Fino a quando Berlusconi e Alfano resisteranno alle pressioni quotidiane dei falchi del Pdl che vogliono mollare il governo e andare subito a votare? È il tarlo che logora Enrico Letta e i suoi ministri, alle prese ogni giorno con le tensioni che, per il momento, si scaricano in buona parte nel confronto in Parlamento. Come è avvenuto ieri con lo scontro sui fatti di Brescia con il presidente della Camera Laura Boldrini. Ma il problema esiste e il premier sa che che il suo è sempre più un cammino su un filo sottilissimo. Che da un momento all’altro qualcuno può tagliare. Ieri Berlusconi ha inanellato l’ennesimo appuntamento giudiziario. È stato infatti sentito per oltre tre ore dai magistrati della procura di Roma che indagano sulla tentata estorsione compiuta ai suoi danni dal giornalista Valter Lavitola che avrebbe trattenuto per sé parte dei 500mila euro destinati dall'ex premier all'imprenditore Giampaolo Tarantini. Il Cavaliere, convocato nella veste di testimone-indagato in procedimento connesso, era accompagnato dai suoi avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo. Ai magistrati il leader del Pdl avrebbe ribadito la versione di sempre: quei soldi rappresentavano un aiuto a Tarantini, indicatogli da Lavitola come un imprenditore in difficoltà economiche. Nessun commento poi sull’incontro con i pm. Berlusconi, per ora, continua a seguire i consigli delle colombe anche davanti a quella che considera una persecuzione giudiziaria nei suoi confronti. Lunedì sera, dopo la requisitoria del pm Ilda Boccassini era sul punto di esplodere in diretta televisiva su Rete4. Poi Letta, Bonaiuti e Alfano – ovvero, insieme a Maurizio Lupi, la parte moderata del partito – lo hanno convinto a lasciar perdere e non esasperare ancora di più i toni dello scontro. Quella che, in buona parte, sta al governo. E che deve resistere ai falchi – i quali in buona parte si trovano invece in Parlamento, sancendo così una frattura netta tra le due componenti – che invece urlano ogni giorno nell’altro orecchio di Berlusconi di lasciar perdere tutto e andare al voto. Fra loro ci sono in prima fila il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, la deputata Daniela Santanché e il presidente dei senatori del Pdl a palazzo Madama Renato Schifani. Il quale non appartiene all’ala dei duri e puri ma mal sopporta che a prendere le decisioni nel partito sia il «giovane» Angelino Alfano. E proprio sul segretario diventato vicepremier si scaricano tutte le tensioni. Per non essere scavalcato dai falchi, sabato scorso ha dovuto accettare di andare a Brescia nonostante fino al giorno prima la presenza dei ministri non fosse prevista. Poi però, nel ritiro del governo nell’abbazia di Spineto, è stato ben contento di far esplodere la rabbia di Enrico Letta per quella partecipazione. Seguita dalla minaccia di far cadere subito l’esecutivo. In questo modo ha avuto la possibilità di far capire ai suoi che spingere troppo sull’acceleratore delle provocazioni può provocare la crisi immediata dell’esecutivo. Ma se le colombe lunedì sera hanno segnato un punto a loro favore facendo sbollire la rabbia del Cavaliere, ieri Daniela Santanché ha fatto capire che la tensione sul nodo giustizia resterà alta anche nelle prossime settimane. «In questo momento in Italia abbiamo bisogno di un governo se c'è l'azione del governo – ha commentato intervistata da Tgcom24 – Per noi e per gli italiani è fondamentale sapere se si pagherà l'Imu oppure no, se l'occupazione ripartirà oppure no. Credo che faremo altre manifestazioni perché in questo momento dobbiamo dare risposte agli italiani e dobbiamo continuare a denunciare sempre che ci sono dei magistrati che vogliono uccidere politicamente Berlusconi attraverso delle sentenze».
Cav ancora dai giudici per il caso Tarantini
Berlusconi ascolta le colombe Letta e Alfano Ma i falchi non mollano: «Meglio il voto»
