Quale sia l’intendimento del capogruppo dei senatori democratici Zanda, che, ieri, ha rispolverato il tema, logoro e giuridicamente inconsistente, della presunta ineleggibilità di Berlusconi è difficile da capire. Tanto più è difficile capirlo quando si consideri che le parole dell’esponente del Pd hanno spaziato anche nei cieli del moralismo politico con l’attacco alla condotta privata dell’ex premier sulla base di argomentazioni contenute non già in una sentenza ma in un’arringa del Pubblico Ministero in un processo tuttora in corso e, in ogni caso, quale che ne sia l’esito, ben lungi dalla conclusione essendo ancora al primo grado di giudizio. Sono parole inopportune e irrispettose dei principi basilari di uno Stato di diritto. Sono parole che contribuiscono a mantenere alta la tensione sul tema della giustizia - il "macigno" che pesa sugli ultimi governi, per usare l’espressione del capo dello Stato - e concorrono ad alimentare uno stato di fibrillazione nell’opinione pubblica paragonabile a quello, mutatis mutandis, che avvelenò il clima politico della Francia della Terza Repubblica in occasione del "caso Dreyfus". Tuttavia, poiché non è pensabile che un personaggio politicamente autorevole, qual è Zanda, parli in libertà o, come si dice a Roma "apra bocca e dia fiato", è evidente che, dietro la sua sortita, debba celarsi qualcosa di più consistente di un mero flatus vocis. Quanto meno perché le sue parole rappresentano una mina per il governo del quale il Pd costituisce un pilastro portante e, al tempo stesso, suonano come una chiara sconfessione di quel clima di collaborazione nell’emergenza imposto dalla gravità della situazione politica ed economica oltre che dalla moral suasion esercitata dal presidente della Repubblica sui partiti. Stando così le cose, l’uscita improvvida del capogruppo dei senatori democratici appare una manifestazione del disfacimento del Pd lacerato da lotte interne, incapace di metabolizzare i continui insuccessi, incerto sulle prospettive di leadership, spiazzato a livello governativo dalle iniziative del Pdl e dall’atteggiamento responsabile di Berlusconi. Essa finisce per offrire un’offa al M5S per saggiare la possibilità di una maggioranza alternativa in nome dell’antiberlusconismo. Ma è un gioco pericoloso. Per il governo, per il Paese e per lo stesso Pd.
Perché Zanda mina il governo
di Francesco Perfetti Quale sia l’intendimento del capogruppo dei senatori democratici Zanda, che, ieri, ha rispolverato il tema, logoro e giuridicamente inconsistente, della presunta...