Lesta per solidarietà di genere, bontà sua, a deplorare gli insulti e le minacce rimediate a Brescia sabato scorso dalle donne del Pdl accorse al comizio di Silvio Berlusconi, dopo la condanna in appello per i diritti televisivi e in vista dell’elezione del sindaco della città, la presidente della Camera Laura Boldrini ha voluto però sottrarsi ieri nell’aula di Montecitorio ad ogni tipo di solidarietà con il partito, al maschile, del Cavaliere. Tanto meno è arrivata, come era stato chiesto invece chiesto pur con indubbia e forse eccessiva vivacità dal capogruppo del Pdl Renato Brunetta, una censura del comportamento dei militanti di partito della stessa Boldrini, distintisi in quella piazza con altri compagni nelle operose contestazioni di una manifestazione regolarmente autorizzata. La presidente della Camera ha rivendicato il diritto, testualmente, di «intervenire quando lo ritiene necessario, e non su sollecitazione di parte». Ma questo dà alla sua figura istituzionale una dimensione francamente eccessiva, che la signora Boldrini ci consentirà di criticare per il rispetto che merita la semplice articolazione di una democrazia parlamentare, dove quelle che lei chiama «sollecitazioni di parte» appartengono alla normalità della dialettica. Si possono condividere o meno, ma non rifiutare a priori, come si finisce per fare dicendo quello che ha detto la presidente, a meno che le parole non le abbiano preso la mano. Cosa che è augurabile non si ripeta, o almeno non di frequente, perché in tal caso la signora riuscirebbe, suo malgrado, in un obbiettivo che sembrava impossibile alla fine della scorsa legislatura: il rimpianto della presidenza di Gianfranco Fini, sempre alla Camera. Una presidenza che deve avere avuto il suo peso anche nel catastrofico risultato elettorale dell’ex leader della Destra. Quello del rimpianto di Fini è, fortuito o meno, un obbiettivo pari, per temerarietà, all’altro che i soliti malevoli, dei quali sono notoriamente e purtroppo pieni i palazzi della politica e dintorni, attribuiscono a voce più o meno bassa alla stessa Boldrini e al suo omologo al Senato, Piero Grasso, pure lui defilatosi ieri sul tema di Brescia. È l’obbiettivo del Quirinale, se il buon Giorgio Napolitano per stanchezza o delusione - Dio ce ne scampi - dovesse decidere di interrompere il suo secondo mandato.
Obiettivo rimpianto
di Francesco DamatoLesta per solidarietà di genere, bontà sua, a deplorare gli insulti e le minacce rimediate a Brescia sabato scorso dalle donne del Pdl accorse al comizio di Silvio Berlusconi,...