Le risposte della Chiesa alla crisi e l’emergenza educativa ma anche il modo di combattere la mafia. Sono alcune delle preoccupazioni dei vescovi italiani riuniti a Roma per la 65ª assemblea generale della Cei che il segretario mons. Mariano Crociata ha sottolineato al termine della prima sessione di lavori, caratterizzati dal dibattito sulla prolusione del presidente, card. Bagnasco. «I vescovi - ha detto - hanno manifestato preoccupazione soprattutto per le condizioni della nostra gente». La Chiesa, attraverso parrocchie e Caritas, ha un «termometro» diretto della crisi, che ha raggiunto picchi drammatici. «Ora - ha avvertito mons. Crociata - si sta producendo una sorta di capovolgimento per cui il welfare è assicurato dalla Chiesa, non dallo Stato. Le strutture pubbliche rimandano alle Caritas come punto d’appoggio, luogo d’aiuto che il pubblico non è in grado di assicurare. Questo è allarmante, serve una riflessione attenta per ritrovare equilibrio». Altro tema che sta a cuore ai vescovi è l’educazione. La Cei sta organizzando per la prossima primavera un appuntamento «di popolo» ancora da definire. Ma il segretario della Conferenza ha ribadito «l’attenzione alla scuola come tale, con la consapevolezza delle difficoltà e delle esigenze. Attenzione - ha ricordato - la maggioranza dei cattolici sta nelle scuole statali. La Chiesa ha a cuore la scuola perché sia luogo di crescita. Certo, la paritaria ha delle difficoltà. Ma le polemiche nei suoi confronti non sono espressione di libertà... La scuola pubblica ha diverse forme e la paritaria è una di queste». E ancora la mafia, prendendo spunto dalla beatificazione, sabato prossimo a Palermo, di don Pino Puglisi, che mons. Crociata ha conosciuto personalmente: «Ci indica la risposta che deve dare la Chiesa: don Pino non è stato un prete "antimafia"; è stato un prete, fino in fondo. È stato ucciso non perché conducesse una battaglia esplicita contro la mafia, anche se la condannava pubblicamente; era un prete che si dedicava all’opera pastorale ed educativa. Così tagliava alla mafia le sue radici, si opponeva a quella visione così distorta da essere distruttiva della persona e della società». Dunque, ha aggiunto il segretario generale della Cei, «la Chiesa deve essere Chiesa: se lo fa fino in fondo, per natura va contro la mafia. Poi è necessario l’impegno politico. La disoccupazione giovanile, ad esempio, indirettamente aiuta la mafia perché potrebbe portare qualche disperato ad essere allettato da ciò che dovrebbe suscitare ribrezzo». Rispondendo a una domanda sul governo, mons. Crociata ha detto che «serve l’impegno di tutti perché possa rispondere con gli interventi legislativi necessari a far fronte alla crisi e a bisogni sociali vasti e drammatici. Sulle formule, le forze politiche sanno cosa fare. Sarebbe invece preoccupante se di fronte a esigenze così urgenti continuassero scaramucce che rischiano di apparire come il prolungamento della campagna elettorale o una sua anticipazione mentre nessuno affronta i problemi». Non è mancato un passaggio su famiglia e tutela della vita. «Il matrimonio non è un patrimonio in termini confessionali ma culturali ed etici - ha sottolineato Crociata - Difendere la famiglia è vitale per la crescita delle persone e per il nostro comune futuro: che abbia bisogno di sostegno, anche sul piano economico, è sotto gli occhi di tutti». Ribadito, infine, l’appoggio alla raccolta di firme per la tutela dell’embrione «Uno di noi»: «Una battaglia di civiltà che riguarda la dignità della persona: serve un risveglio delle coscienze».
«Il welfare è assicurato dalla Chiesa»
Il segretario della Cei, Mons. Crociata: «Ormai lo Stato delega alla Caritas» Ai politici: «Basta con la campagna elettorale, vanno risolti i problemi»
