Politica

Il partito ritorna in piazza «contro l’assalto dei pm»

DomaniComizio del Cav a Brescia sulla riforma della giustizia I falchi puntano a mettere il Pd in difficoltà per votare a ottobre

«La manifestazione di Brescia era prevista già da molto tempo, è puramente casuale che si svolga dopo la sentenza di Milano. In Italia si vuole creare un caso per ogni cosa». Dice una mezza verità, il senatore del Pdl Altero Matteoli, quando prova a smorzare le polemiche per la scelta del partito di tornare in piazza domani. Perché è vero che la manifestazione in Lombardia era già fissata da tempo sull’onda di quelle che avevano riempito le piazze a Roma e Bari. Ma nelle scorse settimane, vista anche la nascita del governo Letta di cui il Pdl è uno dei principali azionisti, il carattere dell’evento era stato molto ridimensionato. «Solo una conferenza stampa - facevano sapere da via dell’Umiltà - nella quale Silvio Berlusconi porterà il suo sostegno al nostro candidato sindaco a Brescia, l’uscente Adriano Paroli». Invece la condanna in appello per il caso Mediaset ha fatto impennare di nuovo il clima dello scontro e così si è tornati al «format» originale. Non solo, nel Pdl in questo momento stanno ragionando sull’opportunità di mettere in scena un’analoga manifestazione per lunedì a Milano, negli stessi minuti in cui Ilda Boccassini dovrebbe completare la sua requisitoria, già più volte rimandata in campagna elettorale e nelle convulse fase istituzionali successive, per chiedere la condanna dell’ex premier nel processo Ruby. Addirittura, si starebbe ipotizzando, lo scenario di una simile manifestazione potrebbe essere proprio la piazza antistante al Tribunale di Milano, in una riedizione di quella «marcia» sul Palazzo di Giustizia che, due mesi fa, provocò enormi polemiche. Ce n’è abbastanza, insomma, per rendere ancora più accidentato il cammino del governo Letta. «Non saremo certo noi a staccare la spina» ha ribadito ancora una volta ieri Berlusconi. Ma il suo è sembrato quasi un voler ributtare la palla dall’altro lato del campo, tra le file del Partito Democratico. Sì, perché proprio nello stesso giorno in cui il Pdl scenderà in piazza a Brescia e dal palco il Cavaliere, dalle 18, lancerà nuovi strali sui pm («parlerò di riforma della giustizia separazione della carriere, responsabilità civile dei magistrati»), a Roma i Democratici si riuniranno in un’assemblea che si preannuncia infuocata. Si discuterà su chi dovrà essere il reggente che traghetterà il partito fino al congresso autunnale, ma al tempo stesso verrà anche processata la linea politica delle larghe intese. Con una fetta del partito, capeggiata da Laura Puppato e Pippo Civati, pronta a presentare un documento in cui si boccia l’accordo col Pdl e si rivendica la ricerca delle «maggioranze variabili» con Sel e grillini. Reggeranno i Democratici a questo nuovo scossone? Resteranno fedeli alla linea della «responsabilità» anche quando, a centinaia di chilometri di distanza, Berlusconi apostroferà la magistratura come «cancro della democrazia»? È questa l’incognita più grande che, in questo momento, si staglia sul percorso del governo Letta. A meno che Berlusconi non decida di annacquare i toni come già fatto nelle precedenti occasioni di Roma e Bari, quando manifestazioni indette contro «l’assalto giudiziario» si era trasformate in adunate contro «l’oppressione fiscale e la burocrazia». Certo, in questo caso c’è di mezzo una condanna di secondo grado, oltre alla richiesta di processo arrivata da Napoli per il caso-De Gregorio. Ma è altrettanto vero che, se il cammino della giustizia non dovesse subire accelerazioni improvvise, le condanne definitive potrebbero non arrivare prima di un altro anno. E c’è sempre la possibilità che la Cassazione annulli l’intero processo Mediaset per vizi di forma. Insomma, mai come adesso la vita dell’esecutivo è appesa a cavilli giuridici. Se Berlusconi non vuole rinunciare a recitare la parte del responsabile, non è neppure spaventato dall’ipotesi di tornare alle urne, magari già a ottobre. I sondaggi sono tutti favorevoli al Pdl, e sullo sfondo c’è la decisione del governo di non cancellare la prima rata dell’Imu ma di rinviarla semplicemente a settembre. Ci sarebbe, insomma, anche il «movente» per recitare il de profundis dell’esecutivo. In attesa degli sviluppi, Berlusconi affida ai falchi il compito di tenere alta la temperatura. Ieri la ridda delle dichiarazioni è stata inarrestabile: «Se gli oppositori pensando di eliminare Berlusconi con l’uso della giustizia, si sbagliano» ha tuonato Mario Mantovani. «C’è una parte della magistratura che è ormai fuori controllo - attacca invece Daniela Santanché - che non tenta neanche più di mascherare il suo disegno per intromettersi illegittimamente nella vita politica». Il più sincero sembra Maurizio Gasparri: «Bisogna tenere separati i giudizi sul governo Letta dalle vicende giudiziarie di Berlusconi. Ma certamente sarei un ipocrita a negare che il contesto non possa finire per condizionare il clima politico».

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