Nel 2012 l’Unione europea ha ricevuto il Nobel per la pace: i suoi alti papaveri non hanno avuto il pudore di chiedere di darlo alle popolazioni della Siria vittime di carneficine, in fondo meno distanti dei lidi dorati di Sharm el-Sheikh. Se poi si guarda alla motivazione, è provocatoria: «Per la funzione di stabilizzazione nel trasformare la maggior parte dell’Europa da un continente di guerra in un continente di pace, e l’impegno a favore della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani». Questa stabilizzazione e riconciliazione ha provocato rivolte ad Atene, Parigi, Madrid, Roma. Sta facendo proliferare partiti anti-Europa, e risorgere nazionalismi rossi e neri. E se oggi si chiede agli europei che cosa pensano della Ue, ecco il recentissimo rapporto di Pew Research, un istituto indipendente americano che ha ascoltato i cittadini di Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca. Titolo, "Il nuovo malato d’Europa: l’Unione europea". Risultati: i giudizi favorevoli alla Ue sono passati dal 2012 al 2103 dal 60 al 45%, con il crollo maggiore non in Grecia ma in Francia, uno stato fondatore. Quanto alla giudizio sui rapporti economici, i no aumentano dal 66% al 72. Se per Pew Research la Francia "è il caso limite di disillusione e scontento", scandagliando gli umori di tutti gli otto Paesi le critiche riguardano sia i politici nazionali sia quanto deciso tra Bruxelles, Francoforte e Berlino. La disillusione per i propri leader è al primo posto, seguita dal problema disoccupazione (78%), del debito pubblico (71%), dei prezzi (67%), dell'aumento del divario tra ricchi e poveri. Ma il maggior delitto dell'Europa di oggi è di avere ucciso il sogno dell'Europa di ieri. I padri fondatori, Alcide De Gasperi e Jean Monnet, Robert Schuman e Konrad Adenauer, erano sì visionari ma crearono anche la messa in comune delle risorse energetiche, della politica economica, della sicurezza e soprattutto la condivisione dei princìpi. La difesa rimase lettera morta: e del resto oggi, ben diversamente che negli Usa dove le differenze tra Stati non sono meno forti, chi immagina i cittadini europei pronti ad armarsi dietro la bandiera con le stelle e l’Inno alla Gioia? Eppure l’Europa è stata a lungo un esempio mondiale di boom economico, stabilità sociale e rispetto civile. Poi arrivarono le burocrazie. L’Unione, la Commissione, la Bce, il Parlamento, unica struttura eletta e che non ha mai contato nulla; mentre Commissione, governi, Bce, che non rispondono a nessuno o al massimo ai rispettivi elettori, decidono per tutti: che democrazia è? Poco male finché ci si occupava di curvatura delle banane e degli ascensori. Ma oggi che si impongono - con l’invio di una lettera o di una troika - aumenti di tasse e tagli al lavoro, vogliamo chiederci se abbiamo creato un mostro? Sia chiaro: per noi l’Europa è anche l’alibi di colpe bipartisan dei nostri politici. Se nel 2002, con l’euro in vigore e gli interessi scesi a livelli tedeschi, il centrodestra avesse usato i risparmi per bonificare i servizi pubblici e cambiare le istituzioni, oggi non saremmo tra l’incudine del terzo mondo e il martello tedesco. Stessa cosa se Prodi non avesse accettato il cambio capestro lira-euro, e Giuliano Amato non avesse sottoscritto i famigerati e "stupidi" (definizione di Prodi) parametri di Maastricht, ideati sotto la Guerra fredda. Parametri che oggi, con il continente in piena recessione, ci obbligano a ridurre il debito al 60% e il deficit sotto al tre: mentre il resto del mondo, dagli Usa di Obama al Giappone di Abe, dalla Cina all’Australia, agisce in senso contrario, con risultati strepitosi per occupazione, consumi, uscita dalla crisi. Ma è giusto dire due parole anche sulla Germania, specialista di lungo corso nella cattiva memoria. Tralasciando il passato, nel 1990-91 il governo Kohl spese per l’unificazione l’equivalente di 1.500 miliardi di euro, in gran parte scaricati sul resto d’Europa. Nel 2002-2003 il cancelliere Schroeder attuò le famose riforme; peccato che abbiano portato il Paese ben oltre il tetto di deficit, per il quale ottenne prontamente la grazia (parte attiva Giulio Tremonti). Perché sempre due pesi e due misure? Ma neppure questo è il problema maggiore. La Germania utilizza la troika europea come strumento di egemonia economica, politica e sociale. Arriva a teorizzare che noi del Sud, francesi compresi, siamo inaffidabili perché non abbiamo avuto la riforma luterana. Che il debito - il nostro ovviamente, non quello delle loro banche ricapitalizzate con denari pubblici - è una Shuld, una colpa. Dunque non solo da ridurre ma da espiare. Dalle barzellette allo stato etico il passo è minimo: il Novecento non ha insegnato nulla? Questo è il vero rischio fatale dell’Europa.
SOGNO UCCISO DAI BUROCRATI
di MarloweNel 2012 l’Unione europea ha ricevuto il Nobel per la pace: i suoi alti papaveri non hanno avuto il pudore di chiedere di darlo alle popolazioni della Siria vittime di carneficine, in...