Un po’ di cronaca. A febbraio del 2012, il 17 per la precisione, il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro ha presentato un disegno di legge dal titolo «Disposizioni per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione in materia di democrazia interna e trasparenza dei partiti». Assegnato alla commissione Affari Costituzionali in sede referente il 28 marzo 2012, non è mai stato esaminato. Il 22 marzo 2013 Finocchiaro ha ripresentato lo stesso identico testo. È prassi che i parlamentari ripresentino le loro proposte nella speranza che vengano finalmente discusse e approvate. L’attività legislativa, dopotutto, è il loro lavoro. Non a caso la senatrice Pd ha ripresentato altri 4 ddl «eredità» della precedente legislatura. Il 9 maggio il testo è stato assegnato alla stessa Commissione. La discuteranno? L’approveranno? Forse. Non c’è risposta certa a questa domanda. Non può esserci. Tra il 2008 e il 2013, 644 ddl sono stati inviati alla prima commissione di Palazzo Madama in sede referente, 148 hanno concluso il proprio iter. Il 23%. Insomma, la proposta Finocchiaro poteva tranquillamente perdersi nelle nebbie del Parlamento. Se non fosse che è diventata l’oggetto di una polemica alimentata da una buona dose di improvvisazione politica e strumentalità. Il testo infatti stabilisce, tra le altre cose, che possano partecipare alle elezioni e accedere alla successiva ripartizione dei rimborsi, solo quei partiti politici che hanno personalità giuridica e uno statuto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Tradotto: un soggetto come il MoVimento 5 Stelle al momento sarebbe escluso. Beppe Grillo ha subito colto la palla al balzo per gridare al complotto. E il Pd è presto finito in un circolo vizioso fatto di giustificazioni ed errori strategici. L’ultimo ieri mattina quando Luigi Zanda, capogruppo democratico al Senato e cofirmatario del testo, intervistato da Repubblica e dalla Stampa , ha spiegato che la proposta, vista «l’interpretazione strumentale», poteva essere abbandonato al proprio destino. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha un po’ forzato la mano titolando «ritiro il testo». E alla polemica si è aggiunta la beffa. Grillo ha subito rilanciato sul proprio blog: «Zanda del pdmenoelle ha ritirato il testo della legge anti MoVimento. Il M5S potrà quindi partecipare e vincere le prossime elezioni». In realtà, se c’è qualcuno che può ritirare il testo, quella è Finocchiaro. Che non a caso, qualche ora dopo, annuncia: «Per quanto mi riguarda non lo ritiro». E aggiunge: «Se qualcuno deve misurare la validità del testo rispetto al fatto che danneggia Grillo (cosa a cui io non avevo minimamente pensato) che non vuole nè il controllo sul finanziamento nè la democrazia interna, è un punto di vista ma non è il mio. Che invece mi muovo sulla Costituzione italiana e su quella europea». «Questo testo nasce nella scorsa legislatura - prosegue - per rispondere all’esigenza di un controllo sul finanziamento pubblico dei partiti. Fino a quando i partiti non sono associazioni giuridicamente riconosciute, nessuno può esercitare questo controllo e allora siano delle associazioni riconoscite e abbiano i controlli pubblici e perché lo Stato dia questi soldi ai partiti occorre che lo Stato sia certo che quel partito sia ciò che scrive la Costituzione, ossia un luogo dove vige una democrazia interna». Insomma il Pd dà l’impressione, come spesso accade, di non avere una linea univoca. E gli attacchi sono assicurati. Da Gennaro Migliore (Sel) a Francesco Rutelli (Api), passando per Michela Vittoria Brambilla (Pdl), sono moltissimi quelli che accusano i Democratici di voler limitare la partecipazione, liquidando gli avversari e regalando a Grillo un argomento per fare propaganda. Ma c’è anche chi (tra gli altri il pidiellino Maurizio Gasparri e Davide Zoggia, Pd) difende la norma. Ma il comico genovese non molla e rilancia: «Le tentano tutte per farci fuori. Hanno presentato una leggina meravigliosa, stupenda, fatta da due del Pd, da una signora che è lì da 25 anni e che fa la spesa con la scorta all’Ikea perché la smontano e poi la rimontano a casa». «Continuano a far finta che non esistiamo - prosegue -, ma il vero problema è che loro sono in imbarazzo perché non ci fermano più, il nostro virus è irrefrenabile. Stiamo tenendo in piedi la democrazia e per tutta risposta ci vogliono far sparire con una legge. E il presidente della Repubblica non dice niente». A domani per la prossima puntata.
Legge anti-Grillo. Zanda ci ripensa, anzi no
Balletto Il capogruppo fa capire che il testo verrà ritirato, Finocchiaro smentisce E il comico genovese attacca: «Non ci fermano più, il nostro virus è irrefrenabile»