Politica

«Basta violenza, attenzione alle parole»

Napolitano ricorda le vittime del terrorismo e difende la politica «Il Parlamento non è il palazzo del potere. Eversive certe esternazioni»

L’insulto, la demonizzazione, l’identificazione con un «oscuro potere» lontano e negativo, infine la violenza verbale: Giorgio Napolitano difende i luoghi della politica, quelli che comunemente sono indicati con l’espressione «Il Palazzo». Al contrario, sono i luoghi dove si esercita la sovranità popolare, la sede della democrazia. Guai a proseguire allora con certe «esternazioni» (altro termine appartenente al lessico della politica con chiara accezione negativa), perché se c’è una cosa che abbiamo imparato negli Anni di Piombo, è che «la violenza va fermata prima che si trasformi in eversione». Prima di parlare in Senato per la commemorazione delle vittime del terrorismo, il Capo dello Stato vuole ricordare l’anniversario del sacrificio di Aldo moro, mandando un cuscino di fiori, deposto dal consigliere per gli Affari Giuridici e le Relazioni Costituzionali Giancarlo Montedoro, sulla tomba dello statista democristiano a Torrita Tiberina. Napolitano presenzia poi all’omaggio alla memoria di Moro in via Caetani insieme al presidente del Senato Pietro Grasso, alla presidente della Camera Laura Bldroni e al premier Enrico Letta, col quale si intrattiene a lungo a parlare. Poi il Presidente della Repubblica va a Palazzo Madama per la cerimonia in ricordo delle vittime del terrorismo. L’aula del Senato è piena. «Abbiamo voluto che si celebrasse nelle altre sedi istituzionali» dopo anni in cui era il Quirinale ad ospitarla, spiega il Capo dello Stato. Pietro Grasso chiede che si faccia piena luce su tutti gli atti di violenza che non hanno ancora un colpevole. «Il ricordo non basta: è necessario accompagnarlo alla volontà esplicita di conoscere tutte le verità, anche quelle rimaste nascoste e di capire perché non sia stato possibile fare completa luce sulle stragi», spiega. Napolitano sembra seguirlo in questa richiesta, e aggiunge che anche i fratelli Mattei, vittime del rogo di Primavalle del 1973, hanno pieno diritto a essere considerati vittime di una strage di terrorismo. «Senza nessuna parzialità o ghettizzazioni» per il fatto che fossero esponenti della destra, mette in chiaro la prima carica dello Stato. Ma non è questo l’unico punto su cui il Presidente, parlando a braccio, interviene per precisare. Dal momento della sua rielezione, e dal duro discorso di insediamento alle Camere, Napolitano ha mantenuto un sostanziale riserbo per dar modo al governo Letta di ingranare e alla XVII legislatura di iniziare la normale attività parlamentare. Ora, di fronte a episodi anche molto recenti che lo hanno non poco colpito, interviene per difendere la politica, le istituzioni e gli stessi luoghi fisici dove si svolge il gioco democratico. «Ho voluto che a partire da quest’anno questa cerimonia si dislocasse in altri luoghi istituzionali, oltre al Qurinale», torna a ricordare, «e vorrei che la si smettesse di identificarli come i Palazzi del Potere, come un’oscura definizione». Basta con un frasario ingiusto quanto inesatto: «Se il Quirinale è la casa degli italiani, come lo ha definito già il mio predecessore, i palazzi del Parlamento non sono i luoghi di un’oscuro potere, ma i luoghi della sovranità popolare e della sua rappresentanza democratica. Basta identificarli come i luoghi dell’oscuro potere». In Aula scoppia l’applauso. Le parole, secondo Napolitano, sono pericolose come lo sono state in passato. «Il ricordo del sacrificio delle vittime del terrorismo ci ha dato un’occasione, quella di imparare mole cose, dobbiamo imparare a farlo - aggiunge tagliente - Ad esempio che la violenza va combattuta, fermata, scongiurata prima che si tramuti in eversione. Non possiamo essere tranquilli di fronte a certe esternazioni, anche solo sul piano verbale». Comunque, «l’Italia ha superato non solo momenti di tensione,ma periodi tragici che l’hanno esposta a rischi estremi. Se abbiamo superato quei momenti, sapremo superare le prove che abbiamo davanti». Sono difficili, non insormontabili. Bisogna però avere rispetto. Napolitano, inoltre, nel messaggio inviato per il summit «State of the Union» a Firenze, torna a spronare l’Ue perché prosegua «senza indulgenza» nel cammino di riforme e, soprattutto, delle «indispensabili politiche per la ripresa e l’occupazione». Napolitano si dice «convinto che l’Italia non mancherà in questo contesto di dare il proprio convinto e forte contributo alla prospettiva dell’unità politica europea secondo l’originale ispirazione federalista che la caratterizza».

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