"Le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostituivo organizzato per il piacere di Silvio Berlusconi". Così il pubblico ministero Ilda Boccassini, riprendendo un passaggio della requisitoria del collega Antonio Sangermano interrotta oltre un mese fa, ha iniziato la propria arringa al processo Ruby in corso al tribunale di Milano. Per il magistrato non ci sono dubbi sul fatto che la ragazza si prostituisse anche prima di frequentare Arcore e abbia "fatto sesso" con Silvio Berlusconi ricevendone "benefici". Così come non è credibile che Emilio Fede non abbia mai detto al Cavaliere che Ruby era minorenne. "Il 14 febbraio 2010, al di là di ogni ragionevole dubbio, Emilio Fede, portando Ruby ad Arcore, sapeva che quella ragazza era minorenne perché era stato il presidente della giuria del famoso concorso di bellezza, quindi non poteva non sapere - ha spiegato -. I protagonisti di quella serata sono Fede e Mora. Mora aveva un interesse assoluto a favorire Silvio Berlusconi. La sua società era in fallimento, la sua vita attaccata a un filo e aveva bisogno di tanto danaro. Il presidente Silvio Berlusconi ha elargito una somma pari a circa 5 milioni di euro a Lele Mora, cercando di salvarlo dal fallimento. Soldi che lui ha intascato: in parte sono andati in Svizzera, in parte a Emilio Fede. Questo è il contesto del 14 febbraio 2010. E quel giorno non solo Emilio Fede era a conoscente della minore età della ragazza, ma anche Mora», Quindi la domanda: "Possiamo immaginare che una persona con cui aveva un rapporto di fedeltà come Fede non avesse detto a Berlusconi che aveva introdotto ad Arcore una minorenne? Un'ipotesi poco credibile". Ruby, ha proseguito, è "una ragazza intelligente e furba e come molti rappresentanti delle giovani generazioni ha come obiettivo quello di entrare nel mondo dello spettacolo, del guadagno facile, di entrare nel mondo della televisione del cinema. Le sue fughe da casa sono dettate dal sogno negativo italiano e non da un contesto di vita umile di genitori che si spaccano la schiena per lavorare. Ruby, come ha raccontato la mamma, ha sempre sofferto di complessi di inferiorità. Era una ragazza che voleva uscire dalla sua situazione familiare e si avvicina a questo concorso (di bellezza in Sicilia nel 2009) dove ha la sfortuna o fortuna di conoscere ed entrare in sintonia con Emilio Fede. Proprio Fede la porta ad Arcore e inizia a frequentare la casa di Silvio Berlusconi dove vengono ospitate extracomunitarie, prostitute, ragazze di buona famiglia, e perfino rappresentanti delle istituzioni con l'europalamentare Licia Ronzulli e la parlamentare Maria Rosaria Rossi. In queste serate dove tutto si colloca c'è anche il sogno della Karima". Boccassini ha quindi parlato dello stile di vita di Ruby: "Diceva di fare l'animatrice, ma più testimoni parlano di grosse somme di denaro in suo possesso e di vestiti firmati. Non abbiamo dubbi che Ruby si prostituisse. Ha una disponibilità di denaro che in altro modo non potrebbe avere. Difficile poter credere che una ragazza possa avere mille euro in tasca facendo animazione, che vuole dire far ridere clienti stupidi. Difficile credere che qualcuno le potesse dare mille euro". Quanto invece alle frequentazioni con il Cavaliere, dall'analisi delle celle telefoniche si evidenzia, secondo il magistrato, che "Ruby frequentava Arcore in tutte le feste comandate. Il presidente Silvio Berlusconi, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali, approfittava proprio di quei giorni di riposo per ricevere le ragazze, e Ruby c'era sempre: Pasqua (che quell'anno fu il 4 aprile), 25 aprile, e primo maggio". Il pm si è quindi soffermato sull'episodio chiave dell'intera vicenda: la notte del 27 maggio 2010 quando la ragazza venne fermata e trattenuta in Questura a Milano. Boccassini non solo ha fatto notare che tutti gli "attori" coinvolti, compreso il consigliere regionale Nicole Minetti (che aveva un "doppio lavoro di consigliere e gestore delle case delle olgettine") , sapevano della "minore età" di Ruby, ma ha puntato il dito contro i funzionari della Questura. "Il fermo - ha spiegato - era imprevedibile ma le diffuse notizie di stampa di quel periodo davano un quadro sulla sfera personale del premier che trascendeva la sfera personale e sfiorava ipotesi di reato. Questo non poteva essere sconosciuto dai funzionari della questura di Milano. Se da un lato Berlusconi era ben consapevole dei pericoli, c'erano le sue paure, dall'altro chi intervenne in questura non poteva certamente ignorare che quella minore era da ricondurre nella sfera personale del premier. Attorno al presidente Berlusconi già si erano verificate disvelazioni pubbliche da parte dell'entourage familiare di Berlusconi, basta ricordare la vicenda Noemi e la vicenda delle foto di Villa Certosa". Insomma, per "Ilda la rossa", non ci sono dubbi sulla colpevolezza del Cavaliere che, ha sottolineato, "è finito imputato al processo Ruby anche per una legge introdotta dal suo Governo. Quella approvata nel marzo del 2008 con lo scopo di combattere lo sfruttamento sessuale del minore".
"Nessun dubbio, Ruby si prostituiva"
La requisitoria del pm Ilda Boccassini al processo che vede imputato Silvio Berlusconi: "La ragazza fece sesso con lui ricevendone benefici"
