di Marlowe La crisi dell'immobile ha il timbro dei numeri ufficiali, quelli dell'Agenzia delle Entrate, cioè del governo: nel 2012 le compravendite si sono ridotte del 25,7 per cento, circa 150 mila case. Il numero di quelle vendute è sceso a 448.354: il peggiore dal 1985 (allora furono 430 mila su un mercato però molto minore). Anche il fatturato ha perso un quarto del totale, passando da 101 a 27 miliardi per l'incrocio tra minori vendite e minori prezzi. I risultati del rapporto Abi-Agenzia delle Entrate presenta un quadro addirittura peggiore a quello degli Usa nel 2008-2009, dopo la grande crisi dei mutui e la nazionalizzazione delle due agenzie di credito Fannie Mae e Freddie Mac: lì il mercato scese rispettivamente del 17 e del 22 per cento. In America, però, le compravendite di case sono tornate ai livelli pre-crisi del 2007 e martedì 13 Barack Obama ha dichiarato che il mercato "è ormai salvo", grazie al piano della Casa Bianca: il periodo medio delle compravendite è sceso da 91 a 62 giorni, i prezzi sono in rialzo da oltre un anno, i valori, pur distanti dalla bolla del 2007, sono già allineati al 2003, e tutto questo sta dando una mano robusta all'occupazione. Sia in termini diretti con la creazione di 30 mila nuovi posti di lavoro; sia indiretti, grazie alla ripresa della mobilità tra stato e stato - una tradizione dell'economia americana - con 35 milioni di persone che hanno ripreso a spostarsi in relazione alle occasioni di impiego. Il che dovrebbe far riflettere quanti - Confindustria in testa - hanno contrapposto da noi il lavoro alla casa. Il National Building, il cuore del piano casa di Obama, oltre al salvataggio di Fannie e Freddie prevede la garanzia statale sui mutui ed il blocco dei subprime - prestiti a tassi elevatissimi - che avevano provocato la bolla speculativa. E in Italia? Stiamo ancora discutendo del rinvio della prima rata Imu e di rifacimento dell'imposta sull'immobile, del quale però non si conoscono neppure le grandi linee. Si sa solo che "si è deciso di decidere", benché l'Italia sia nel 2012 balzata al secondo posto in Europa per pressione fiscale sugli immobili, dietro la Francia e ben sopra la Germania. Ed ognuno tira l'acqua al proprio mulino. Ieri presentando questi dati drammatici ("La caduta è ormai pari a quella di una guerra" ha detto il direttore generale dell'Assobancaria Giovanni Sabatini), l'Agenzia delle Entrate ha sostenuto "l'irrilevanza tecnica" dell'Imu dando invece la colpa alle imposte di registro; mentre i banchieri sostengono che la frenata dei mutui è frutto "dell'oculata gestione" delle aziende di credito. Eppure la situazione sta preoccupando, e non poco, la Banca d'Italia; già alle prese con il peggior dato di sempre del debito pubblico (2.034,7 miliardi). La proprietà immobiliare, è noto, è la prima voce del patrimonio degli italiani: 6.461 miliardi stimati, 4,3 volte il Pil. Ai quali si aggiungono 340 miliardi di immobili pubblici. Il primo, però, è un indice di solidità del sistema e sostenibilità del debito, oltre che una fonte formidabile di tasse (42 miliardi nel 2012, 24 dei quali dall'Imu). Il secondo, un tesoro che nessuno si decide a sfruttare. Se cede la prima fonte di ricchezza reale delle famiglie, è la società a rischiare. Bankitalia osserva con timore quel 25 per cento di perdita nelle compravendite e soprattutto nel fatturato, quindi nel valore delle case. Se una percentuale simile si applicasse anche a case non vendute, la ricchezza privata degli italiani subirebbe un taglio di 1.600 miliardi. Tecnicamente è impossibile - la casa è per sua definizione principalmente un bene immobile - eppure il mondo intero si sta orientando a considerare gli asset pubblici e privati non a valori storici, ma a quelli di mercato. Fonti ufficiose attribuiscono in questo momento alle case degli italiani una svalutazione del 10 per cento: con il che il patrimonio immobiliare privato scenderebbe per la prima volta da molti anni ben al di sotto dei 6 mila miliardi. Insomma anche qui siamo tutti più poveri, mentre le tasse aumentano. Il governo si darà finalmente una mossa?
L’economia fondata sulla casa
di Marlowe...