Il presidente del consiglio Enrico Letta va avanti con la sua rivoluzione per un «europeismo a schiena dritta». Lo aveva già detto nel discorso di insediamento e ieri, senza perdere di vista gli impegni presi con Bruxelles, lo ha ripetuto: «L’Italia chiede più Europa». Sia chiaro, un’Unione europea al servizio dei cittadini e più attenta alle innovazioni politiche, non certo una gabbia fatta di «zero virgola», calibro di zucchine e cetrioli, procedure infinite e vincoli da rispettare. Senza loden, con un tono politicamente più puntuto, con una sensibilità meno filo tedesca del suo predecessore tecnico, Letta parla a Roma ma sa che Berlino ascolta e forte di un governo di larghe intese (peraltro con alleati non certo proni alla Germania), chiede all’Europa «molto di più e molto di meglio». Non ci sta a far parte del fronte europeo dei «poveracci», piuttosto vuole un’Italia protagonista nella marcia contro l’austerità imposta dalla Merkel e i voli pindarici di Hollande, peraltro a capo di una Francia entrata ufficialmente in recessione. Insomma schiena dritta senza dare sponde al populismo ma per trattare su maggiori margini alle politiche di bilancio ben sapendo che sull’Italia pesano un centinaio di procedure d’infrazione oltre al debito pubblico che, come rilevato dall’Ocse, rimane il problema numero uno del Paese. Oggi Enrico Letta al vertice europeo di Bruxelles ribadirà la posizione italiana in favore di misure urgenti a cominciare dall’occupazione. Con uno sguardo alla Bce «nella ricerca di soluzioni che sostengano il credito alle imprese, contrastando la frammentazione dei mercati finanziari». Letta non demorde su uno dei provvedimenti più sensati per il rilancio dell’economia. E cioè il decreto sui pagamenti della pubblica amministrazione che sblocca una parte consistente del debito accumulato dallo Stato e dagli enti locali nei confronti delle imprese private: un flusso di liquidità di circa 40 miliardi di euro in due anni. Un’operazione «firmata» Tajani a Bruxelles ma sostenuta come una priorità dal premier perché una boccata d’ossigeno può rimettere in moto un’economia immobile. Serve anche questa ri-partenza per dimostrare che siamo un grande Paese, uno di quelli che non accetta di essere considerato di «serie B» e vuole sventolare la bandiera di un’Europa gagliarda e unita.
L’Europeismo a schiena dritta
di Sarina BiraghiIl presidente del consiglio Enrico Letta va avanti con la sua rivoluzione per un «europeismo a schiena dritta». Lo aveva già detto nel discorso di insediamento e ieri, senza...