione. Ma l'effetto congiunto della crisi economica, della massificazione informativa e della fragilità istituzionale sta spingendo il paese verso un clima non solo economico ma anche culturale e sociale quasi irrespirabile: almeno dalla fragilità istituzionale si deve uscire presto e bene con rapidissime riforme condivise, secondo le linee da ultimo indicate sia negli interventi del Presidente della Repubblica sia nell'audizione di ieri del Ministro Quagliariello alle Commissioni riunite affari costituzionali.
I 4 «non casi» della politica
di Beniamino...