Il Financial Times gli ha dedicato la homepage del suo sito e lo ha definito come «l’ultimo colpo all'Italia, dove il nuovo governo di coalizione di Enrico Letta sta cercando di arrestare il deflusso di investimenti» dopo quasi due anni di recessione. La questione è l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale di Fiat Industrial, il ramo del Lingotto che produce autocarri pesanti e veicoli industriali, nel Regno Unito dopo il completamento della fusione con Cnh per usufruire di un regime fiscale più leggero. Il piano di fusione è contenuto in un documento depositato presso la Sec, l'autorità dei mercati Usa. Il quotidiano della City ricorda che nel Regno Unito la tassa applicata alla aziende è stata tagliata negli ultimi anni dal 30% del 2007 all'attuale 23,25% e che al 2015 dovrebbe scendere ulteriormente al 20%. In Italia l'aliquota è invece circa del 31,4% «un livello che i leader industriali italiani - scrive il quotidiano finanziario - considerano punitivo, con le difficoltà a crescere mentre i consumi sono in calo e l'economia ristagna». La nuova società post-fusione avrà sede legale nei Paesi Bassi e sarà quotata inizialmente alla Borsa di New York. L'integrazione è stata approvata sia dal cda di Fiat Industrial sia da quello di Cnh, ma è in attesa del via libera delle assemblee degli azionisti entro la fine di giugno. L'obiettivo delle due società è chiudere l'operazione entro la fine del terzo trimestre di quest'anno. Ma ieri Fiat in una nota smentisce che con il trasferimento del domicilio fiscale della nuova società in Gran Bretagna, l’Italia perderebbe 500 milioni di tasse. Poi il Gruppo ricorda che «da molti anni Cnh Global Nv ha la sede legale in Olanda. In Italia invece, come negli altri Paesi, hanno sede le società nazionali che svolgono attività in ogni singola nazione e che continueranno a pagare le tasse dove operano. L'affermazione che l'Italia perderebbe più di 500 milioni di tasse è quindi assolutamente falsa». E spiega perché: «questa cifra deriva dal consolidamento delle tasse di ogni singola azienda del Gruppo in conformità con le leggi locali. In particolare, il 46% è di competenza delle società operanti in Nord America, l'11% di quelle in America Latina, il 27% di quelle in Europa, di cui solo il 5% di quelle in Italia. La nuova società, che deriverà dalla fusione, ha scelto il proprio domicilio fiscale in conformità con tutte le normative vigenti ed ha richiesto in merito il parere delle autorità competenti dei Paesi Bassi e del Regno Unito e si atterrà alle loro decisioni». Quanto ai motivi dela selta della nuova sede legale, il Gruppo dice che «sono in linea con gli obiettivi principali dell'operazione: la creazione di un gruppo globale nel settore del capital goods, capace di attrarre investitori internazionali. Dopo aver esaminato i vari trattati bilaterali contro la doppia imposizione il Gruppo ritiene che il domicilio fiscale nel Regno Unito metterebbe gli azionisti della futura nuova società sullo stesso livello degli azionisti dei suoi maggiori concorrenti». Il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato si è subito messo in moto per capire quali sono le reali intenzioni dell’amministratore delegato del Gruppo Sergio Marchionne. I due dovrebbero vedersi la prossima settimana per un chiarimento. Il ministro ha ricordato di essere figlio di un operaio e di aver frequentato le colonie estive dell'azienda. Questo per cttolineare che lui proprio in virtù di questo trascorso, ha una particolare sensibilità per le questioni della Fiat. Detto questo, «però dobbiamo tener presente che il mercato nazionale è passato in tre anni da 2 milioni di nuove immatricolazioni a una previsione di poco oltre 1,3 milioni a fine anno. L'automotive è in forte difficoltà, ma resta fortemente strategica per il nostro Paese». Sull’onda dela rivelazion del piano del Lingotto, il titolo di Fiat Industrial ha chiuso in progresso del’1,42% a 9,27 euro. Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Regione Piemonte. «La cosa fondamentale è che qui ci siano gli stabilimenti e che funzionino» ha detto Roberto Cota. «Io mi baso su quello che ha detto Marchionne - ha aggiunto Cota - che ha assicurato che intende impiegare e potenziare i nostri siti produttivi». Di segno opposto la reazione di Sel che attacca: «Quanti soldi ha preso la Fiat in questi anni? Se il governo non prenderà provvedimenti, avremo una crisi industriale devastante dovuta anche all'egoismo prodotto in questo momento. Qualsiasi legge di mercato - ha detto Gennaro Migliore - prevede l'intervento dello Stato. In Germania lo Stato interviene, e ha mandato a casa Marchionne quando voleva fare shopping senza dire cosa avrebbe voluto fare delle aziende tedesche».
Fiat va a Londra per pagare meno tasse
Via la sede di Industrial dopo la fusione con Cnh. Financial Times: in GB imposte light. Lingotto: falso che il fisco italiano perderebbe 500 milioni
