Il «fischio d’inizio» è fissato per il 29 maggio. Quel giorno il Parlmento comincerà la discussione sulle riforme. Ancora 14 giorni e si dovrebbe cominciare a capire di cosa si occuperà la Convenzione lanciata dal premier Enrico Letta. E magari si saprà qualcosa di più anche del Comitato di saggi che dovrà accompagnare e sostenere il lavoro parlamentare. Il totonomi su chi ne farà parte è già iniziato (tra gli altri si parla di Stefano Rodotà) ma poco si sa dell’atto giuridico che dovrà istituirlo. Di certo, si tratti di un decreto o di qualcos’altro, non ci sarà un provvedimento nel Consiglio dei ministri di venerdì. Non resta che aspettare il 29 maggio. È stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ad annunciare che Camera e Senato hanno fissato per fine mese «l’avvio del dibattito sulle riforme che dovrebbe concludersi con un atto di indirizzo condiviso. Il tema delle riforme costituzionali vedrà il governo parte attiva perché il futuro del Paese passa anche dalle riforme oltre che dalle iniziative di politica economica. Arriviamo da trent’anni di fallimenti in questo campo. Il 29 sarà una giornata importante per il Paese». Il problema è capire come la maggioranza arriverà all’appuntamento. Non è un segreto, infatti, che tra Pd e Pdl esista una divisione profonda sul percorso da compiere. Lo stesso Franceschini non si nasconde: «Nella maggioranza ci sono due scuole di pensiero. Chi dice che bisogna fare prima le riforme istituzionali e poi rivedere la legge elettorale e chi pensa che la legge elettorale vada corretta da subito. Io credo che si possa mediare tra le due opzioni e fare subito una sorta di legge "salvaguardia". Una volta fatte le riforme si potrà lavorare sulla riforma elettorale vera e propria». Insomma, per il ministro è importante correggere subito il Porcellum per evitare che, qualora il governo dovesse cadere lasciando a metà il percorso delle riforme, si torni alle urne con la stessa legge. E con il rischio di ritrovarsi un Senato ingovernabile consegnando magari a Beppe Grillo la maggioranza assoluta della Camera grazie al premio che assegna 340 seggi a chi ha ottenuto più voti. Non a caso anche il «responsabile» del dossier, il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello, condivide la linea del collega. «I nostri interventi - spiega in un’intervista al Corriere della Sera - si limiteranno ad azioni di manutenzione minima, allo scopo di avere un meccanismo diverso dal Porcellum qualora fosse necessario andare a votare. Per questo parlo di clausola di salvaguardia. Del resto, si tratta di correggere una situazione alla Mike Bongiorno, ovvero alla "lascia o raddoppia"». E se la componente renziana del Pd spinge per cancellare subito il Porcellum e tornare al Mattarellum (ieri hanno depositato una proposta di legge), dal Pdl continuano gli inviti alla calma. «Non occorre essere scienziati della politica né fini analisti - sottolinea il presidente della commissione Finanze della Camera Daniele Capezzone - per comprendere che, chi si affanna per cambiare d’urgenza la legge elettorale lavora per una vita molto breve (e travagliata) della legislatura». I prossimi giorni serviranno per cercare un’intesa. Il primo appuntamento è fissato per il 22 maggio, quando Quagliariello sarà in audizione davanti alle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato.
Il 29 maggio partono le riforme. A parole
A fine mese il Parlamento dibatterà sul percorso da fare e approverà un atto di indirizzo condiviso. Intanto Pd e Pdl litigano sul Porcellum
