Cento giorni per dare la prima scossa al Paese. Su Imu, rifinanziamento della Cig, riforme istituzionali. Con la condicio sine qua non della tenuta del governo. A dispetto degli scossoni che già arrivano dalle varie forze politiche che compongono la «strana maggioranza». Enrico Letta sa benissimo che la strada che dovrà percorrere il suo esecutivo è piena di insidie. Già giovedì aveva ammesso di non sapere quanto sarà lungo il cammino del governo. E al tempo stesso è consapevole che l’unico modo per andare avanti è portare a termine parte di quel programma annunciato nel discorso di insediamento, operazione nella quale, stando all’ultima rilevazione di Swg, non crede il 68% degli italiani. Ma la condizione a monte è che la maggioranza regga. Già oggi la tenuta del governo sarà messa a dura prova dall’assemblea del Pd e dalla manifestazione «anti-giudici» del Pdl. E così l’unico modo per evitare una fine prematura dell’esecutivo sta nello sminare il terreno dalle possibili bombe ad orologeria agendo d’anticipo. È in questo senso che va inteso il primo vertice di maggioranza tenuto ieri, al quale - ha spiegato Letta - ne seguiranno molti altri a cadenza sostenuta. A Palazzo Chigi, in mattinata, si sono presentati il premier, il vice Angelino Alfano, i ministri dell’Economia Saccomanni, quello per i Rapporti col Parlamento Franceschini e i capigruppo di tutte le forze che sostengono l’esecutivo. Al gruppo si sono in seguito aggregati anche i ministri Moavero Milanesi, Giovannini e Quagliariello, per introdurre nella discussione anche i temi Europa, lavoro e riforme. «Bisogna tenere gli occhi sulla palla» ha esordito Letta usando una metafora calcistica per spronare tutti gli interlocutori a stare molto sul concreto, sui problemi veri. Il primo punto affrontato è stato quello delle riforme. Il premier è apparso molto deciso al riguardo, «siamo a un punto di non ritorno» avrebbe detto. «Letta vuole un piano operativo prima dell’estate» ha confermato all’uscita dal vertice il presidente del Gruppo misto alla Camera, Pino Pisicchio. E, a tal proposito, sembrerebbe ormai a un passo dall’accantonamento l’ipotesi della Convenzione. Meglio lavorare in Parlamento, sarebbe questa l’indicazione uscita dalla riunione. Anche se sul modus operandi non ci sarebbe ancora un’ipotesi precisa. C’è chi parla di una nuova bicamerale, chi invece confida in una serie di sedute congiunte delle Commissione riforme di Camera e Senato. In ogni caso la volontà è quella di accelerare il più possibile, specie sulla riforma dei regolamenti parlamentari. Già la prossima settimana, dunque, i componenti di maggioranza delle giunte del regolamento di Camera e Senato si sono dati appuntamento per istruire un piano di riforme da mettere in calendario in tempi rapidi. Incassate tali rassicurazioni, Letta è passato ai temi economici. L’idea del premier è quella di lavorare a stretto contatto con i partiti, recepirne le proposte. Anche se, ha specificato il ministro Saccomanni, «non può funzionare che i partiti propongono di tutto e poi a noi tocca trovare le coperture». Il decreto su Imu e Cig in deroga dovrebbe essere varato a metà della prossima settimana, anche se inizialmente si era ipotizzato potesse essere «partorito» già domani, nel corso del «ritiro» del governo in convento a Spineto. Poi esecutivo e maggioranza si concentreranno sulla riforma della fiscalità sulla casa, sul rilancio dell’edilizia e soprattutto sulla lotta alla disoccupazione giovanile. L’obiettivo è mettere in campo un pacchetto di misure già nei primi cento giorni, alternando l’uso di decreti e disegni di legge. Un metodo, quello della condivisione dell’agenda coi partiti della maggioranza, che Pisicchio ha definito - riadattando una vecchia formula democristiana - delle «convergenze preventive». «Chi non è d’accordo su qualcosa lo dica prima» ha esortato Letta. Al termine del vertice con ministri e capogruppo, il premier ha incontrato il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz. Un summit che è servito a ribadire quanto già sostenuto dal premier italiano nella tournèe continentale svolta dopo l’incarico: dalla Ue devono arrivare politiche concrete per rilanciare la crescita e abbattere la disoccupazione giovanile. Non promesse, ma provvedimenti immediati. «Il tema pincipale per noi al Consiglio europeo di giugno è la scelta di fare della lotta alla disoccupazione giovanile il tema principale - ha detto Letta in conferenza stampa - e questo piano straordinario deve contenere misure immediate, non provvedimenti faraonici a lunga gittata, ma dare subito risposte». Un’opera di convincimento nei confronti dei partner europei che il premier proseguirà anche giovedì prossimo, quando si recherà a Varsavia per incontrare il primo ministro polacco Donald Tusk. Mentre nel Consiglio europeo più vicino, quello che si terrà già a maggio, si tratterà il nodo delle frodi fiscali per trovare una piattaforma comune contro i «paradisi» degli evasori.
Letta si dà 100 giorni e prova a blindare la tenuta del governo
Una road map dal vertice di maggioranza «Subito le riforme. Incontri ciclici coi partiti»
