Politica

Due donne imbarazzano il governo

di Gennaro...

di Gennaro Malgieri Due ministre, due mine vaganti. Josepha Idem, responsabile delle Pari Opportunità; Cécile Kyenge Kashetu, alla guida del dicastero dell'Integrazione e della Cooperazione. La loro presenza al governo sta creando più di un imbarazzo al presidente del Consiglio e molte difficoltà ai colleghi. Le uscite intempestive di entrambe mettono a dura prova la coesione già fragile dell'esecutivo e non aiutano a contribuire alla creazione di quello spirito di collaborazione necessario per mandare in porto una navicella in preda ai marosi. Se ne sono resi conti anche coloro che condividono le posizioni espresse dalle due signore e militano nello stesso partito. La Idem, spiazzando tutti, se n'è uscita con una dichiarazione che è entrata a far parte del cahier de doléances del Pdl: "Non è importante come le chiami ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti i cittadini, non importa con chi convivano o di chi si innamorano", ha affermato. E quindi ha annunciato: "Presenterò un disegno di legge per le unioni civili. Perché non deve importare se uno ha scelto di con dividere la vita con una donna o un uomo, se una persona è gay, lesbica o eterosessuale". Un modo come un altro per dire che farà da apripista ai matrimoni tra coppie omosessuali, una pratica che si sta diffondendo in Europa, ma che non tutti condividono. Basta osservare le profonde divisioni che si sono prodotte in France dove la normativa appena approvata ha messo in crisi Hollande contestato dal suo stesso partito, il Ps, a dimostrazione che anche la sinistra è tutt'altro che compatta su un tema problematico. La Idem probabilmente non si rende conto che la sua "apertura", per quanto teoricamente legittima, non rientra nel programma di governo concordato dal premier Letta con i partiti della coalizione che lo sostengono e, dunque, la sua iniziativa legislativa potrebbe causare danni gravissimi. Provi ad immaginare la ministra che cosa accadrebbe se venisse bocciata in Parlamento o approvata da una maggioranza diversa da quella di cui lei stessa fa parte. Un aspetto tutto politico questo che evidentemente è sfuggito anche alla collega Kyenge la quale, ha annunciato "in solitaria", senza cioè consultarsi con nessuno, tantomeno con il presidente del Consiglio, l'intenzione di riconoscere la cittadinanza a chiunque nasca sul suolo italiano, senza particolari condizioni o garanzie. Una proposta che, com'è noto, non fa parte degli impegni assunti dal governo all'atto della sua presentazione alle Camere e perciò "irricevibile" da alcune delle forze politiche che gli hanno accordato la fiducia. La ministra avrebbe dovuto quantomeno chiarire se il diritto di cittadinanza è legato al tempo di residenza dei genitori in Italia oppure se è lecito prescinderne; e avrebbe dovuto precisare anche se è accettabile che una donna incinta, per esempio, si muova dal suo Paese d'origine soltanto per partorire nel nostro Paese e, dunque, procurare così la cittadinanza al nascituro aggirando le regole. Sono aspetti tutt'altro che secondari sui quali naturalmente la discussione è aperta, ma non nei termini in cui la Kyenge la pone, vale a dire in modo apodittico e presentando la proposta senza alcuna intermediazione governativa (cioè collegiale) e parlamentare. Il riconoscimento dei diritti, di tutti i diritti, non può essere lasciato all'apprezzamento di questo o quel ministro, né di tale o talaltra forza politica. Quando alcune fattispecie, come quelle ipotizzate, sono destinati a mutare radicalmente i costumi, il modo d'essere e gli stili di vita di un popolo occorre una larga convergenza sugli intendimenti che muovono i proponenti a risolverli una volta per tutte. Non si tratta di ostruzionismo, ma di valutare la sensibilità di un Parlamento assai composito e diviso su tali materie affinché non si producano strappi che potrebbero rivelarsi esiziali per la vita stessa di un governo la cui strada è in salita, tortuosa e piena di insidie. La speranza è che dal ritiro nell'eremo di Spineto anche le ministre Idem e Kyenge escano rinfrancate e ragionevolmente attrezzate per comprendere che le loro idee, per quanto legittime, necessitano di ampia condivisione per diventare leggi dello Stato.

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