di Giuseppe Sanzotta In tutte le tragedie, anche in quelle assolutamente imprevedibili,è difficile per i parenti delle vittime accettare il fato. È difficile ammettere che nessun uomo è direttamente responsabile, che nonostante tutti i progressi compiuti non siamo in grado di sfidare o di controllare la natura. L’uomo non sconfigge terremoti, è impotente con la morte. Stupisce che talvolta siano dei giudici a non prendere atto della nostra limitatezza. Così ieri, in un altro processo per il terremoto dell’Aquila, tra le motivazioni della condanna di alcuni tecnici per il crollo della Casa dello Studente è stata ripetuta la stessa frase, già utilizzata contro gli scienziati della commissione grandi rischi. A nulla vale il fatto che Enzo Boschi, un esperto di fama mondiale, ripeta che il fenomeno sfugga a ogni previsione. Del resto in tutto il mondo si erano già levate voci simili. In California prima o poi ci sarà un terremoto, ma nessuno sa quando. Così il Giappone, dove il sisma è di casa. Ma sia negli Usa che in Giappone una cosa la fanno: costruiscono edifici capaci di resistere alle scosse. Il problema è solo quello. L’Italia è un Paese a rischio, ci sono zone dove sistematicamente si verificano fenomeni sismici, la gente esce di casa, poi rientra. Così è successo anche all’Aquila. Purtroppo nella notte del 6 aprile la scossa è stata devastante. Certamente delle misure si potevano prendere. Per esempio nella condanna dei tecnici per la Casa dello Studente sono state rilevate delle responsabilità tecniche. E se quelle accuse sono state provate è giusta la sentenza. Ma perché tirare in ballo ancora una volta la prevedibilità del fenomeno? Non è forse più grave non aver fatto delle opere sicure? Delle volte si ha la sensazione di voler stupire per forza. Oppure di voler assecondare un’idea dell’opinione pubblica che vuole a ogni costo un colpevole. Non basta la negligenza tecnica, da uno scienziato ci aspettiamo di più: deve saper imbrigliare anche la natura. Così come non ci si rassegna al fatto che davanti ad alcune malattie il medico sia impotente, che l’elisir di lunga vita sia una buffonata e che l’immortalità, per chi ci crede, sia solo dell’anima. Ormai siamo abituati a invasioni di campo, ma così facendo la magistratura, nel meritorio compito di garantire la legalità, rischia di perdere credibilità se si avventura in campi oggetto di discussioni tra università e centri di ricerca mondiali. È qualcosa che del resto non serve all’accertamento delle responsabilità. Così, come nelle motivazioni alla sentenza di ieri, le negligenze riguardano la costruzione della Casa dello Studente. E qui si potrebbe aprire il capitolo più spinoso, quello della prevenzione, non della previsione, ma la messa in sicurezza dei nostri edifici, delle scuole, degli ospedali e delle abitazioni private. Non tutto si può fare, ma molto sì. Possiamo prendere delle contromisure, ma non certo indurre 40 milioni di italiani, quelli che abitano in zone più o meno a rischio terremoto, a vivere in tenda. Di fenomeni sismici se ne verificano tantissimi in Italia. Solo una parte viene percepita dalla popolazione. Ma quando avviene cosa dovrebbero fare le autorità? Dire a tutti non sappiamo se ci sarà una scossa più forte, tanto più forte? Con quale risultato? Tutti fuori. Ma dove e per quanto tempo. A questo punto chi parla della prevedibilità del terremoto dovrebbe fare un ulteriore sforzo e dire anche quando sarà certo che non si ripeteranno scosse. Ci provino se ne hanno le capacità. Certamente è più facile lanciare allarmi, si scaricano le responsabilità. Qualunque cosa accada si potrà dire: l’avevo detto. Ma sarebbe serio? Non si rischierebbe un generale scaricabarile che paralizzerebbe il paese? Dai terremoti ci possiamo difendere, almeno per ora, in un solo modo, rendere i nostri edifici più sicuri. Il resto sono chiacchiere e protagonismi inutili.
Quella prevedibilità impossibile
di Giuseppe...