Brutti tempi finalmente per Beppe Grillo, dopo i lunghi e penosi corteggiamenti di Pier Luigi Bersani, costati all’uomo di Bettola prima la scalata a Palazzo Chigi e poi la segreteria del partito. E non è per niente detto che i danni del Pd siano finiti qui, essendo concreto il rischio di una scissione. Della quale per ora appaiono incerti solo i tempi: già prima, o durante, o dopo il congresso per effetto della linea che si darà. Se mai riuscirà davvero a darsene una. Il comico delle cinque stelle, che neppure la tragedia portuale nella sua Genova ha distolto dal palcoscenico politico romano, comincia a non divertire più neppure Nichi Vendola. Che da sinistra aveva maggiormente tirato la rovinosa volata di Bersani verso i pentastellati, come pare che preferiscano farsi chiamare i grillini. Ora il governatore pugliese è preso dal dubbio che il suo Beppe sia in fondo pure lui un «razzista», un emulo di Ignazio La Russa, e persino dell’odiato Silvio Berlusconi, per le resistenze alla cittadinanza di diritto a chiunque nasca in Italia da una madre che vi sia approdata, magari appositamente, da un paese extracomunitario. Ma qualche dubbio sui grillini, sempre da sinistra, sembra che stia venendo anche al loro sfortunato ex candidato al Quirinale Stefano Rodotà, sorpreso dalla smania dell’aspirante del movimento al Campidoglio di liberare dall’occupazione il teatro Valle. Come si fa presto a finire «sbattuti» a destra, debbono aver detto dalle parti del comico. Non migliore fortuna Grillo sta avendo nella guerra dichiarata al governo di Enrico Letta, viste le risposte sempre più puntute che rimedia per le sue farneticazioni su colpi di Stato e altre nefandezze a Palazzo Chigi e dintorni. Risposte dalle quali il poveretto è ridotto a cercare di ripararsi rimproverando al presidente del Consiglio, pensate un po’, di essere «il nipote di Gianni». Un reato, questo, che solo un comico potrebbe immaginare e perseguire. E un nipote che potrebbe peraltro fargli presto la sorpresa, già adombrata del resto nel programma di governo esposto alle Camere, di togliere il finanziamento dei partiti dal fango pubblico degli esosi e falsi rimborsi elettorali. Di cui Grillo si considera arbitrariamente, e presuntuosamente, al solito, l’unico a volere l’abolizione.
Il primo «vaffa...» di Enrico a Beppe
di Francesco DamatoBrutti tempi finalmente per Beppe Grillo, dopo i lunghi e penosi corteggiamenti di Pier Luigi Bersani, costati all’uomo di Bettola prima la scalata a Palazzo Chigi e poi la...