Prima prova vera di governo oggi per il premier Enrico Letta. Al Consiglio dei ministri arriva il decreto che rimette soldi, pochi, ma meglio che niente, nelle tasche degli italiani: stop alla prima rata dell’Imu e fondi per la cassa integrazione. Due provvedimenti con l’obiettivo di ridare fiducia alle famiglie e farle riaffacciare nel mondo dei consumi mortificato dal rigore montiano. Atti semplici. Niente fuochi d’artificio o annunci a effetto. Così Letta ha messo subito le mani avanti, e dopo la falsa partenza di una settimana fa, quando il Cdm venne rinviato per consentire ulteriori verifiche sulle risorse, ieri ha chiarito che le aspettative non saranno tradite ma oggi non si vedranno miracoli. Umiltà, insomma. «Vogliamo fare scelte concrete, scelte con i piedi per terra, sapendo quello che possiamo fare. Il decreto di domani (oggi ndr) non sarà un decreto dei miracoli. Ci consente solo di avere 100 giorni, di avere il tempo per poter fare delle riforme» ha detto Letta, ieri a Varsavia. «Lo dico - ha spiegato Letta - a tutti quelli che, magari, cercheranno delle cose lì dentro e non le troveranno. Questo decreto serve a fare le riforme a favore delle imprese, delle famiglie, della lotta alla disoccupazione giovanile, delle ristrutturazioni ecocompatibili». «Parleremo con tutti - ha aggiunto il premier - e cercheremo di dare risposte a tutti, sulle questioni imprese, sui terreni agricoli, sulla riforma degli strumenti di cassa integrazione. Speriamo di poter dare molte risposte. Ma non miracoli». Dunque quello che sarà esaminato oggi a Palazzo Chigi sarà un provvedimento «snello» con le misure su Imu e Cig. Anche se fino a ieri sera le riunioni dei tecnici si sono accavallate per cercare la quadra dei conti. Quello che è certo è che la sospensione dell’acconto di giugno dell’Imu fino a settembre-ottobre riguarderà solo la prima casa e non le imprese per le quali bisognerà attendere la riforma complessiva in autunno, con Tares e catasto. E che le risorse per rifinanziare la Cig in deroga saranno limitate: 700-800 milioni. La conferma che i fondi a disposizione copriranno solo una tranche del fabbisogno è arrivata ieri in serata direttamente dal ministro per gli Affari regionali, Graziano Del Rio.«Si sta ancora discutendo, ma l’ordine di grandezza dovrebbe essere quello», ha detto mentre a palazzo Chigi il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, e il titolare dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, stavano ancora limando il testo. Per la Cig dunque, si attingerà ai fondi europei, al contributo dello 0,30% dei fondi interprofessionali per la formazione continua e al fondo per la detassazione dei salari di produttività. Un plafond ben lontano dagli 1,2-1,5 miliardi chiesti dai sindacati e dal Pd. Si tratta infatti di un primo step in vista di una revisione complessiva degli ammortizzatori sociali da completare entro l’anno. «Saranno risorse sufficienti per fare un pezzo di strada, poi si tratterà di verificare quel che serve per arrivare fino alla fine dell’anno», ha spiegato il vice ministro dell'Economia, Stefano Fassina. Scartata l’ipotesi di un congelamento dell’Imu per i capannoni industriali («si sta lavorando con l’obiettivo di trovare, per settembre, le risorse per le imprese, ha detto il presidente della commissione Lavori pubblici del senato, Altero Matteoli) sembra perdere quota anche la possibilità di allargare il perimetro alle case rurali. Lo stesso Del Rio ha spiegato che il decreto di domani (oggi ndr) riguarderà solo la prima casa e che la rata di giugno sarà rinviata a settembre-ottobre. Restano le perplessità dei Comuni, che denunciano l’impossibilità di fare i bilanci di previsione. Nel decreto dovrebbe trovare quindi spazio solo il mini rinvio dell’imposta sulla prima casa ma non è ancora escluso il congelamento per le cooperative edilizie. I circa 2 miliardi di mancato incasso per i Comuni saranno compensati da anticipazioni della Tesoreria di Stato. «Ci sono da fare anticipi di tesoreria ai comuni - ha spiegato il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti - per più o meno 2 miliardi. Siamo consapevoli che la quota (i mancati introiti per i comuni dell’Imu, ndr) va sostituita con anticipazioni». Le coperture restano poi il vero nodo per la cig. Il governo dovrebbe mettere in campo non più di 700-800 milioni, oltre ai fondi residui stanziati nella legge di stabilità. La cifra sarebbe quindi molto inferiore rispetto agli 1,2-1,5 miliardi necessari secondo i sindacati per rifinanziare le esigenze fine a fine anno. Sulla cassa in deroga, «sono ancora in corso delle discussioni» ha detto il ministro del Lavoro, Giovannini.
Letta minimizza Niente miracoli in Cdm
Oggi il dl che sospende l’Imu sulla prima casa Per la Cig 700 milioni. Ma servono 1,5 miliardi
