Politica

Leader in fuga dai talk show

di Massimiliano Lenzi...

di Massimiliano Lenzi 2013, fuga dal talk show e dalla televisione. L'editto di Enrico Letta, più invito che editto visto che pare una decisione condivisa dopo 48 ore di Conclave di governo nelle colline senesi, ai Ministri a non andare ospiti nei talk, almeno sino al consumarsi delle elezioni amministrative - è solo l'ennesimo segno di quella che pare una consapevolezza che si è ormai fatta maggioritaria. Prima di Letta junior, infatti, il bando dai talk lo aveva emanato Beppe Grillo ai suoi discepoli, un bando in alcuni casi con tanto di scomunica (vedi pure la recente vicenda del parlamentare Mastrangeli). Ergo, la domanda da fare è: come mai tutti (o quasi) i politici scappano dai talk? La risposta merita almeno tre livelli di analisi. Il primo attiene alla dimensione squisitamente politica: stare in tv richiede tre doti, competenza, telegenicità e dialettica che non tutti hanno. Queste doti non vanno mai di pari passo con la vanità dei singoli per cui capita sovente di vedere in televisione personaggi politici carichi di narcisismo ma non in grado di articolare ragionamenti convincenti. Questo andazzo crea un cortocircuito semantico, che spesso mette in ridicolo (uno stadio che la politica e il potere dovrebbero evitare a prescindere) gli argomenti e le parti rappresentate da ospiti non all'altezza. Il secondo aspetto ha invece a che fare con l'insofferenza per l'eterogeneità e il confronto - anche aspro - con gli avversari, della politica contemporanea. Da tempo, per chi fosse attento alla televisione e ai suoi format che trattano di politica non dovrebbe essere una novità, i principali leader e protagonisti politici non si buttano in duelli o confronti con l'altro da sé - l'ultimo che si rammenti di recente è Silvio Berlusconi ospite di Michele Santoro su La7, ma era tempo di campagna elettorale - preferendo sbracarsi in comode poltrone per interviste one to one, dove l'altro one non è un contraddittore ma solo un, anzi il conduttore. Questa narrazione comoda, tra l'agiografico e la fronda, ha avvezzato male la politica italiana che può scegliere oggi tra una sfilza infinita di programmi, con formula incorporata dell'intervista in solitaria senza dover sorbire domande scomode e dure, in controtendenza con il politicismo. Da questa narrazione televisiva, al confine tra conferenza stampa e intervista semplice, all'Aventino dalla tv, beh il passo è breve. Esiliarsi dal piccolo schermo diventa per i leader un modo per farsi desiderare e cercare, ovviamente in comode interviste in solitudine, l'ospitata di rientro. Una prassi idonea quando gli ospiti siano figure di primissimo livello istituzionale, il Capo dello Stato, il Premier, i presidenti di Camera e Senato, ma assai banale e facile per tutto il resto. Il terzo aspetto di questo 2013 politico, segnato dalla fuga dalla televisione, riguarda invece il mondo del web. La rivoluzione di Beppe Grillo, via internet e blog, ha portato il baricentro fuori dalla televisione dando il via alla metamorfosi delle cerimonie dei media. A guardarla nella sua storia la televisione consuma eventi che celebra mettendoli al centro delle sue telecamere, e questi eventi inseguono la tv - pensiamo ai matrimoni delle star, alle grandi convention politiche, etc. - e non ne vengono inseguiti. Bene, Grillo ha ribaltato il prisma; fuggendo dalle telecamere della grande sorella il comico genovese ha costretto il media tradizionale e maggioritario ad inseguirlo, come la lepre con il cacciatore. Il fatto è che mentre nelle battute di caccia la preda incarna la vittima predestinata, Grillo no. Conoscendo ed essendo cresciuto con la tv, si fa seguire costruendo prima i suoi contesti e consumando (il caso dello streaming), magari con una gogna pubblica (vedi l'incontro tra Bersani e i capigruppo del M5S) vendette con la stessa arma. Del resto lo streaming, diretta web che mischia codici di internet e tv, consente a Grillo di cogliere due piccioni con una fava: controllare gli avversari e, se non hanno idee o si rivelano deboli, svelarlo al pubblico, ed osservare i suoi parlamentari e capigruppo nei singoli e decisivi momenti politici. "Con lo streaming Grillo ti vede", sembra dunque questo il contrappasso alla contemporaneità mediale, sostitutivo di quel "nell'urna Dio ti vede e Stalin no" di democristiana memoria. Così se nel secolo scorso un Dc come Giulio Andreotti si faceva intervistare dall'impertinente e scomodo Piero Chiambretti vestito da portalettere, su Rai 3 (e pure Cossiga si concedeva), oggi rischiamo di ritrovarci con i talk pieni di Scilipoti, Borghezio e altri (sia detto con rispetto), tranne che di leader. Che quelli parlano da soli.

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