Tra le colonne del Bernini, all’ombra del «Cupolone», sembra di sentire il rumore degli zoccoli al galoppo, il sibilo delle bolas e il profumo della carne arrosto: sta per aprire i battenti la mostra: «Argentina. Il gaucho. Tradizione, arte e fede», una ricca esposizione di foto d’epoca, video, oggetti di grande pregio artistico, ma anche semplici e di uso quotidiano che documentano la fede e la cultura del popolo delle pampas. Non può sfuggire il desiderio di un omaggio all’amata terra di Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, nato a Buonos Aires. Ma è anche l’occasione per romani e pellegrini di conoscere le radici di un paese vicino all’Italia eppure tanto lontano. L’esposizione verrà inaugurata al Braccio di Carlo Magno in Vaticano il 17 maggio e resterà aperta fino al 16 giugno. Abile cavallerizzo e mandriano, figura centrale, fortemente evocativa e parte integrante della storia del paese, il gaucho è entrato nella leggenda attraverso il rapido sviluppo dell’allevamento del bestiame bovino ed equino portato dai conquistadores in Sudamerica. L’Osservatore Romano ha voluto dedicare ampio spazio alla selezione di opere appartenenti a collezionisti argentini, molte delle quali lasceranno il Paese per la prima volta per volare nella Città Eterna. In particolare, come testimonianza visiva di un mondo unico e affascinante, viene presentato un nucleo significativo di argenteria di uso gauchesco: erpici, mates, bombillas, brocche, bardature complete, redini, cavezze, staffe, freni, pretales, fruste, speroni, accendini, tabacchiere, coltelli verijeros, coltelli da cintura, mentre un’intera sezione sarà dedicata ai loro tipici poncho. Composta da oltre 200 opere, fra dipinti, stampe, fotografie antiche e artistiche, ori, argenti, preziosi tessuti antichi e moderni e documenti storici, l’esposizione presenta un percorso articolato in tre sezioni: la prima iconografica, con dipinti, stampe e libri; la seconda riguarda la vita materiale del gaucho, con particolare attenzione agli oggetti in argento e alle manifatture tessili che sono state utilizzate fin dalle origini. «Parlare di gauchos - ha annunciato il giornale vaticano - significa anche soffermarsi su storia e tradizioni del popolo argentino e in questo si inseriscono i richiami alla letteratura e alle arti visive, dalle opere di pittori e incisori fino a un interessante excursus sull’immagine del gaucho nella fotografia». Di grande interesse l’ultima sezione della mostra, che ricorderà José Gabriel del Rosario Brochero, «el cura gaucho», sacerdote diocesano di origine italiana, nato nel 1840 nella città di Santa Rosa de Rio Primero in provincia di Cordoba. Il 20 dicembre 2012 Benedetto XVI ha firmato il decreto per la sua beatificazione. Toccherà ora a Papa Francesco fissare la data e il luogo per l’elevazione del sacerdote-gaucho agli altari.
Gauchos sotto al Cupolone in onore del Santo Padre
Oggetti, dipinti e foto sui leggendari cavalieri
