Dopo sei ore di camera di consiglio, i giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Milano hanno confermato la condanna a Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione per frode fiscale nell'ambito del processo sui diritti tv per le reti Mediaset. Confermata anche la condanna per Berlusconi a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e di 3 anni dagli uffici direttivi. Se il verdetto dovesse essere ribadito anche dalla Corte di Cassazione allora Berlusconi, dopo il via libera della giunta autorizzazioni del Senato, potrebbe dover fare un passo indietro dalla politica. I giudici hanno anche confermato la provvisionale di 10 milioni di euro che Berlusconi dovrà versare in solido con gli altri condannati all'Agenzia delle entrate. Confermata l'assoluzione per il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Con Berlusconi sono stati condannati gli allora manager di Mediaset Daniele Lorenzano (3 anni e 8 mesi) e Gabriella Galetto (1 anno e 2 mesi) e il produttore statunitense, suo presunto «socio occulto», Frank Agrama (3 anni). «La sentenza è totalmente al di fuori di ogni logica» ha affermato a caldo Niccolò Ghedini, uno dei legali dell'ex premier, lasciando l'aula dove i giudici hanno letto il verdetto. «La forza della prevenzione dei giudici di Milano è nota tanto è vero che avevamo presentato una istanza di rimessione alla Cassazione che però non ha creduto a problematiche che erano reali e alla forza della prevenzione che va al di la della forza dei fatti». Ghedini contesta che «non sono stati ascoltati alcuni testi che avevamo richiesto, non si è tenuto in nessun conto i nuovi documenti che avevamo presentato, non si è deciso di aspettare la Corte Costituzionale, la cui decisone è stata addirittura giudicata irrilevante». A questo punto, Ghedini spera nella Cassazione e nella Corte Costituzionale che nei prossimi giorni dovrà decidere sul conflitto di attribuzione tra poteri in relazione ad un vecchio legittimo impedimento negato a Berlusconi. «In qualsiasi altro tribunale non avremmo mai avuto una sentenza di questo tipo - ha detto ancora Ghedini - se l'imputato non si fosse chiamato Berlusconi». A chi gli ha domandato se questo verdetto metta a rischio la stabilità politica del governo, Ghedini ha ribattuto che «non c’è una correlazione mentre quello che viene messa a rischio è la stabilità del diritto». Berlusconi è stato ritenuto colpevole anche in secondo grado per una frode fiscale da circa 7 milioni di euro che avrebbe realizzato nel biennio 2002-2003 sui diritti televisivi e cinematografici negoziati con le major negli Stati Uniti da due aziende Mediaset e Fininvest attraverso una mediazione fittizia del produttore americano Frank Agrama. All'inizio del procedimento Berlusconi rispondeva anche di appropriazione indebita fino al 1999 e falso in bilancio nel 1998, poi cancellati nel 2007 dalla prescrizione. I giudici di primo grado avevano parlato nelle motivazioni alla sentenza che ieri è stata ribadita, che Berlusconi è stato «l'ideatore di una scientifica e sistematica evasione fiscale di portata eccezionale» dalla quale «ha conseguito un'immensa disponibilità economica all'estero, ai danni non solo dello Stato ma anche di Mediaset». Il processo d'appello è durato poco meno di quattro mesi ed è stato caratterizzato da continui scontri tra i giudici e la difesa di Berlusconi. Tra le pagine più aspre del confronto una visita fiscale ordinata dai magistrati per verificare le condizioni di salute del leader del Pdl ricoverato in ospedale per un'infiammazione agli occhi e il ricorso in Cassazione per trasferire il processo da Milano a Brescia. Dopo la condanna di ieri, le speranze di Berlusconi sono, oltre che nella Cassazione, nella decisione della Corte Costituzionale sul conflitto sollevato da Palazzo Chigi contro i giudici di primo grado che gli negarono nel 2010 un legittimo impedimento. Una decisione favorevole a Berlusconi potrebbe costringere i giudici a rifare completamente o in parte il processo d'appello con la possibilità che la prescrizione stravolga la sentenza di condanna pronunciata ieri. Si chiude così il secondo capitolo del caso Mediaset approdato, nelle aule del tribunale di Milano, il 26 novembre 2006. E lunedì si torna in aula per il processo Ruby: il pm Ilda Boccassini è pronta a chiedere la condanna dell'ex premier accusato di concussione e prostituzione minorile. Il processo, secondo alcune previsione, potrebbe concludersi già a maggio. La sentenza arriva dopo quasi 10 anni di indagini. Un'udienza preliminare convocata e continuamente aggiornata di mese in mese fino ai rinvii a giudizio nel 2006. Per il primo grado quasi 6 anni di processo a singhiozzo tra richieste di ricusazione avanzate dai legali e l'istanza di astensione presentata dal giudice. E ancora slittamenti dovuti al Lodo Alfano e al conseguente ricorso alla Consulta, richiesta di trasferimento del procedimento a Brescia, legittimi impedimenti di Berlusconi, cambi di capi d'imputazione. Un vero e proprio percorso a ostacoli che ha portato ieri alla sentenza di secondo grado.
La Corte d’Appello conferma la condanna a Berlusconi, 4 anni
Cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Accusa: frode fiscale per i diritti tv
