Politica

Un 40enne su quattro vive di paghetta

Il disagio secondo Swg: pur di lavorare il 32% dei giovani farebbe lo spazzino Il 51% pronto a espatriare. «In ogni caso saremo più poveri dei nostri genitori»

Una volta i giovani italiani erano accusati di essere poco «elastici» rispetto ai pari età europei. Di accettare con difficoltà, cioè, un’occupazione inferiore al titolo di studio conseguito. La crisi, che ha portato la disoccupazione degli under 35 a sfiorare la soglia del 40%, deve però aver influito profondamente su questo atteggiamento, se è vero che oggi un giovano su 3 pur di lavorare farebbe lo spazzino, il pony express o l’operatore di call center. O, ancora, che tra i disoccupati il 43% sarebbe disposto ad accettare una paga di 500 euro per un «full time» e il 39% lavorerebbe più ore pur mantenendo la stessa retribuzione. Sono i risultati di un sondaggio effettuato da Swg e presentato ieri, nel corso dell’Assemblea di Giovani Impresa Coldiretti. Una quadro che dipinge una generazione sempre più scoraggiata e disillusa, disposta nel 51% dei casi persino a tradire l’antica identità mammona per trasferirsi all’estero pur di evitare una vita sulle spalle dei genitori. Ed è proprio il dato riguardante i disoccupati costretti a rimanere a vivere nel focolare domestico che lascia più sconvolti: più di un 40enne su 4, esattamente il 28%, si mantiene grazie alla «paghetta» dei genitori. La percentuale sale al 43% tra i giovani compresi tra i 25 e i 34 anni e all’89 tra i 18 e i 24 anni. «La famiglia - sottolinea il presidente della Coldiretti Sergio Marini - è diventata una rete di protezione sociale determinante che opera come fornitore di servizi e tutele per i membri che ne hanno bisogno». Lo conferma il fatto che il 51% dei giovani vive coi propri genitori e, di questo, solo il 13 per scelta, mentre il 38 perché non può permettersi un alloggio proprio. «I giovani - continua Marini - stanno dimostrando un forte spirito di sacrificio che li porta addirittura a rinunciare a diritti del lavoro fondamentali. Ma questo non può essere consentito in un Paese civile come l'Italia che non può permettersi di rincorrere la competizione internazionale sul piano dei costi, soprattutto umani, ma deve puntare su una crescita sostenibile che valorizzi le distintività nazionali, creatività, cultura, ambiente, cibo e territorio». Peccato che per molti ragazzi tutte queste restino soltanto parole. E mentre la politica insegue il sogno di un’Europa unita non solo finanziariamente, la nuova generazione ha già adottato gli altri Paesi del Continente come nuova patria: la maggioranza dei giovani (51%) sotto i 40 anni è pronta a espatriare per motivi di lavoro mentre il 64% è disponibile a cambiare città. La disponibilità a lasciare l’Italia - sottolinea la Coldiretti - riguarda sia gli studenti (59%) che i disoccupati (53%), ma anche coloro che hanno già un lavoro (47%). «Questo perchè - si legge nella nota dell’associazione - il 73% dei giovani ritiene che l’Italia non possa offrire un futuro». Di più: sei giovani su dieci si sono convinti che, se resteranno in Italia, dovranno rassegnarsi a una vita più povera di quella vissuta dai propri genitori. La preoccupazione sul futuro economico traspare anche dall’elevato grado di insoddisfazione che caratterizza i giovani occupati, che per il 36% dei casi non sono contenti del proprio lavoro, che risulta poco appagante dal punto di vista economico per 3 insoddisfatti su 4 e privo di prospettive di crescita professionale per 1 su 3. Il risultato è che, concludono da Coldiretti, ben il 77% dei giovani occupati pensa di cambiare lavoro. Per fare cosa? Qui arriva un altro dato abbastanza sorprendente. Sarà per colpa della crisi finanziaria, ma il 38% dei giovani italiani preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (28%) o fare l’impiegato in banca (26%). Al 42% dei giovani piacerebbe fare l’agricoltore se avesse il terreno contro il 39% che non sarebbe invece interessato. Un dato spiegabile anche con l’andamento in controtendenza del settore «primario». Le assunzioni nelle aziende agricole, infatti, sono aumentate del 3,6% rispetto all’anno scorso. La crescita di opportunità nel settore agricolo è resa evidente anche dal boom del 29% delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli e del 13% negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare e agroindustria, secondo una analisi della Coldiretti. Le cosiddette «braccia rubate all’agricoltura» stanno a poco a poco tornando a casa.

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