Politica

Si accende lo scontro sulle intercettazioni

Costa (Pdl) ripresenta alla Camera il ddl Alfano Il Pd insorge: «Non è una priorità del governo»

L’assalto finale della magistratura a Silvio Berlusconi rischia di compromettere sempre più i fragilissimi equilibri che tengono in vita il governo Letta. Dopo la durissima requisitoria di Ilda Boccassini nel processo Ruby, che ha spinto il ministro De Girolamo a violare il «silenzio-stampa» imposto dal premier per denunciare «il tentativo di destabilizzare il Paese», un nuovo focolare di scontro nella maggioranza si accende sul fronte intercettazioni. Ieri, infatti, il capogruppo del Pdl in commissione Giustizia alla Camera, Enrico Costa, ha depositato un disegno di legge che riprende pari pari la proposta in materia dell’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano. Si tratta del provvedimento, definito «legge bavaglio», che già nell’autunno 2011 infiammò il clima politico prima di arenarsi a Montecitorio. «È una scelta politica - ha spiegato Costa - ho chiesto che venga data precedenza a quei testi che nella passata legislatura erano già stati licenziati da un ramo del Parlamento». Caso ha voluto che la proposta fosse depositata nello stesso giorno in cui alla Camera è arrivata dal gip del Tribunale di Roma la richiesta di utilizzo delle intercettazioni telefoniche del senatore Pdl Denis Verdini e degli ex parlamentari Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri nell’ambito dell’inchiesta sulla P3. Una circostanza che ha reso ancora più tesi i rapporti con il Pd. Da sinistra, infatti, ritengono che il Pdl stia attentando alla vita dell’esecutivo disseminando il campo di provocazioni sul tema giustizia. Tale, infatti, è considerata l’iniziativa di Costa, dato che il ddl non avrebbe comunque i numeri per essere approvato. «Alzare la tensione sulla giustizia e mettere in primo piano le intercettazioni, che non sono una priorità per il Parlamento e per il Governo, non aiuta e mette in difficoltà l’esecutivo» ha detto il segretario nazionale dei Democratici Guglielmo Epifani. Anche se il ministro per i Rapporti col Parlamento Dario Franceschini ha ammesso che «la Convenzione per le riforme dovrà valutare anche quella della giustizia». «Senza, però - ha concluso - che questo leda l’autonomia della magistratura». Il fronte, insomma, resta caldissimo. A spaventare Berlusconi, filtra dal circolo dei fedelissimi, non è tanto la probabile condanna di primo grado nel processo Ruby, quanto la possibile conferma in Cassazione della sentenza sul processo Mediaset, che comporterebbe l’interdizione del premier dai pubblici uffici per cinque anni. Una decisione che potrebbe arrivare già nel prossimo autunno. Ed è anche per questo che Berlusconi starebbe nuovamente ragionando sulla possibilità di tornare al voto il prima possibile, magari già nella prima finestra elettorale disponibile, il prossimo ottobre. Il Cavaliere, per il momento, non vuole apparire come l’uomo che ha fatto saltare le larghe intese. Se il governo deve cadere, ripete con i suoi, non sarà sulla giustizia, ma sull’economia. Tuttavia, proprio l’improvvisa riunione convocata ieri sera da Alfano con i ministri e i gruppi parlamentari del Pdl a via dell’Umiltà rappresenta un importante segnale d’allarme. «Non è un gabinetto di guerra», hanno scritto in una nota congiunta i capigruppo Brunetta e Schifani, «ma solo un modo per coordinare meglio l’attività di governo e Parlamento». Fatto sta che l’ennesimo stop arrivato da Palazzo Chigi sulla sospensione dell’Imu (sono stati esclusi i capannoni industriali) non ha fatto altro che far crescere l’insoddisfazione dei «falchi» del Pdl. In attesa dei possibili sviluppi, Berlusconi prova a predisporre una strategia di difesa che comprende innanzitutto una frenata sulla legge elettorale. «Chi ha fretta di cambiarla vuole una legislatura breve» ha spiegato il portavoce Daniele Capezzone. In realtà, il possibile mantenimento del Porcellum rappresenterebbe l’arma migliore in vista di un ritorno alle urne, visto che garantirebbe al Cavaliere un’ampissima maggioranza a Montecitorio. In più Berlusconi starebbe pensando a un provvedimento per introdurre una norma anti-contestazione in piazza dopo i fatti di Brescia. I tumulti in Lombardia continuano tra l’altro a essere causa di scontro con il presidente della Camera Laura Boldrini. Ieri ad affilare le armi è stato Fabrizio Cicchitto: «Dopo la mancata solidarietà al Pdl ha abdicato al ruolo di garante istituzionale». Il tanto invocato clima di pacificazione sembra essere stato già messo in archivio.

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