Torna l’allarme per i comizi di Silvio Berlusconi. Dopo la gazzarra di Brescia, dove alcuni militanti di Sel e dei centri sociali sono venuti a contatto con i manifestanti del Pdl e hanno inveito contro i Parlamentari presenti in piazza, Berlusconi avrebbe deciso di interrompere il suo tour nelle varie città italiane nonostante l’avvicinarsi della tornata elettorale amministrativa. Una scelta che ricalca una strategia già adottata nell’ultima campagna elettorale, quando il Cavaliere rinunciò a tutti i comizi di piazza «perché ci sono rischi per la mia incolumità». Stavolta a determinare il passo indietro, spiegano i fedelissimi del leader del Pdl, non sarebbero stati i timori per la propria persona, ma più che altro quelli per i militanti, che potrebbero nuovamente trovarsi immischiati in disordini come quelli bresciani. Unica eccezione, a quanto si apprende, dovrebbe essere il comizio di chiusura della campagna elettorale di Gianni Alemanno per la riconferma al Campidoglio, venerdì 24 maggio. Annullata, invece, la tappa di mercoledì 22 in Val d’Aosta per le Regionali. Ed è stato proprio il coordinatore valdostano del Pdl Alberto Zucchi a dare notizia del forfait: «Berlusconi è rimasto molto scosso e turbato dagli episodi verificatisi la scorsa settimana - ha spiegato - lui non vuole essere causa di rischi per i suoi sostenitori e non vuole alimentare un clima di scontro politico». A riferire a Zucchi la decisione del Cav, che a 20 anni dalla discesa in campo non si è mai recato in Val d’Aosta, è stato il coordinatore nazionale Denis Verdini. Che però ha subito smentito di aver parlato di particolari stati d’animo di Berlusconi e si è limitato a sottolineare non meglio precisati «problemi organizzativi». Come che sia, la tensione intorno alla figura del Cavaliere sta salendo sempre di più. Anche se il leader del Pdl vuole provare a mantenere un profilo istituzionale. Lo ha fatto anche ieri sera, quando ha partecipato a Roma, al Palazzo dei Congressi dell’Eur, a una cena elettorale per Alemanno e ha ribadito che «nonostante i calci negli stinchi che ci arrivano dalla sinistra noi non reagiremo, perché il Paese ha bisogno di un governo e ci sono buone possibilità che questo vada avanti». Dopo aver auspicato anche anche a livello nazionale si superi Equitalia, «così come ha fatto il Comune di Roma», Berlusconi ha mostrato ottimismo sul fatto che le larghe intese «ci aiutino a superare il clima da guerra civile che c’è in Italia da 20 anni». «La cultura della coalizione - ha concluso - è un bene per il Paese. E la cultura dell’interesse del Paese deve prevalere su quella dell’interesse dei partiti». Per adesso, però, da sinistra arrivano ancora strali. E quello che ha fatto irritare ancor di più il leader del Pdl è stato l’altolà posto dal Pd a una sua possibile nomina a senatore a vita. Berlusconi non lo ha mai detto pubblicamente, ma in realtà sta accarezzando da tempo l’idea di un riconoscimento simile alla sua storia politica. Peccato che Giorgio Napolitano sembri di tutt’altra opionione. Il capo dello Stato, infatti, dopo la scomparsa di Rita Levi Montalcini e Giulio Andreotti, ha intenzione di prendere in mano la pratica senatori a vita, ma non prima dell’estate, per evitare altre tensioni nel già delicato quadro politico. In ogni caso, trapela dal Quirinale, il presidente vorrebbe riportare l’istituto al suo significato originale, e cioè premiare solo «cittadini che hanno dato lustro alla Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario». Nessun politico quindi. Questo sostazialmente significa la rinuncia, per Berlusconi, a un altro eventuale scudo contro i processi. Perché nonostante il tentativo di separare la vita del governo dalle proprie vicende giudiziarie, il Cavaliere continua a guardare con attenzione a quello che succederà nei prossimi mesi nei tribunali per capire se e quando sarà necessario staccare la spina all’esecutivo. Aiutato, in tal senso, anche dalle continue retromarce che il premier Letta sta facendo sul nodo dell’Imu, cavallo di battaglia del Pdl in campagna elettorale. Una traccia dei pensieri che stanno attraversando la mente del leader del Pdl la dà il suo legale, nonché parlamentare, Pietro Longo: «Se, al giudizio della Cassazione sul processo Mediaset, Berlusconi fosse interdetto dai pubblici uffici, il governo forse cadrebbe un secondo prima dell’interdizione». Aggiungendo: «Però, Berlusconi ha capacità politiche eccezionali, potrebbe riuscire a cavalcare un’interdizione uscendo dal Parlamento e rimanendo a capo di una coalizione politica».
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